cerca

Così nacque la Terza Repubblica, fra le risate del mondo intero

Del suo diritto-dovere il Colle non ha saputo che farsene e nella repubblica populista c’è un guaio: non ci sono garanzie

24 Maggio 2018 alle 06:17

Così nacque la Terza Repubblica, fra le risate del mondo intero

Foto LaPresse

Il sacrificio della Patria è consumato, che sarebbe un verso immortale del Foscolo secondo Gadda. Subita una strigliata squadrista dell’intera famiglia Di Battista, l’ex presidente della Repubblica ha messo il suo timbro notarile sulla più extracostituzionale delle procedure per un ricambio di governo all’indomani delle elezioni. Chissenefrega del curriculum farlocco, fatto è che non puoi prendere la Costituzione per la coda, per quanto sia la più bella del mondo e la più irriformabile. Tanto irriformabile che l’hanno cancellata. Non già con il varo, buono per i gonzi, di una Terza Repubblica, ma con il trionfo di un vecchio rito partitocratico, senza salvare le forme, che della legge fondamentale dello stato sono il succo.

  

I Padri della Patria, il cui sacrificio fu consumato ieri, avevano deciso per un presidente eletto dal Parlamento con una specie di rito massonico, senza candidature e senza programmi contrapposti, estratto da un bossolo incappucciato, al riparo da ogni tentazione populista, per così dire. Poi, insignitolo dei titoli necessari concernenti Forze armate e magistratura, e definitolo come custode del giuramento costituzionale, lo avevano corazzato di mille limiti operativi, e di due soli veri poteri: il diritto di esternazione, di cui l’ex presidente della Repubblica non sa che farsene, e sopra tutto il diritto-dovere di decidere il nome del capo del governo o presidente del Consiglio dei ministri, per concertare con lui, e con una maggioranza possibile che si forma nella dialettica dei partiti, i nomi dei ministri e dei sottosegretari, prima del voto di fiducia delle Camere. Del suo diritto-dovere l’ex presidente non ha saputo che farsene, e così la sua funzione è morta.

  

C’era una ratio in tutto ciò, non so se la più bella del mondo, ma una ratio. Nominando il presidente del Consiglio con il criterio politico del consenso parlamentare e altri criteri curricolari, che poi nella prassi si esprime in consultazioni che nessuno obbliga i presidenti a tenere, il capo dello stato, quello che fu e non è, si garantiva un decisivo potere di iniziativa e di indirizzo, ed era qualcosa di più di un maestro di cerimonia notarile delle istituzioni, un vero garante. Molti presidenti nella storia hanno esagerato, chi in bene chi in male, nessuno aveva esagerato in nullismo, in afasia politica, in rinuncia a un qualunque esercizio di una prerogativa scritta e definita negli articoli costituzionali che regolano il suo potere. Da noi stavolta è andata come è andata, e nessuno che non sia un formidabile bugiardo lo può negare. Accertata passivamente l’inesistenza di una maggioranza precostituita, Mattarella, ex presidente, ha minacciato un governo tecnico di transizione a un nuovo voto, preso dalla disperazione, dopo molta perdita di tempo. I capi di due partiti che fanno maggioranza alla Camera e al Senato hanno a quel punto preso la palla al balzo e si sono accordati su un contratto privato spacciato per programma, nel corso di una lunga e brodosa deroga ai tempi concessa dal Quirinale non interventista, arrogandosi il potere di definire loro il capo del governo ex post e i ministri, facendone comunicazione irrispettosa a un ex capo dello stato. Poi giù botte degli squadristi dibattisti, infine convocazione al Quirinale del prescelto. Nemmeno un teatrino di recupero costituzionale formale si è concesso il nostro ex. Poteva obiettare, prima spiegando ai grillozzi che gli recapitavano il famoso “governo eletto dal popolo” che se lo potevano mettere su per il culo, specie prima delle elezioni (potere di esternazione); poi, a tempo della partita costituzionale scaduto, dicendo a loro e al Dux nazionalista padano che, se davvero volevano tempo per accordarsi e varare un qualunque governo parlamentare di maggioranza spacciandolo per una svolta di sistema, allora dovevano riunirsi con un capotavola deciso da lui in accordo con loro, preventivamente (potere di nomina). Niente. Niente di niente. Così nacque la Terza Repubblica, fra le risate del mondo intero e la febbricitante attesa di altre cattive notizie che aleggia intorno allo studio stordito del notaio e alle nostre case e casse.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Maggio 2018 - 13:01

    Erompe il grido trionfante dei 5S: “Il Popolo è con noi!.” Come dire: “L’operazione circonvenzione degli incapaci ha avuto pieno successo, dai colli, ai piani, dai monti ai mari. Le voci critiche ci insaporiscono il boccone."

    Report

    Rispondi

  • dongivu

    24 Maggio 2018 - 11:11

    Siamo agli esiti finali di quella non cultura politica marxista che idealizzando la giustizia la libertà l'eguaglianza la fraternità ha ammazzato milioni di persone, annichilito miliardi di coscienze e nutre ora milioni di presuntuose anime belle cresciute nei privilegi. Dolorosissimo il risveglio

    Report

    Rispondi

    • iksamagreb@gmail.com

      iksamagreb

      05 Luglio 2018 - 23:11

      Da mettere in cornice. Per i posteri. (..se scamperanno all'aborto di Stato, qualche Mosè replay…)

      Report

      Rispondi

  • Chichibio

    24 Maggio 2018 - 10:10

    Nelle famiglie di potere uno dei figli, di solito il maggiore, era destinato a proseguire nel comando e nella politica. Il secondogenito era cardinale. Ma si spretava se il fratello veniva a mancare e lo sostituiva nella cosa pubblica, anche se non aveva la stoffa né la voglia per governare.

    Report

    Rispondi

  • ceva.paola

    24 Maggio 2018 - 09:09

    Caro Ferrara, sono cresciuta sentendo dire in casa da nonni e genitori che Vittorio Emanuele III avrebbe potuto fermare Mussolini, invece, re passivo, gli diede l'incarico. Poi dici che la Storia non si ripete... In più con molte risate, amare, però!

    Report

    Rispondi

    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      24 Maggio 2018 - 13:01

      Anche i miei nonni. E il Fascismo è un Made in Italy da esportazione. Se poi pensiamo che l'opposizione a questo sfacelo della democrazia dobbiamo aspettarcelo da un partito che in Europa ha piazzato la Mogherini a difendere le potenti Mafie mediorientali contro gli Stati Uniti e Israele, ci rendiamo conto della reale dimensione, catastrofica, del peggior periodo storico dell'intera storia d'Italia dall'Unificazione, quindi dell'Europa, e della sua di unificazione. Fare le valige.

      Report

      Rispondi

    • Skybolt

      24 Maggio 2018 - 11:11

      Gentilissima Paola, la favola che VE III sia stato passivo è appunto una favola messa in giro dai liberali alla Croce (quelli dell'heri dicebamus...). VEIII è stato il sovrano Savoia più attivo di tutti, naturalmente senza mai prendersi la responsabilità diretta (un uomo uno stile). Oltre all'ottobre 1922 si è visto con la guerra di Libia, la prima mondiale (vogliamo parlare del golpetto per dichiarare guerra?) e soprattutto il 25 luglio. Senza il re Mussolini sarebbe rimasto lì. E il seguito ci avrebbe forse risparmiato due anni di guerra civile.

      Report

      Rispondi

Mostra più commenti

Servizi