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Al capezzale di Cosa nostra

Boss vecchi e bruciati, picciotti senza piccioli. La mafia boccheggia, la tiene in vita l’antimafia dei puri e duri

7 Aprile 2019 alle 06:11

Al capezzale di Cosa nostra

L’arresto, nel dicembre dello scorso anno, di Settimo Mineo, l’uomo che secondo una prima ipotesi d’accusa stava per ricostruire la cupola di Cosa nostra (foto LaPresse)

Ma che fine ha fatto la mafia di questa Palermo “regia e conventuale”, accerchiata sui monti non da un bivacco garibaldino, come nei giorni del Gattopardo, ma dall’“iracondo fuoco” di polizia e carabinieri, di magistrati e Guardia di finanza? Se, per un miracolo letterario, fosse possibile paragonare la decadenza di Cosa nostra all’agonia di un corpaccione malavitoso, si potrebbe dire con il Principe di Lampedusa che la mafia di questo inizio secolo comincia a somigliare sempre di più a “una...

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Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora” di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulle guerre di mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo undici anni vissuti intensamente a Milano, – è stato caporedattore del “Giorno” e di “Studio Aperto” – è approdato al “Foglio” di Giuliano Ferrara. E lì è rimasto per curare l’inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha scritto anche un romanzo, “Nostra signora della Necessità”, pubblicato nel 2006, dove il racconto di Palermo e del suo respiro marcio diventa la rappresentazione teatrale di vite scellerate e morti ammazzati, di intrighi e tradimenti, di tragedie e sceneggiate. Un palcoscenico di evanescenze, sul quale si muovono indifferentemente boss di Cosa nostra e picciotti di malavita, nobili decaduti e borghesi lucidati a festa, cronisti di grandi fervori e teatranti di grandi illusioni. Tutti alle prese con i misteri e i piaceri di una città lussuriosa, senza certezze e senza misericordia.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    07 Aprile 2019 - 21:09

    Succede la stessa cosa per il fascismo che e` fortunatamente morto da decenni ma che viene tenuto in vita dai fascisti dell`antifasacismo di professione e che viene rispolverato prima di ogni elezione. Se non sbaglio fu Flaiano che disse: Di fascismi ce ne sono due:Uno e` quello dei fascisti,l`altro e` quello degli antifascisti. Tra coloro che parlano di fascismo eterno e` in prima fila Umberto Eco.

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