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Il regalo di Evaldas Šiškevičius al ciclismo

Il lituano della Delko Marseille Provence KTM è arrivato a Roubaix dopo il camion scopa, a oltre un'ora da Sagan. Ha trovato il cancello chiuso e si è fatto aprire pur di finire la Parigi-Roubaix

10 Aprile 2018 alle 19:43

Il regalo di Evaldas Šiškevičius al ciclismo

Foto tratta dal profilo Twitter de La Flamme Rouge

C'è un prima e un dopo il voiture-balai: il prima è corsa, il dopo è niente. Il ciclismo lo impone perché è una parentesi sportiva su strade che sportive non sono, quelle di tutti i giorni. Il "camion scopa" raccoglie ciò che la corsa ha respinto, chi si arrende all'impossibilità di tenere certi ritmi, alla distanza, spaziale e temporale, dai primi. Ci sono gregari sfiniti dal lavoro per i capitani e capitani in crisi, ci sono uomini dalla giornata storta e i reduci dalla sfortuna. A ognuno tocca prima o poi guardarsi alle spalle e trovare il "mostro che la corsa cancella". Accadde pure a Jacques Anquetil e a Luis Ocaña. Nel 1997 fu la polizia a obbligare Jean-François Anti a salirci a bordo. Il francese era caduto due volte, era pieno di escoriazioni, ma voleva continuare. A venti chilometri da Perpignano, la Gendarmerie lo bloccò, gli spiegò che, visto che era fuori tempo massimo, non poteva bloccare il traffico di una città e che, se non voleva avere problemi, si doveva ritirare. Accettò a malincuore.

 

Per fortuna domenica di gendarmi intransigenti non ce ne erano alla Parigi-Roubaix, che Roubaix non è Perpignano e che Evaldas Šiškevičius non ha avuto la sfortuna di Jean-François Anti. O meglio al lituano non era andata meglio che al francese, in quanto a sfiga. Da Parigi era partito con l'allergia, con i postumi di una bronchite e con le gambe di chi sapeva che avrebbe vissuto una giornata non facile.

 

https://www.ilfoglio.it/girodiruota/2018/04/08/news/ciclismo-parigi-roubaix-vince-peter-sagan-mossa-del-cavallo-dillier-secondo-188196/

 

Ma arrivare a Roubaix era l'obbiettivo di una giornata, vincerla un sogno che forse non si avvererà mai. Lungo il percorso era caduto, si era staccato, aveva forato tre volte, l'ultima sul pavé del Carrefour de l’Arbre. Lui è sceso di bicicletta, ha aspettato un'ammiraglia che non arrivava, perché già ritiratasi, trainata da un carro attrezzi alle spalle del "camion scopa". Gli hanno detto sali, ti portiamo all'arrivo noi. Lui ha fatto spallucce, si è cambiato la ruota e ha proseguito mentre chi stava alla guida della voiture-balai continuava a ripetere, "è pazzo, è pazzo".

  

 

Evaldas Šiškevičius non è pazzo però. E' solo uno che per queste pietre e per il loro passato ha un amore totale, infinito. Uno che voleva finire la corsa, qualsiasi cosa questo comportasse, nessuno l'avrebbe fermato. E Evaldas Šiškevičius non si è fatto fermare neppure dai cancelli chiusi del velodromo: ha chiamato il custode e si è fatto aprire. Se ne è fregato delle transenne che stavano smontando, dei commissari di percorso che se ne erano andati, del pubblico che stava già bevendo birra nei bar di Roubaix.

 

 

Nell'albo d'oro della corsa Evaldas Šiškevičius è comparso tra i ritirati, ma lui quella Roubaix l'ha finita, il traguardo l'ha superato, fuori tempo massimo, ma l'ha superato. La sua Roubaix è stato amore e resistenza, un regalo al ciclismo.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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