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Il valzer dei ministri. All'Economia resiste Savona, la Giustizia va al M5s

L'economista euroscettico resta confermato nella lista che vedrebbe Bonafede a via Arenula e Salvini al Viminale. Tensione sui Trasporti e sul ruolo di Di Maio

23 Maggio 2018 alle 21:56

Il valzer dei ministri. All'Economia resiste Savona, la Giustizia va al M5s

Giuseppe Conte con il presidente Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Quando Giuseppe Conte ha da poco terminato il suo primo discorso pubblico da “presidente del consiglio incaricato”, nel momento in cui la giornata politica sembra volgere al termine, nel cerchio di parlamentari che circonda Luigi Di Maio qualcuno lancia una battuta quasi rassegnata: “Per noi il lavoro comincia adesso”. E durerà, a quanto pare, parecchio, perché la lista dei ministri, ora che la designazione del premier è cosa fatta, va ancora definita. Una certezza, però, pare esserci, confermata sia da fonti leghiste sia grilline: Paolo Savona rimane il candidato ufficiale per il ministero dell'Economia. Il docente 82enne, già membro del governo Ciampi e convinto sostenitore della necessità di preparare un piano b per l'uscita dall'euro, sarebbe confermato per la guida di Via XX settembre. I grillini in realtà non avrebbero affatto disdegnato un avvicendamento con Giancarlo Giorgetti, così da poter ottenere che si liberasse per un pentastellato un posto da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E invece lo stratega leghista dovrebbe andare a comporre la squadra dei più stretti collaboratori del premier, in coppia con un esponente di peso del M5s, il cui identikit corrisponde con quello del senatore Vito Crimi, che si vedrebbe assegnate le deleghe per i servizi segreti. Ai pentastellati andrebbe anche un'altra casella importante, e cioè quella del Guardasigilli: e tutti gli indizi portano a pensare che sia Alfonso Bonafede a trasferirsi a Via Arenula, mentre Luigi Di Maio diventerebbe, nelle intenzioni dei vertici del M5s, il titolare del superminstero del Lavoro e dello Sviluppo economico. 

 

Ma non è detto che Salvini ceda, su questo. Nel pomeriggio il segretario della Lega si è incontrato con Roberto Maroni in un bar del centro di Roma, e all'ex governatore lombardo ha chiesto indicazioni sui due dicasteri da lui diretti: quello dell'Interno, a cui Salvini non vuole in alcun modo rinunciare, e quello del Lavoro. Un dettaglio che conferma un timore pentastellato: e cioè che alla fine il leader del Carroccio scombini i piani di Di Maio e chieda che sia un leghista a ottenere uno dei due ministeri di via Veneto. E sarà la Lega, a questo punto, a dirigere anche i Trasporti e le infrastrutture, posto inizialmente riservato alla deputata grillina Laura Castelli (per la quale potrebbe a questo punto rimanere valida l'ipotesi della Pubblica amministrazione). Dovrebbe essere Nicola Molteni, invece, ad intestarsi un altro dicastero strategico, per la Lega: quello dell'Agricoltura, col capogruppo al Senato Gianmarco Centinaio che punta sul dicastero del Turismo

 

Al M5s spetterebbero del resto, in questo schema tutt'altro che definito, sia il ministero della Difesa sia quello degli Esteri, mentre permane l'incertezza sul futuro titolare degli Affari europei, con l'ex ministero lettiano e montiano Enzo Moavero Milanesi che è l'unico nome di cui si parla, ma con uno scetticismo crescente. “Ma la lista andrà ritoccata, e potrebbe uscirne anche profondamente modificata”, dicono i grillini bene informati, quasi a voler mettere le mani avanti. Una sola certezza: sarà una nottata di passione. 

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Commenti all'articolo

  • quadroemerito

    24 Maggio 2018 - 12:12

    Giggino, vieni qui .... ti fanno lavorare ....

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