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“Un piano Marshall sui ponti, Autostrade collabori”. Parla Dell’Orco

L'iter di revoca delle concessioni non si concluderà per forza con l'annullamento del contratto per Atlantia. Sulla Gronda: “Se si riterrà necessario farla, la si farà”, dice il sottosegretario ai Trasporti 

21 Agosto 2018 alle 10:28

“Un piano Marshall sui ponti, Autostrade collabori”. Parla Dell’Orco

Michele Dell’Orco, sottosegretario ai Trasporti. Foto Imagoeconomica

Roma. La linea è tracciata, indietro non si torna. Almeno, questo richiede la tattica: ché se di bluff si tratta, bisogna comunque mantenere la faccia dura, lo sguardo inflessibile. “Il ministro Toninelli lo ha ribadito: di fronte a un disastro simile, non si può fare finta di niente”. Michele Dell’Orco, sottosegretario ai Trasporti, grillino e modenese, si mostra risoluto. Eppure nelle sue parole, nella lunghezza eccessiva della perifrasi che adopera, in quella sfumatura d’eventualità, s’intravede quasi un cenno di apertura, di ammorbidimento: “Abbiamo avviato – dice – la procedura che potrà portare alla revoca delle concessioni”. Potrà, appunto. Poi aggiunge: “Autostrade avrà 15 giorni per inviarci una relazione su quanto accaduto. Se ci sono state delle gravi inadempienze da parte di Autostrade, noi agiremo di conseguenza”.

   

Intanto, quel che è certo è che il ministero ha avviato una grande ricognizione delle infrastrutture italiane. “Abbiamo chiesto a tutti i gestori di farci avere, entro il primo settembre, una diagnosi su ponti e strade. L’intenzione è quella di avviare, poi, un grande piano di messa in sicurezza”. E’ già pronto anche il nome: “Sarà una sorta di piano Marshall per le infrastrutture”. E i soldi chi ce li metterà? “Lo stato non può tirarsi indietro: investiremo in lavori di manutenzione ordinari e straordinari. Ma chiederemo un contributo sostanzioso anche ai gestori, ovviamente”. E forse potrebbe stare qui, un possibile punto di caduta nella disputa con Autostrade, viene da pensare. “Ribadiamo un punto: i Benetton dovranno finanziare la ricostruzione del Ponte Morandi e i lavori di emergenza a Genova non a titolo di favore, o aspettandosi qualcosa in cambio: si tratta di un loro preciso dovere. Dopodiché è chiaro che se accetteranno, loro e gli altri gestori, di partecipare a questo nostro Piano Marshall, sarà evidentemente un segnale importante, una presa di responsabilità apprezzabile ancorché doverosa”.

  

Ma insomma, questa revoca? “Per ora va avanti”, dice Dell’Orco. Il poi, al momento, non è dato saperlo, o quantomeno anticiparlo. “Quello che vi anticipo, invece, è che questa ricognizione, che dovrà essere fatta in tempi rapidissimi, prevederà poi delle bollinature, un po’ come al pronto soccorso: si andrà dal codice rosso, per indicare gli interventi più urgenti, fino al verde, per quelli meno impellenti. E si darà la priorità alle strutture realizzate prima degli anni Settanta”. E insomma, precisa Dell’Orco quasi a prevenire la domanda doverosa, “prima si penserà a ristrutturare l’esistente, poi a realizzare nuove opere”. E tuttavia, come nel caso della Gronda, non sempre le due politiche sembrano poter viaggiare su binari diversi. Anzi, assai spesso la migliore forma di manutenzione, sia in termini di costi sia in termini di efficienza, pare proprio la costruzione di opere nuove, alternative alle vecchie. “Questo è vero, certo. Ma infatti non c’è una contrarietà a priori, da parte nostra”. Sulla Gronda, spesso, è sembrato il contrario. “Se si riterrà necessario farla, la si farà. Partiamo dalle analisi: se i benefici risulteranno maggiori dei costi, a Genova come in altre parti d’Italia, le nuove opere verranno realizzate, su questo non c’è dubbio”.

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