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La mossa del cavallo di Sagan conquista la Parigi-Roubaix

Il campione del mondo scatta a 54 chilometri dal traguardo e vince davanti a Dillier (oltre duecento chilometri di fuga). Malore per il giovane belga Michael Goolaerts, ricoverato in rianimazione a Lilla

8 Aprile 2018 alle 18:03

La mossa del cavallo di Sagan conquista la Parigi-Roubaix

Foto tratta da Twitter

Nella scacchiera di asfalto e pavé della Parigi-Roubaix questa volta è sul nero del bitume che l'Inferno del Nord si esalta. Tra statuette di biciclette e polvere che si muovono sulla tavola e puntano allo scacco matto, Peter Sagan si muove poco, attende, poi piazza la mossa del cavallo, il gesto che nessuno si aspettava, che forse non si aspettava neppure lui. E' il chilometro 201, è un tratto di anonimo asfalto tra i settori 13 e 12, tra Orchies e Bersée, è il momento del compattamento tra inseguitori rientrati e avventurieri ripresi, quando il campione del mondo allunga. Un modo per far vedere a tutti che c'è anche lui, che tutto quel giochetto di scatti e controscatti non lo spaventa. Un avviso trasformatosi in addio. Perché dal chilometro 201, a 54 chilometri dal traguardo, lo slovacco si trasforma in avanguardia, rende antico il suo essere moderno, eccezionale la sua Roubaix.

 

 

E sull'asfalto è scattato pure Silvan Dillier, ma centocinquanta chilometri prima di Peter Sagan. E' passato da poco mezzogiorno che lo svizzero lascia il gruppo per cercar fortuna con altri otto uomini. E' il solito tentativo della mattina, quello destinato a spegnersi a un certo punto, una speranza che si trasforma in illusione. Ma Dillier è uno abituato a far di testa sua, a ribaltare le cose. Viene dalla montagna e va forte in pianura, viene da un centro termale, ricco e confortevole, preferisce le pietre e le corse scomode, quelle nelle quali ci si deve inventare qualcosa. E così l'elvetico resiste, si inventa un nuovo ruolo sulle pietre, resiste, dà quello che ha e forse di più, anzi molto di più. Perché non solo si accoda al campione del mondo, non solo non si fa staccare, ma addirittura rende onore al ciclismo: si mette davanti, dà cambi, tira, mena quanto sa e quanto può, entra in testa al velodromo di Roubaix e si fa battere dal più forte

 

Primo Sagan, in maglia di campione del mondo, come in pochi sono riusciti, l'ultimo Bernard Hinault. Era il 1981.

 

Primo Sagan e che spettacolo. Perché oltre cinquanta chilometri avanti a tutti, assieme a uno che di chilometri in testa ne ha messi in saccoccia duecento, sono un gran fare, un gran dire, un gran raccontare. Qualcosa che riporta la mente a anni addietro, alle lunghe scorrazzate per le campagne francesi, a edizioni divenute miti, ad azioni trasformatesi in imprese.

 


Peter Sagan (foto tratta da Twitter)


 

Sagan e Dillier che pedalano assieme e non si fanno raggiungere, che si guardano e che si cercano, che preferiscono la compagnia, benché armata, alla solitudine. Dillier perché altro non può fare; Sagan perché è meglio così, perché sa il suo valore, ma soprattutto sa, dopo tante beffe, che la tattica non è poi una cavolata, e che ogni tanto è raccomandabile non incaponirsi nella ricerca della solitudine, specialmente quando si è capaci di tenersi alle spalle velocisti come Kittel e Cavendish e si ha accanto solo un avversario, che il velocista lo sa fare, ma è a tutta da almeno quaranta chilometri.

 

Sagan e Dillier disegnano nella polvere il loro incedere tenendo a distanza la voglia di ribalta di avversari che per bravura e classe starebbero a meraviglia con loro, ma che hanno occupato male la scacchiera, si sono dimenticati del cavallo, si sono fatti beffare.

 

Niki Terpstra ha provato a replicare la vittoria al Giro delle Fiandre di sette giorni fa, a far saltare la corsa che Sagan era ancora in gruppo. La sua squadra, la Quick Step Floors, ha prima controllato, poi cercato di far saltare il banco, infine rincorso, ma in ritardo. Così come in ritardo l'olandese ha cercato di lasciare Sep Vanmarcke (sesto), Jesper Stuyven (quinto) e Greg Van Avermaet (quarto). Lo ha fatto a pochi chilometri dalla striscia d'arrivo, giusto in tempo per entrare da solo nel velodromo di Roubaix, ma dietro a Dillier e Sagan, in ritardo per la gloria.

 

Non si cruccia però Terpstra perché sa che un podio non è cosa da buttare, perché prima che tutto questo accadesse, che Sagan volasse e Dillier resistesse, Michael Goolaerts è stato colpito da un attacco cardiaco ed è morto in ospedale qualche ora dopo. La corsa entrava nel pavé e lui sul pavé si stendeva. Le immagini mostravano un ragazzo con la schiena a terra. La cronaca dice che il medico è arrivato, che gli ha praticato un massaggio cardiaco, che è stato intubato e portato all'ospedale di Lilla. Il suo team, il Veranda Willems Crelan, ha confermato a Sporza che Goolaerts ha avuto un arresto cardiaco, ma che non si sa nulla delle circostanze.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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