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Per salvare l'Italia dallo sfascio il contratto che serve ora è quello tra le opposizioni

Claudio Cerasa

Il governo è saltato e ora come non mai è importante ricordare che non si combattono Salvini e Di Maio con la stessa retorica dei populisti. L’alternativa vera si costruisce con una rivoluzione copernicana in stile Macron e con un progetto unitario per lanciare il partito della ragione

E ora che fare? Un minuto dopo aver capito il destino del Mega Presidente Galattico Arcangelo Clamoroso Duca Conte Cavaliere Dott. Ing. Gran Curriculum Di Gran Croc. Visconte Prof. Giuseppe Conte – e un minuto dopo aver capito quanto in pericolo sia la nostra economia dal clima di sfiducia che rischia di innescarsi nel nostro paese grazie alle geniali trovate istituzionali di Luigi Di Maio e Matteo Salvini – il grande tema che andrà messo a fuoco nei prossimi mesi per capire il futuro del paese, ora che finalmente il presidente della Repubblica ha battuto un colpo contro la repubblica dei populisti non accettando di far partire un governo intenzionato a rimettere in discussione la permanenza dell’Italia nell’Euro, non riguarda soltanto il destino del contratto firmato con prassi extra costituzionale dai leader di Lega e Movimento 5 stelle prima ancora che dalle consultazioni emergesse un premier. Riguarda qualcosa di altrettanto importante. Riguarda un altro contratto, vedremo quanto metaforico, che nei prossimi mesi dovranno necessariamente firmare, o quantomeno sottoscrivere, tutti coloro che intendono mettere insieme un’opposizione non cialtrona ai teorici del governo sfascista. Perché è inutile prenderci in giro, no? La convergenza programmatica mostrata in questi giorni da Salvini e Di Maio ha avvicinato in modo significativo forze politiche molto simili tra loro, Lega e Movimento 5 stelle, che anche in campagna elettorale avevano mostrato di essere dalla stessa parte della storia su molti punti del pre-contratto di governo, e che dimostreranno lo stesso anche nella prossima campagna elettorale.

  

Sulla globalizzazione. Sul sovranismo. Sul protezionismo. Sui vaccini. Sull’Europa. Sull’Euro. Sulla Russia. Sulla politica estera. Sulle pensioni. Sul mercato del lavoro. Sull’immigrazione. Sui trattati. Sul deficit. Sul disprezzo dei mercati. In pochi se ne erano accorti ma la ragione per cui il contratto di governo è stato scritto tutto sommato senza perdere troppo tempo non è legata al fatto che Di Maio e Salvini sono stati veloci nello scrivere il loro programma, ma è legato al fatto che già da anni era chiaro che le traiettorie della Lega e del M5s erano destinate a incrociarsi. Nella scorsa legislatura, Lega e Movimento 5 stelle hanno sottoscritto di fatto un patto per un futuro governo mettendo in campo idee simmetriche sul paese e per quanto quelle idee possano fare orrore, a noi lo fanno, Salvini e Di Maio hanno creato prima ancora del 4 marzo le condizioni per ritrovarsi insieme. E poco importa se Salvini alle elezioni si è presentato con Berlusconi.

 

Vogliamo dimenticare cosa diceva sull’Euro la Lega e cosa Forza Italia? Vogliamo ricordare cosa diceva la Lega e cosa Forza Italia sulla riforma delle pensioni? Vogliamo ricordare cosa dicevano sul jobs act, sull’Europa, sulle missioni internazionali, sulla Brexit?

 

Salvini e Di Maio hanno costruito nel tempo la loro sciagurata convergenza elettorale, e di governo, e il tema che oggi non si può non affrontare riguarda la natura che dovrebbe, e potrebbe, avere l’opposizione di fronte a un patto, presente e futuro, che per varie ragioni può mettere a rischio l’Italia. E senza volerci girare troppo attorno è evidente che oggi le strade sono due.

 

La prima strada è quella di fare una pigra ma facile opposizione grillina al progetto di governo grillino-leghista mettendo a nudo le contraddizioni dei populisti, segnalando l’incoerenza con il loro spirito originario, moraleggiando sulle loro possibili disavventure e provando a far passare il messaggio pericoloso che se gli elettori in futuro vorranno votare ancora per delle forze anti establishment, quelle forze oggi sono quelle che si trovano all’opposizione.

