Tra bambini recuperati dalla polizia cinese vittime della tratta di esseri umani (foto LaPresse)

Il mondo sta invecchiando e il capitalismo andrà incontro a giorni difficili

Il crollo delle nascite in occidente come in Asia è una pessima notizia per la globalizzazione

"Per la maggior parte della storia umana, la popolazione del mondo è cresciuta così lentamente che per le persone vive è sembrata statica. Tra l’anno 1 e il 1700 la popolazione mondiale è passata da 200 a 600 milioni; nel 1800 aveva appena raggiunto il miliardo. In seguito, la popolazione è esplosa, prima nel Regno Unito e negli Stati Uniti, poi nel resto d’Europa, e infine in Asia. Verso la fine degli anni Venti aveva raggiunto i 2 miliardi. Ha raggiunto i 3 miliardi verso il 1960 e poi i 4 miliardi nel 1975. Da allora la popolazione è quasi raddoppiata. Attualmente ci sono circa 7,6 miliardi di persone che vivono sul pianeta”, scrive Zachary Karabell. Questa crescita non è diffusa in modo equo in tutte le parti del mondo. Ci sono paesi, specialmente in occidente, che stanno subendo contrazioni nelle nascite e hanno una popolazione sempre più esigua e sempre più vecchia. Altri stati invece si trovano in una situazione di crescita esponenziale della popolazione, anche grazie al miglioramento dei servizi sanitari che influenzano i tassi di mortalità.

 

I governi non sanno come fare

 

Il ruolo della demografa è stato a lungo sottovalutato, ma è chiaro che a oggi è fondamentale per far luce sui processi che muovono la società globale. Appare sempre più chiara la discrepanza tra le aspettative di una società che punta a livelli di consumo sempre più alti e la decrescita economica. Il capitalismo non è fatto per una società di decrescita demografica e i governi non sanno come affrontare il calo della popolazione. Non solo. Gli economisti non riescono a capire se un mondo con meno persone può portare comunque alla crescita dell’economia. Un saggio di Malthus del 1798 sosteneva che un numero crescente di persone era una minaccia per la stabilità politica e sociale. Secondo Malthus sulla terra non ci sarebbe stato abbastanza cibo per tutti e così i ricchi sarebbero sopravvissuti condannando tutti gli altri a una vita di stenti. Incredibilmente, negli anni successivi alla pubblicazione del saggio, l’aumento dei raccolti e il miglioramento dei servizi igenico-sanitari così come l’urbanizzazione imperante, non hanno portato all’impoverimento, bensì alla crescita sostenuta della popolazione. Come mai? Si può dire che la popolazione inizia a crescere quando la mortalità infantile diminuisce. Una donna tenderà a fare più figli in una società con un’alta percentuale di mortalità infantile, sperando che la maggior parte di loro sopravviva. E’ stato studiato che quando la mortalità infantile inizia a calare devono passare diverse generazioni prima che diminuisca il tasso di fertilità. Il risultato è che le famiglie successive continueranno ad avere molti figli, anche se nessuno di questi morirà da bambino. La crescita della popolazione segue i modelli di industrializzazione, modernizzazione e urbanizzazione. E’ iniziato tutto nel Regno Unito; poi la popolazione ha iniziato a espandersi negli Stati Uniti, in Francia e Germania. Il trend successivo ha coinvolto Giappone, Cina, India e infine l’America latina. Ora invece tocca all’Africa subsahariana.

 

Nel 1968 un libro del biologo di Stanford Paul Ehrlich annunciava il collasso imminente dell’umanità, con milioni e milioni di persone che sarebbero state private del cibo negli anni a venire. Ovviamente ciò non si è verificato. Questo perché, come hanno dimostrato diversi autori, ci sono state una serie di innovazioni in campo agricolo che hanno espanso i raccolti. Inoltre le maggiori città del mondo sono riuscite ad affrontare diverse minacce come l’esaurimento delle falde acquifere e l’inquinamento industriale.

 

Dieci miliardi nel 2050

 

“Tuttavia, le previsioni di crescita esponenziale della popolazione sono diffuse anche al giorno d’oggi: nelle previsioni periodiche delle Nazioni Unite. Oggi le Nazioni Unite prevedono che la popolazione mondiale raggiungerà i dieci miliardi nel 2050”, scrive Karabell. Queste previsioni, però, potrebbero essere sbagliate. Secondo gli studiosi Bricker e Ibbitson, “le Nazioni Unite stanno utilizzando un modello inefficace che ha funzionato in passato, ma non è detto che potrà essere applicato in futuro”. Secondo questi due saggisti il rischio non è quello di un’espansione incontrollata della popolazione, ma il contrario: “una decrescita, generazione dopo generazione, della razza umana”. La situazione sarebbe già critica. In Europa quasi tutti i paesi detengono un tasso di fertilità inferiore alla soglia per mantenere la popolazione stabile (2,1 nascite per donna). Secondo l’Onu in alcuni paesi europei il tasso di natalità è aumentato nell’ultimo decennio, ma a livello europeo la crescita è minima – si è passati da 1,5 a 1,6 nascite –. In futuro la popolazione europea è destinata a diminuire, come dimostrano i casi di Russia e Giappone, dove tendenze simili a quelle europee hanno portato a un calo della popolazione.

