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Il partito delle imprese antidoto al governo che minaccia l’Italia

Il curriculum che preoccupa non è quello di Conte ma di chi sogna il modello Maduro-Varoufakis. Come si reagisce

24 Maggio 2018 alle 06:16

Il partito delle imprese antidoto al governo che minaccia l’Italia

Foto LaPresse

L’unico curriculum che dovrebbe spaventare chiunque sia chiamato a ragionare sulla possibile traiettoria del primo governo populista d’Italia non è quello che ieri pomeriggio è stato consegnato al Quirinale dal premier incaricato Giuseppe Conte – che siamo certi saprà dimostrare di essere l’erede naturale di Carlo Azeglio Ciampi, come suggerito martedì sera da Marco Travaglio con autorevole sobrietà istituzionale – ma è quello ben più pericoloso che il prossimo esecutivo porta minacciosamente con sé.

 

Il governo Salvini e Di Maio non è ancora partito ma si è già ampiamente presentato (spread in salita, ieri quasi a quota 200, Borse in discesa, capitali in allerta) e a oggi ci sono già molte ragioni per dire che le idee emerse nel corso delle trattative di governo tra Lega e 5 stelle promettono non di risolvere ma di peggiorare i principali problemi dell’Italia.

 

La ragione per cui attorno all’Italia ha cominciato a maturare improvvisamente un sentimento di sfiducia, specie da parte di chi ogni giorno deve decidere se considerare il nostro paese un’opportunità o un rischio, non è legata al discusso curriculum del professor Conte ma è legata ad alcune ragioni precise che possono far diventare il governo Di Maio-Salvini non soltanto una farsa ma persino una tragedia per l’economia del nostro paese. L’Italia ha un debito pubblico mostruoso che pesa sulle nostre teste come Sapelli su una sedia Rai, ma di fronte a un governo che promette di spendere molti soldi infischiandosene dei conti pubblici sarà sempre difficile trovare qualcuno disposto a scommettere con convinzione su un paese che non vuole rispettare gli impegni presi con i creditori. L’Italia ha un sistema giudiziario governato da una dittatura della gogna che allontana investimenti dal nostro paese, ma di fronte a un governo che promette di modellare il paese applicando alla lettera più la dottrina giustizialista dei Davigo e dei Di Matteo che la dottrina garantista dei Falcone e dei Borsellino si capisce che sarà sempre più difficile trovare qualcuno disposto a scommettere con convinzione su uno stato che la cultura del sospetto, piuttosto che combatterla, la porta direttamente al governo. L’Italia, infine, ha un sistema produttivo che chiede ogni giorno a chi governa di ricordare che i problemi delle imprese si risolvono trasformando l’Europa in un’opportunità di crescita e non in un alibi di immobilismo e oggi invece è a un centimetro dall’avere un governo convinto che i problemi dell’Italia si risolvano prima di tutto sfidando l’Europa – e che a Macron preferisce Maduro, a Draghi preferisce Varoufakis, a Merkel preferisce Le Pen, all’America preferisce la Russia, all’euro preferisce i patacones e ai mercati naturalmente preferisce i bar.

 

