No al servilismo nei confronti di Cina e Russia

Carmelo Caruso

“Riconoscenza e genuflessione sono cose diverse. I cinesi mistificano la storia”. Parla il generale Bertolini

Roma. “Il nostro bisogno di aiuto sanitario non può e non deve mutarsi in servilismo nei confronti di Cina e Russia”. Mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ringrazia quotidianamente e non risparmia salamelecchi al regime di Pechino, Marco Bertolini, classe ’53, generale di Corpo d’armata, già capo di Stato Maggiore Isaf in Afghanistan ed esperto di geopolitica, dice quello che molti pensano, ma che l’emergenza fa dimenticare: “Prima di tutto non possiamo non ricordare che, malgrado i tentativi cinesi, perfettamente riusciti, di ribaltare la realtà dei fatti, il virus viene proprio dalla Cina. Aggiungo che nessuna nazione aiuta un’altra per bontà d’animo. La storia lo insegna. Si aiutano le nazioni per espandere la propria influenza, per disgregare alleanze. Nulla di strano che la Cina sia interessata a farlo”.

 

Stremati dall’epidemia ci stiamo rivolgendo a Cina e Russia, mondi lontanissimi dal nostro per quanto riguarda la cultura del diritto, ma oggi vicinissimi per solidarietà. L’avrebbe mai pensato? “No. E’ un’altra conseguenza di questo spietato virus. Ma dobbiamo rimanere lucidi per quanto capisco sia difficile. Non possiamo fare gli schizzinosi, quando si tratta di aiuti umanitari; ma questo non significa non vedere le sfaccettature negative di un ingresso russo-cinese nel nostro paese. Mi preoccupa”.

E qui, Bertolini fa un passo indietro per farne uno avanti. “Voglio ribadire che i cinesi sono maestri nel riscrivere la storia. Sia chiaro non è una critica, anzi. E’ la prova, anche questa, della loro forza, ma è qualcosa di estremamente pericoloso”.

 

In queste settimane sono riusciti a capovolgere una verità e spacciare l’idea che Bergamo sia terra di origine pandemica e che il virus cinese non sia altro che di importazione. “Sono stati eccezionali nell’inventare una nuova narrazione intorno a una crisi sanitaria ed economica. Adesso gli untori siamo noi e loro si offrono come la cura. Sappiamo ovviamente che non è vero, ma manipolare la comunicazione è la prima mossa per uscire dall’angolo. Ce l’hanno fatta”.

 

Anche la Russia si sta dimostrando vicina al nostro paese. Che differenza c’è tra il suo aiuto e quello cinese? “Ci sono delle differenze, ma la sostanza non cambia. Sia Russia sia Cina sono paesi estranei al nostro sistema di alleanze. So che è brutto dirlo, ma la crisi sanitaria può degenerare in una crisi politico militare. Sarebbe nefasto in un momento in cui il Parlamento ha difficoltà a riunirsi e i vertici delle Forze armate sono state pure loro contagiati”.

 

Prima che scoppiasse l’emergenza, il governo, e in particolar modo il ministro degli Esteri, non hanno fatto altro che ribadire l’importanza degli accordi commerciali con la Cina: l’intesa Belt and Road, la partita sul 5G. Quali sono gli interessi in gioco? “Direi quali sono i rischi che corriamo. Il primo è quello di vedersi portare via porti strategici come è accaduto in Grecia con quello del Pireo. Cosa accadrebbe se un porto come quello di Trieste finisse sotto la gestione cinese? Tengo a precisare che la retorica sulla Via della seta è sbagliata. Di fatto, i rapporti cinesi in Italia esistono già. Sono realtà consolidate. Basta andare a Roma, a piazza Vittorio. A differenza delle comunità islamiche, che per motivi religiosi ci hanno sempre spaventato, le comunità cinesi sono perfettamente integrate in Italia e in Europa”.

 

Invio di mascherine, arrivo di operatori sanitari cinesi. Il grazie è d’obbligo, ma l’eccesso non guasta? “Senza dubbio c’è un eccesso da parte di Di Maio in ringraziamenti. Servirebbe un giusto distacco, ma credo non faccia parte della sua cultura politica. È tornata l’ideologia dell’arrendevolezza favorita anche da un’innegabile difficoltà. Purtroppo eravamo impreparati a questo scenario perché pensavamo che le pandemie fossero emergenze da paese del terzo mondo. Non è cosi”.

C’è chi teme che la prossima battaglia non potrà che essere quella dei dati. Sembra necessario condividerli, metterli a disposizione delle autorità. Ed è proprio per questa ragione che molti temono questa nuova alleanza Italia-Cina. “Ci attendono mesi in cui i dati saranno tutto. Il regime cinese lo fa già. Se si deve procedere al tracciamento personale e all’utilizzo di dati sensibili, e penso che si dovrà fare, le preoccupazioni sono d’obbligo. Se dobbiamo metterli a disposizione dobbiamo tenerli ben custoditi per non mostrare le nostre vulnerabilità a potenze straniere. Non solo alla Cina, ma a tutte”.

La gratitudine potrà cambiare l’asse di alleanze? “Non deve accadere. Il nostro posto è chiaro. Ed è in Europa. Ma cambieranno le nostre sensibilità verso chi ci ha mostrato aiuto. Sarà allora che bisognerà vigilare”.

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