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Il Quirinale alla frontiera

I doveri che Mattarella non può eludere per contenere gli sfascisti

25 Maggio 2018 alle 06:15

Il Quirinale alla frontiera

Foto LaPresse

Spesso le cronache del Quirinale sono come i libri da treno: durano un viaggio. Così gli “appunti a matita rossa e blu” apposti da Sergio Mattarella al discorsetto del professor Giuseppe Conte hanno già esaurito l’effetto. Da qui in avanti Sergio Mattarella ha il dovere di esercitare tutti i compiti che la Costituzione gli assegna; a maggior ragione per scongiurare un destino simil Grecia 2015. La scadenza immediata è la lista dei ministri. Forse Mattarella non poteva più eludere l’incarico a Conte, a meno di non scatenare altre elezioni con l’alibi della “democrazia tradita”: deve però – art. 92 della Costituzione – “nominare i ministri su proposta del presidente del Consiglio”. Non è una ratifica, Mattarella lo ha ricordato citando Luigi Einaudi ma i casi sono innumerevoli: se un ministro non convince non c’è nomina.

 

Ora il problema maggiore è Paolo Savona, che Matteo Salvini vuole all’Economia non perché specchiato economista, ma per le recenti e violente posizioni anti euro (vedi Cingolani nell’inserto III). In una nota il Quirinale dice che “il tema non è di presunti veti ma, al contrario, l’inammissibilità di diktat nei confronti del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni costituzionali”. Bene, sia conseguente. Poi, a governo in carica, ecco altri doveri: respingere a norma dell’art. 81 ogni legge priva di copertura. E ogni legge che violi gli articoli 81, 97, 117 e 119 che hanno introdotto il principio del pareggio di bilancio secondo la (libera) adesione ai trattati europei. Il 97 in particolare: “Le pubbliche amministrazioni in coerenza con l’ordinamento della Ue assicurano la sostenibilità del debito pubblico”. Se qualcuno rispolverasse la consultazione sull’euro come tre anni fa in Grecia, l’articolo 75 vieta “referendum abrogativi su leggi di autorizzazione di trattati internazionali”. Infine l’articolo 47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

 

Viene sempre evocato per le nomine della Banca d’Italia: ora che è agli atti la tentazione di chiedere la cancellazione di 250 miliardi di Btp acquistati da Bankitalia per conto della Bce, la questione va molto oltre: riguarda i nostri soldi. Tutto questo non è mero esercizio formale. A Mattarella guardano le istituzioni europee e i mercati; i quali non congiurano, se qualcuno non li invita a farlo. Teneo Intelligence, un advisor mondiale che orienta le decisioni dei money maker in base alle scelte politiche in paesi critici, in un dossier intitolato “Italy: from fantasiland to reality”, dice: “Mattarella potrebbe rifiutare di controfirmare una legislazione incostituzionale o contraria ai trattati internazionali”. Il centro di analisi European Economics si domanda se “il nuovo governo italiano provocherà un’altra crisi economica”. Le risposte? Le aspettiamo tutte dal Quirinale.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    25 Maggio 2018 - 09:09

    Non sono un costituzionalista, ma penso che Mattarella stia cercando di rimediare alla rinuncia alle sue prerogative nella nomina del Presidente del Consiglio con una toppa peggiore del buco, cioè andando oltre i poteri che gli attribuisce la Costituzione. Se Conte presentasse il nome del prof. Savona, Mattarella potrebbe chiedergli di trovarne un altro solo se avesse ragioni non politiche per farlo: incapacità, inesperienza, scarsa competenza nel campo. Non dovrebbe invece porre un veto sulla nomina perché "non gli piacciono" le sue idee politiche o non gli piace quel che, presumibilmente, farebbe come ministro. I ministri giurano fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione e possono essere sfiduciati, anche singolarmente dal Parlamento in ogni momento. Una sfiducia preventiva da parte del Presidente non ha senso. E ciò per una ragione semplice: il Presidente della Repubblica non decade al termine di una legislatura, resta quindi eletto con una maggioranza diversa da quella attuale.

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    • Skybolt

      25 Maggio 2018 - 11:11

      Dimenticavo, quando Segni accennò a provare a fare una cosa del genere con Moro al tempo del centrosinistra organico, venne tacciato di golpismo. E non è che Saragat avesse torto... a ben guardare.

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    • Skybolt

      25 Maggio 2018 - 11:11

      Finalmente una voce di saggezza in questa cacofonia di gente che le regole costituzionali le usa solo quando servono. E tra l'altro si dimentica pure cosa è successo nel 2011 (contro cui si tuonò e si barrì, per un po'), e ancora nel 2014.

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