 

La seconda strada è invece più ambiziosa, anche se più difficile, ed è quella di chi prova a costruire un’opposizione, o un’alternativa, cercando di mettere in campo una rivoluzione copernicana sullo stile di Macron. L’obiezione la conosciamo. Di Macron in giro non se ne vedono, al massimo ci sono dei Micron, di leader in grado di mettere insieme il fronte alternativo a quello populista non sembra esserci traccia, e immaginare una rivoluzione alla Macron di fronte a un partito annientato come Forza Italia e un altro disidratato come il Pd è una missione quasi impossibile.

 

Eppure, come proviamo a ripetere dal 5 marzo, dal giorno dopo la vittoria dei Masha e Orso della politica italiana, in realtà mai come oggi esiste uno spazio fertile per far nascere un’alternativa da sballo a un governo da incubo e per evitare che la combinazione di governo tra Salvini e Di Maio sia propedeutica all’affermazione di un nuovo bipolarismo formato da Lega e Movimento 5 stelle. Se Pd e Forza Italia – e tutti i soggetti che probabilmente nasceranno nel perimetro dell’opposizione, compreso forse quello di Renzi – decideranno di combattere Salvini e Di Maio con la stessa retorica dei populisti, avremo accanto a un possibile progetto di governo da clown anche una chiara opposizione da pagliacci. Se chi sceglierà invece di mettersi seriamente, macronianamente, alla testa dell’opposizione al modello di governo offerto in questi giorni dal Visconte Prof. Giuseppe Conte deciderà di investire forte sulla difesa dei grandi temi sui quali passeranno come una ruspa i nuovi azionisti del governo, avrà la possibilità di parlare con facilità a quel 50 per cento di elettori che non si riconoscono nel governo dei barbari. Per farlo però è necessaria una rivoluzione copernicana.

 

E’ necessario smetterla con le sciocchezze anti casta. E’ necessario smetterla con le sciocchezze anti europeiste. E’ necessario smetterla con le sciocchezze assistenzialiste. E’ necessario presidiare con coraggio il perimetro della difesa della democrazia rappresentativa, dello stato di diritto, della lotta contro la burocrazia, della guerra contro l’inefficienza. E’ necessario avere il coraggio di opporsi ancora con più forza ai no tav, ai no vax, ai no tap, ai no Ilva, agli ambientalisti all’amatriciana, ai nazionalisti alla parmigiana, agli statalisti alla carbonara, agli stampatori di moneta parallela, ai nemici dell’Europa, ai nemici della moneta unica. E’ necessario fare di tutto per difendere la democrazia rappresentativa. E’ necessario, quando sarà, portare in Parlamento leggi che possano aiutare l’Italia ad avere un’attuazione della Costituzione sulla regolamentazione dei partiti. E’ necessario difendere i valori non negoziabili della nostra economia spiegando con chiarezza cosa rischia l’Italia se Salvini e Di Maio riusciranno in futuro ad attuare il loro contratto di governo (100 punti di spread proiettati in un anno fanno 6/7 miliardi di spese per lo stato: glielo vogliamo spiegare ai baristi di Alessandro Di Battista?). E’ necessario infine dire di no in modo severo a ogni tentativo di alimentare il totalitarismo giudiziario a colpi di leggi costruite sul modello Davigo. E’ necessario fare tutto ciò sia in Parlamento sia nella futura campagna elettorale. Ma prima è necessario smetterla di cazzeggiare con le correnti, con i caminetti, con le piccoli centrali di potere e chiamare a raccolta in tutta Italia, quando ci sarà bisogno, quel pezzo di paese che nei momenti giusti dovrà avere il coraggio di superare i vecchi steccati ideologici e unirsi per il bene del paese.

 

Servirà tutto questo ma servirà soprattutto un altro passaggio. Più difficile ma non meno importante. Servirà – se mai dovesse avere una vita lunga questa legislatura – scendere in campo per portare avanti un’idea cruciale non più rinviabile: provare a regalare al paese un sistema elettorale maggioritario, capace di semplificare finalmente l’Italia e in grado, se mai ce ne fosse bisogno, se mai fosse possibile, di creare le anche le condizioni per dar vita a nuove geometrie politiche. Per salvare l’Italia dal governo dello sfascio, e dal suo contratto pericoloso, serve un contratto anti populista delle opposizioni. Non è facile e non sarà facile ma per misurare la capacità di reazione del nostro paese non si può che partire da qui. Per far sì che tra qualche anno, dopo una stagione di Re Sòle, sia possibile avere anche noi un Re Sole alla Macron.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.