 

L’impatto ambientale

 

“Ciò che colpisce è che il crollo della popolazione sta diventando globale, così come lo è stato il boom della crescita nel secolo scorso. Il tasso di fertilità in Cina e India, che assieme valgono circa il 40 per cento della popolazione mondiale, è ora uguale o inferiore al livello necessario per mantenere la popolazione stabile di generazione in generazione. Lo stesso vale per altri paesi popolosi come Brasile, Malesia, Messico e Tailandia. L’Africa subsahariana, assieme a alcuni paesi del medio oriente e dell’Asia meridionale, come il Pakistan, sono l’eccezione. Ma non manca troppo tempo prima che anche qui la popolazione inizi a diminuire, dato che sempre più donne hanno accesso all’istruzione, la mortalità infantile è in calo, e sempre più persone si trasferiscono in città”, spiega Karabell. Il capitalismo, così come le relazioni internazionali e i governi, si sono sempre basati sul dato di fatto di una popolazione in costante crescita. Se la popolazione decresce, questi sistemi sono in pericolo. C’è però un lato positivo. Se effettivamente il mondo sarà popolato da meno persone, l’impatto ambientale sarà meno nocivo di quello odierno. Meno persone vuol dire meno emissioni di carbonio prodotte dalla domanda di cibo, acqua, automobili e intrattenimento; inoltre le persone consumano meno con il passare dell’età. La buona notizia, quindi, è che gli scenari apocalittici sul riscaldamento globale potrebbero essere derubricati. Quella cattiva è che il sistema economico subirà un collasso. Il capitalismo si fonda sulla massimizzazione della produzione e del consumo di beni e servizi. E’ chiaro che in un mondo dove la popolazione decresce e è sempre più vecchia il sistema capitalistico a cui siamo abituati non può reggere. La maggior parte del consumo infatti avviene nella prima parte della vita, quando si coprano macchine, case e altri beni durevoli. E questo vale nel ricco Occidente così come in qualsiasi paese che stia vivendo una fioritura della classe media. “Nessun sistema capitalista può esistere con la previsione che ci sarà crescita zero o negativa. Nessuno impiega capitali di investimento o prestiti che valgono meno domani di oggi. Ma in un mondo di popolazione in calo questo è lo scenario più probabile, come dimostra il caso giapponese”, scrive Karabell. “Il mondo del futuro potrebbe essere un luogo di cibo e beni materiali in abbondanza; ma può anche essere un luogo dove nelle migliori delle ipotesi il capitalismo si sfascia e nelle peggiori si rompe completamente”. L’attuale sistema capitalistico è fragile, come ci insegna la crisi del 2008. Se la crescita si ferma, se l’intelligenza artificiale e le macchine occupano sempre più posti di lavoro, la popolazione potrebbe iniziare a cercare un nuovo sistema economico.

 

Il punto di rottura

 

“Diversi paesi raggiungeranno il punto di rottura in momenti diversi. Attualmente la deflazione demografica sta avvenendo nelle società ricche che possono affrontare una crescita più lenta grazie alla ricchezza accumulata di generazione in generazione. Alcune società come Stati Uniti e Canada, possono compensare il calo di popolazione con l’immigrazione, anche se nei prossimi anni non ci saranno più migranti. Per quanto riguarda i miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo, devono sperare di diventare “ricchi” prima di invecchiare. L’alternativa non è delle migliori: senza una sufficiente ricchezza personale, sarà estremamente difficile per i paesi in via di sviluppo sostenere l’invecchiamento della popolazione”, spiega Karabell. A differenza di quanto vuole il pensiero comune, la diminuzione della popolazione è un paradigma molto importante ma per nulla riconosciuto. “Siamo vagamente preparati per un mondo con più persone; siamo assolutamente impreparati per un mondo con meno persone. Questo è il futuro verso cui ci stiamo dirigendo sempre più in fretta”. (Traduzione di Samuele Maccolini) 

 

*Questo articolo è stato pubblicato su Foreign Affairs ad agosto del 2019

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