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La trattativa non esiste. Firmato Borsellino

Nessun patto tra lo stato e la mafia, disse il magistrato nel 1988: “Il famoso terzo livello non esiste. Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente”

17 Luglio 2019 alle 21:23

La trattativa non esiste. Firmato Borsellino

Paolo Borsellino (foto LaPresse)

In occasione del ventisettesimo anniversario della strage di Via D’Amelio in cui venne ucciso Paolo Borsellino, la commissione parlamentare Antimafia (presieduta dal grillino Nicola Morra) ha deciso di pubblicare gli atti e gli audio delle audizioni che il magistrato rese in commissione dal 1984 al 1991. I principali organi di informazione hanno dato ampio risalto a una di queste audizioni, in cui Borsellino si lamentò della disponibilità della scorta solo al mattino e, quindi, della scarsa protezione fornita alle toghe. Morra, da sempre tra i più convinti sostenitori della tesi della Trattativa stato-mafia, ha colto al balzo la pubblicazione delle parole di Borsellino per denunciare l’“ipocrisia” dello stato, che “non soltanto non era al fianco di questi giudici, ma li trattava a pesci in faccia”.

 

C’è però un’altra audizione resa da Borsellino nel 1988, e ora desecretata, che non ha ottenuto la minima attenzione da parte degli scrupolosi oracoli dell’antimafia. Il motivo è chiaro. In questa deposizione, infatti, Borsellino demolì proprio l’ipotesi dell’esistenza di un patto tra politica e mafia: “Mi sono formato la convinzione, tra l’altro condivisa dal collega Falcone dopo otto anni di indagini sulla criminalità mafiosa, che il famoso terzo livello di cui tanto si parla – cioè questa specie di centrale di natura politica o affaristica che sarebbe al di sopra dell’organizzazione militare della mafia – sostanzialmente non esiste. Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente”. Insomma, è lo stesso Borsellino, in maniera postuma, a sconfessare la tesi di una trattativa tra lo stato e la mafia. Chissà cosa direbbe, oggi, nel sapere che su quel teorema da oltre due decenni si fondano le brillanti carriere di decine di magistrati, politici e giornalisti.

Redazione

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