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Morte alla Parigi-Roubaix. Adieu Michael Goolaerts

Il ciclista Michael Goolaerts è morto nella notte all'ospedale di Lille. Aveva accusato un arresto cardiaco al chilometro 102 della Parigi-Roubaix. Aveva 23 anni

9 Aprile 2018 alle 10:42

Morte a Roubaix. Adieu Michael

Foto tratta dal profilo Facebook della Veranda’s Willems - Crelan Pro Cycling Team

Durante il Tour de France del 1912 Octave Lapize, malconcio per una caduta e in procinto di ritirarsi, confidò a un giornalista dell'Auto che rispetto alla Parigi-Roubaix, che aveva conquistato tre volte in carriera, ogni altra corsa era umana, persino il Tour ai cui organizzatori aveva gridato "assassini" in cima al Tourmalet due anni prima. Poi si toccò la spalla che muoveva a fatica e, con un sorriso tirato, disse che se proprio doveva morire in bicicletta "morire sul pavé della Roubaix sarebbe meglio di altrove", perché "sarebbe più lieve il trapasso, sarebbe meglio farlo lì dove si è incontrato il grande amore".

 

Quando Roger De Vlaeminck pronunciò le parole di Lapize al termine della Roubaix del 1972 queste suonarono romantiche. Perché dettate da un amore per una corsa che supera il consueto, perché qualcosa di unica, di speciale, di adorabile e detestabile allo stesso tempo, dipende da che punto la guardi, dipende di che animo sei.

 

Da ieri notte però le parole di Lapize per un attimo sono diventate sinistre, un po' meno romantiche, decisamente più tristi. Perché sulle pietre della Roubaix era crollato Michael Goolaerts. Il suo cuore si è fermato al chilometro 102 durante il settore in pavé numero 28, quello di Biastre. Perché Michael Goolaerts era morto poche ore dopo all'ospedale di Lille. Aveva 23 anni, aveva una vita intera davanti, aveva tanta strada da percorrere e tutto il tempo di capire se odiare o amare la Roubaix.

 

 

Michael Goolaerts era giovane e giovane sarà ricordato. Qualcuno vincerà nel suo nome, qualcuno perderà inseguendo una vittoria da dedicargli. Lui rimarrà un ricordo, un'immagine, un sorriso, quello che si è spento nel suo compagno di squadra Wout Van Aert, tredicesimo alla sua prima Roubaix.

 

 

Il ciclismo non dimentica. Non dimentica vincitori e vinti, campioni e gregari. Non dimentica chi li ha abbandonati. E così Michael Goolaerts si è già trasformato in ricordo, in nostalgia, quella che ti prende alla fine di un'uscita in bicicletta, quella che ti assale al ritiro di un tuo beniamino, quella che ti lascia un addio. 

 

Michael Goolaerts ora è un luogo di memoria: sarà per sempre il chilometro 102 della Roubaix, un chilometro dopo l'inizio del settore di pavé di Biastre sarà sempre il suo.

 

Di luoghi di memoria il ciclismo è pieno. Non ne serviva uno nuovo. E' arrivato nel modo più brutto, durante la Roubaix più bella degli ultimi anni

 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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