cerca

Come si diventa leghisti

Siamo andati a Pisa, dove cinque anni fa i leghisti neppure esistevano e dove ora in alcuni quartieri sono al 40 per cento. Il degrado, gli immigrati, le paure, le distanze dalla vecchia classe politica e le radici del successo di Salvini. Da dove vengono delusione e rabbia? Viaggio in un’ex roccaforte rossa

Email:

allegranti@ilfoglio.it

17 Settembre 2018 alle 10:55

Come si diventa leghisti

Matteo Salvini a cena sul fiume Arno (foto LaPresse)

Pisa. “Non ho votato e nemmeno rivoto. Non ci ritorno nemmeno se m’ammazzano. Oddio, però Salvini non mi dispiace su alcune cose, a proposito dei migranti”. Riva destra dell’Arno, quartiere Cep, Centro edilizia popolare. Tra il Bar Bimbo, il Caffè Tirreno e il Conad. Prima, nei ruggenti anni, c’era il Mercato Rosso. Simonetta da giovane era iscritta a Lotta Continua. Oggi le piace il ministro dell’Interno. “Sono troppi, a Pisa è pieno, fra un po’ si va via noi e...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Settembre 2018 - 17:05

    Caro Allegranti, sono pisano doc. La sua analisi report è onesta. Ma il nodo nativo, consustanziale della sinistra è che da 150 anni, ha sempre giocato al Lotto e, milioni di brave, oneste persone li hanno seguiti, l'ambo 67 - 94. Finché è rimasta la convinzione che, potesse uscire, l'ambaradan reggeva. Poi + uscito l'89 e tante brave, oneste persone hanno smesso di giocare al lotto, l'ambo dell'impossibile o tentano quello del 32 - 17- Lievemente, amichevolmente eh, sine ira ac studio.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni Attinà

    17 Settembre 2018 - 16:04

    Le vicende delle roccaforti rosse innamorate di Salvini ricordano quello che è avvenuto nelle stesse zone con il passaggio dall'enfasi del fascismo all'antifascismo viscerale. Un po' di coerenza per queste roccaforti non guasterebbe.

    Report

    Rispondi

    • Skybolt

      17 Settembre 2018 - 18:06

      Ha mai parlato con un romagnolo inc..., diciamo molto arrabbiato? O con un toscano, anche mediamente irritato? SI ricorda l'aneddoto, non si sa se vero, ma sicuramente verosimile, raccontato da Giorgio Bocca, tra gli altri? A Predappio dopo la fine della crisi di Matteotti, Mussolini va in visita e tiene un comizio nella fu Casa del Popolo. Dopo un po' di giri di parole, arriva il clou: "Dove sono ora i socialisti rivoluzionari, i pacifisti, gli anti-interventisti, gli internazionalisti, gli spregiatori della Patria???" Voce dal fondo "Sem tuut kè, Benito!"

      Report

      Rispondi

  • stearm

    17 Settembre 2018 - 12:12

    Poi, scusate, se pure avere delle università che attraggono studenti è visto come un problema... L'alternativa a cui si anela è lo spopolamento. Della serie, meno siamo, meglio è. Alla fine sarebbe bello avere una città con 10 abitanti.

    Report

    Rispondi

  • stearm

    17 Settembre 2018 - 11:11

    Secondo me più che psicosi collettiva, c'è un malessere della convivenza. In queste condizioni anche prendere un autobus genera stress. Il contatto fisico con altri esseri umani è fonte di disagio. A prescindere anche dal colore della pelle, ma certo il disagio aumenta quando l'altro ha un altro colore, parla un'altra lingua o anche solo si alimenta diversamente. E poi c'è in tutti questi racconti un tratto comune che rimane non espresso: la nostalgia per un passato idealizzato. Ripeto, non è un problema di percezione, o meglio la causa di una percezione distorta della realtà è lo stress/disagio che porta il dover convivere con altre persone in carne ed ossa. Per qualche motivo, questo disagio è aumentato in maniera esponenziale. L'italiano di oggi anela all'isolamento, ovvero starebbe bene da solo, su un'isola deserta.

    Report

    Rispondi

Servizi