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I giornali della Trattativa in lutto per l'assoluzione di Mannino

Ermes Antonucci

Dopo aver alimentato per anni il teorema della trattativa tra Stato e Cosa nostra ora gli organi di informazione restano in silenzio di fronte a una sentenza che demolisce l’intero impianto accusatorio dei pm palermitani

Se non è un lutto poco ci manca. Un silenzio imbarazzato (e imbarazzante) ha avvolto, infatti, sui principali quotidiani di oggi la notizia dell’assoluzione anche in appello dell’ex ministro Calogero Mannino nel processo stralcio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

  

Dopo aver alimentato per anni il teorema della trattativa tra pezzi dello Stato e i vertici di Cosa nostra, con prime pagine, inchieste, libri e persino film, ora gli organi di informazione non sanno che pesci prendere di fronte a una sentenza che demolisce nuovamente l’intero impianto accusatorio dei pm palermitani (sia quelli di primo grado, Antonio Ingroia, Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, che quelli di appello, Sergio Barbiera e Giuseppe Fici).

  

Così, nonostante la sentenza di ieri della Corte d’appello di Palermo abbia picconato uno dei capisaldi dell’intero teorema della trattativa, cioè il tassello iniziale in cui la politica (con Mannino) avrebbe dato avvio al dialogo tra i carabinieri del Ros e Cosa nostra, oggi i principali quotidiani hanno dedicato pochissimo spazio alla notizia della sentenza, relegandola nelle pagine interne: pagina 17 sul Corriere della Sera, pagina 15 sul Fatto Quotidiano (con la notizia, peraltro, collocata all’interno di un articolo dedicato a Silvio Berlusconi) e addirittura pagina 21 su Repubblica, con un piccolissimo trafiletto inserito nella pagina dedicata alle notizie brevi dall’Italia (è mancato poco che finisse nella pagina dei necrologi).

  

Non solo. Silenzio anche da parte delle firme che negli anni si sono specializzate nella cronaca dell’epopea della trattativa, inizialmente dando credito persino al “papello” consegnato ai pm da Massimo Ciancimino e poi rivelatosi tarocco: Marco Travaglio, Marco Lillo, Lirio Abbate, Salvo Palazzolo, Attilio Bolzoni, Giovanni Bianconi e tanti altri.

  

Resta il paradosso di un doppio processo, in cui, da una parte, la trattativa è stata smontata e il soggetto politico (Mannino) che avrebbe avviato il dialogo tra lo Stato e Cosa nostra è stato ritenuto estraneo, e, dall’altra parte, gli imputati (gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà e Massimo Ciancimino) sono stati condannati per una trattativa che sarebbe stata avviata dallo stesso Mannino. Una giustizia schizofrenica, quasi quanto l’informazione.

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