Le coordinate di questo governo sono chiare e valgono più di un curriculum. Ma ciò che un minuto dopo la nascita del governo Di Maio-Salvini andrà messo a fuoco con intelligenza è chi sarà a guidare l’opposizione a un governo che più che a un Ciampi bis sembra ispirarsi a un Chávez quinquies. Al momento, le condizioni disperate di Forza Italia e Partito democratico non offrono ragioni per essere ottimisti rispetto alla nascita di un’opposizione da sogno capace di costruire un’alternativa a un governo da incubo. Ma per capire su quali punti del terreno di gioco andranno fissati i paletti per organizzare una robusta opzione al governo sovranista è necessario rimettere in fila alcuni ragionamenti offerti ieri a Roma da due volti che con sfumature diverse hanno chiamato a raccolta gli unici soggetti da cui oggi può partire la resistenza allo sfascismo: il mondo delle imprese. Nel corso degli interventi tenuti ieri all’assemblea annuale di Confindustria, il presidente Vincenzo Boccia, prima, e il ministro Carlo Calenda, poi, hanno centrato il punto spiegando perché sarebbe da irresponsabili sottovalutare i rischi di fronte ai quali si trova oggi l’Italia ai tempi del populismo sovranista. “Quello che dobbiamo chiederci e chiedere a chi governerà – ha detto Boccia – è: abbiamo una visione del futuro che continui a scommettere su un’Italia posizionata tra le maggiori economie industriali nel mondo?”. Il senso del ragionamento è chiaro: se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia lavora in realtà contro se stessa. E se il governo Conte – in bocca al lupo – dovesse somigliare più a un governo Chávez che a un governo Ciampi chi sogna per l’Italia un futuro diverso dalla Grecia e dal Venezuela farebbe bene a scolpire in testa le parole offerte ieri da Carlo Calenda: “Il periodo che abbiamo davanti metterà alla prova la nostra tenuta e chiamerà in causa la capacità delle forze della società civile e della rappresentanza di fare muro, contro populismi distruttivi diffusi nel paese”. Non c’è bisogno di curriculum sospetti per capire che contro un governo che minaccia di truffare l’Italia, e forse l’Europa, è necessario portare l’urlo europeista degli imprenditori in luoghi distanti dalle rassicuranti assemblee di categoria. Per resistere al governo dello sfascio, ed evitare di far diventare l’Italia la barzelletta d’Europa, mai come oggi serve un aiuto preciso: quello di chi sa come si costruisce un’impresa.

 

Ieri a Roma, nel suo piccolo, un piccolo sussulto dell’establishment c’è stato. Speriamo solo che non sia l’ultimo.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Maggio 2018 - 14:02

    Attenzione: è già in elaborazione il canovaccio, lo scarica barile: “Ci hanno impedito, tutti i nemici del nostro popolo, l’Europa, i mercati, il capitalismo, la globalizzazione, le Caste nazionali e internazionali, di attuare il vostro bene. Ci hanno impedito di attuare il “Contratto”, che vi avrebbe liberato dalla schiavitù dei poteri forti, che vi avrebbe reso protagonisti e padroni della vostra vita. Avete visto?, è evidente, anche la Confindustria è stata contro il “governo del cambiamento” Musica divina per gli orewcchi dei grillozzi e complici.

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  • carlo.trinchi

    24 Maggio 2018 - 14:02

    A parte Calenda che può dire e non dire tanto non cambia una mazza il punto lo ha detto lei direttore e cioè la morte dell’opposizione che se non fosse morta non saremmo a questo punto, cioè non ci avrebbe portatato a questo punto. Aggrapparsi agli industriali è come aggrapparsi alla balena di pinocchio. La politica la fanno i partiti ed è a quesri che bisogna guardare e se sono morti rifondarli. Dia una sferzata direttore, dia tanti calci nel culo finché non si torna alla logica, alla ragione e alla realtà del mercato, della finanza e del lavoro. Un partito deve snellire ed essere davanti ai peoblemi e non esserne vittima farisaica. A questo sono chiamati quel che resta del passato, invece cosa vediamo? Un ottuagenario che rantola e non passa la mano ed un Renzi ancora invischiato nelle beghe di partito che rimanda la resa finale. Opposizione: Cos’altro deve accadere per destare le coscienze vostre?

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  • Giovanni Attinà

    24 Maggio 2018 - 13:01

    Caro Cerasa, nel panorama italico dei giornali di opinione, "Il Foglio" è uno dei pochi che ha preso una posizione contraria all'avvento del governo giallo-verde. Infatti da oramai 80 giorni la maggior parte del mondo dell'informazione, tv in testa, si trovava in affanno perché in Italia non arrivava la costituzione di un governo. Un po' di coerenza non guasterebbe, visto che solo in Italia si è registrato l'invito a costituire il governo tra i vincitori o presunti tali, il Pd in primis, poi sullo sfondo Forza Italia che per il vero sperava nell'incarico alla coalizione di centrodestra, unitamente al partito della Meloni.

