cerca

Cena una volta il Partito democratico

Una sera insieme per farli conoscere o almeno riconoscere? L'appuntamento fissato da Carlo Calenda è saltato. E forse non è un male visto che il menù rischiava di andare di traverso ai commensali: il Pd serve ancora? Spunti

18 Settembre 2018 alle 17:19

Cena una volta il Partito democratico

La cena dei Ferragnez del Pd

di Maurizio Crippa 

 

Dalla Cena delle beffe a Indovina chi viene a cena? fino alla Cena dei cretini, se c’è una cosa sui cui è fin troppo facile ironizzare, come una macchia di sugo sulla cravatta o il caffè versato sui pantaloni, sono gli inviti a cena che promettono delizie, oppure minacciano torte in faccia. E che, in ogni caso, richiederebbero tavole rotonde, molto rotonde, e di circonferenza maggiore di quanto il desco di Carlo Calenda possa, probabilmente, esibire. L’ironia è una salsa grassa che copre tutti i sapori, e il rischio dell’indistinto, in politica, si aggrava di molto. Basta niente e scende in campo uno Zingaretti, ma non quello degli arancini di Sicilia, a sparare una poveracciata, due spaghi in trattoria con “un operaio e uno studente”. Perché, un pensionato con la minima no? Se questo è il menù della sinistra, siamo a posto. Giusto per dire: se c’è da vedersi a cena, per decidere davvero qualcosa, a otto occhi, meglio non farlo sapere prima via Twitter. Rischia di venir fuori una festa di matrimonio come Fedez e Signora, con milioni di imbucati curiosi appiccicati col naso sul web, e nessuno che poi sappia dire se si è mangiato bene. Dalle tavolate gomito gomito col popolo della feste dell’Unità al pubblico ludibrio, il passo è greve. Indigesto. E il menù? In mezzo alla tavola rotonda (speriamo che sia rotonda, eh) ci vorrebbe uno di quegli aggeggi dei ristoranti cinesi, quelli che girano per poter accedere alle leccornie all you can eat. Senza spostarsi dalla propria posizione (siamo ancora alla fase di studio). Eddai, famo che ognuno porta ’na cosetta, così alla buona. Gentiloni una cofana di amatriciana, cucina del territorio, dacché è l’unico dei quattro ad aver assaggiato un po’ di paese reale. Minniti un cous-cous, a dimostrare che ci si può integrare, altro che prima i polentoni. E a rassicurare la sinistra che non tutto è affondato, après lui le déluge, nelle acque della Libia. Renzi, il dessert. Una diplomatica consiglieremmo, quell’arte dolce che tanto gli è mancata, così che ha disunito il disunibile, fino a portarlo dove ora sta: alla frutta. Perché è così, troppo grande il rischio di farsi ridere dietro, se si mette su una cenetta non avendo il coraggio di organizzare un congresso, o di chiudere direttamente il ristorante. E farsi ridere dietro, in politica, è il segno che non funziona. Che funzionano meglio le salamelle di Salvini. Ma una cena di un partito che non c’è, a casa di uno che nel Pd ci entra ed esce come da una porta girevole, e con tutta la “gente” che è lì pronta a fare il conto di quanto hai speso in vol-au-vent, intanto che il popolo tira la cinghia. Ecco, è una serata nata storta. Comunque, se possiamo un consiglio, forse questo: niente slow food, per favore. FATE PRESTO!

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • oliolà

    18 Settembre 2018 - 21:09

    C'era una volta il Pc, c'era una volta la Dc, c'era una volta il Psi, c'erano una volta tutti, direttamente o in ibride trasformazioni. Per tutti, anche per il Pli, divenne imprescindibile non avere nemici a sinistra. Per non avere nemici a sinistra si possono picconare o superare a sinistra. Grande diventa la sinistra, un'agorà sconfinata, che finisce per inglobare tutto e il suo contrario, come Salvini e Di Maio, un gran caos. Una bolla gelatinosa e tremolante ma con una elastica membrana permeabilissima e imperforabile. Solo stellette e baionette possono manometterla. Con buona pace di tutti. Tutti? Quasi.

    Report

    Rispondi

  • niky lismo

    18 Settembre 2018 - 19:07

    Serve ancora? Quello che serve di sicuro, inderogabilmente, indiscutibilmente, è una sinistra politica che sia realmente tale. Serve così come serve una destra. Che propongano approfondite idee di società, lavorino per realizzarle, e che condividano i valori di base della nostra cultura e della nostra identità: quelli della Costituzione, per capirci. Servono anche partiti che in questi diversi ambiti (sinistra/destra, con le POCHE sfumature possibili) operino raccordando la comunità alle istituzioni. Oggi non è così, i partiti maggiori hanno dismesso rispettive storie e culture (PD, Forza Italia), altri non ne hanno alcuna e si barcamenano da un impulso all'altro senza alcun raziocinio, oppure inalberano ideali antistorici e vuoti (dio, patria e famiglia, ma quella con papà e mà per sempre uniti!). E qui si parla di cene... se è così che fingono di salvare l'Italia, c'è da augurargli che gli vada storta.

    Report

    Rispondi

Servizi