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    • p.ascari

      24 Maggio 2018 - 15:03

      eh? ma che giornali legge?

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      • Giovanni Attinà

        24 Maggio 2018 - 15:03

        Ma veramente sia su"Il Corriere", su "La Stampa" e anche su" Repubblica" sui ritardi per la costituzione di un governo non sono mancati ogni giorno articoli in questa direzione. Magari qualche editorialista, vedi Ernesto Galli della Loggia chiedeva nuove elezioni, ma era una voce inascoltata. Tanto per essere chiari : non mi pare che in Germania, purtroppo debbo essere ripetitivo nei miei commenti, si sia scritto o detto che i vincitori dovevano governare, idem in Olanda, idem in Spagna. Solo in Italia si è parlato e scritto che debbono governare i vincitori,. anche se su posizioni contrapposte per idee e programmi, poi magari uniti per le poltrone. La stessa Confindustria, intervista del presidente Boccia, aveva dato il via libera ad un governo di tale tipo. Parlare di nuove elezioni, naturalmente cambiando la legge elettorale, è quasi proibito in Italia perché vengono giudicate un trauma. Proprio per questo in Italia la legge elettorale è ad uso e consumo della maggioranza di turno.

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        • p.ascari

          24 Maggio 2018 - 16:04

          leggendola, pare che la disturbi il fatto che "Solo in Italia si è parlato e scritto che debbono governare i vincitori". Perché scusi, chi deve governare? Sottolineo che a me Di Maio e Salvini fanno orrore, ma non è questo il punto. Si è fatto un proporzionale (FI+PD) ? Nel proporzionale le maggioranze si trovano in parlamento, e voilà fatta la maggioranza. Scusi, la DC non ha governato per 40 anni con il 35%? Era il partito di maggioranza relativa, proprio come i 5S ora. Ma nessuno, nemmeno i suoi avversari più agguerriti, hanno mai parlato di un vulnus della democrazia. Perchè bisogna rivotare, dal momento che in parlamento si trova una maggioranza? Perchè a lei non piace il risultato? Nemmeno a me. Ma che vuol dire?

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        • Giovanni Attinà

          24 Maggio 2018 - 23:11

          Sì, è vero, la DC governava con il 35 per cento e anche con il 48 , ma non mi pare che ci siano stati governi Dc-Pci. L'anomalia italiana è che assistiamo ad un'alleanza innaturale per idee e programmi. Non mi pare che in Germania sia stata perorata l'alleanza tra Cdu e Csu e il partito di estrema destra, vincitore delle elezioni. Idem in Spagna con il partito popolare governa con un governo di minoranza. Del resto , nel mio piccolo, ho sempre sostenuto l'andazzo italico di fare tutto all'italiana, ovvero confusione perenne.

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    24 Maggio 2018 - 12:12

    “E’ una questione di soldi, Non ho più una lira e sono piena di debiti fino agli occhi. Alla tua età sei piena di debiti? Cosa farai quando sei grande? Ne farò altri”, rispose con bella calma la pasionaria”. Per chi non avesse dimestichezza con il genio di Guareschi, la “pasionaria” di questa adorabile conversazione risponde al nome di Carlotta, la figlia ottènne del grande Giovannino (da : Il Corrierino delle Famiglie). Guareschi muore nel 1968: l’anno dell’insediamento al potere del desiderio. Quando erano tutti lì nelle piazze e nelle università a fare la Rivoluzione quegli stessi che - corrente l’anno del Signore 2018 - gravi, attempati e austeri, stanno a bacchettare le irresponsabili “Carlotte” d’oggidì. Colpevoli solo di averli presi sul serio.

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