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Altro che disoccupazione. Il problema è che stanno sparendo i lavoratori

Un quarto di figli in meno in dieci anni. E dal 2012 sono in calo anche i nati da genitori stranieri. È l'Italia dell'inverno demografico

25 Novembre 2019 alle 12:02

Altro che disoccupazione. Il problema è che stanno sparendo i lavoratori

In dieci anni, i nuovi nati in Italia sono calati del 24 per cento (136.912 unità). In altre parole, oggi rispetto a dieci anni fa ci sono quasi un quarto di bambini in meno. Nel 2018 ne sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747. Nel 2008 erano 576.659. È uno dei dati che emergono dal rapporto Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente anno 2018”. Una tendenza negativa che non evidenzia segnali di inversione: secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-giugno 2019, le nascite sono già quasi 5 mila in meno rispetto allo stesso semestre del 2018

   

  

Come evidenzia su Twitter anche Francesco Seghezzi, presidente della fondazione Adapt e assegnista di ricerca presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, “dal 2012 sono in calo anche i nati da genitori stranieri. Nuovi dati che confermano come demografia impatterà più della tecnologia nel mercato del lavoro dei prossimi decenni. Saremo senza lavoratori più che senza lavoro”.

 

La diminuzione è in gran parte dovuta al calo delle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (343.169 nel 2018, quasi 140 mila in meno nell'ultimo decennio). Si tratta di un fenomeno di rilievo, in parte dovuto agli effetti “strutturali” indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In questa fascia di popolazione, le donne italiane sono sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall'altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l'effetto del cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995. A partire dagli anni duemila, rileva ancora l'Istat, l'apporto dell'immigrazione, con l'ingresso di popolazione giovane, ha parzialmente contenuto gli effetti del baby-bust; tuttavia questo effetto sta lentamente perdendo la propria efficacia man mano che invecchia anche il profilo per età della popolazione straniera residente.

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  • diozac

    27 Novembre 2019 - 23:06

    Salve,io credo che i fattori siano soprattutto due,una è la longevità che è aumentata notevolmente negli ultimi decenni,grazie al fatto che non ci sono guerre e molte malattie sono state debellate,se si guarda i Paesi dove c'è molta più mortalità,causa guerre,malattie,denutrizione e così via,ci sono anche più nascite.Sembra un po' stupido il confronto,ma se noi guardiamo le specie animali,i mammiferi che vivono pochi mesi sono più proliferi e viceversa per chi vive più allungo.Il secondo fattore è che ci sono sempre più donne che nel corso degli ultimi decenni lavorano,anche più che gli uomini e quindi il tempo per avere cura dei figli non c'è,una volta le loro giornate erano dedicate solo ai figli e alla casa.

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  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    25 Novembre 2019 - 18:14

    "Saremo più senza lavoratori che senza lavoro",che frase a effetto ma non in linea col futuro"saremo(più)senza lavoratori"perchè senza lavoratori,in relazione alla domanda di essi lo siamo già in parte(la parte più avanzata)e ciò relativamente alla tecnologia e al grado di conoscenza che necessita e vieppiù necessiterà in futuro prossimo.Quanto sopra implica che"wellfare"/sistemi pensionistici dovranno essere riprogettati proprio per i cambiamenti nel mercato del lavoro del consumo/vendita dei beni e servizi nel mercato e tutto ciò in relazione alla diminuzione della popolazione nei paesi occidentali:da sciocchi pensare a una sostituzione in Europa e negli States degli autoctoni con immigrati; questo era possibile nei tempi passati (Australia con gli autoctoni e Europei con"gli indiani"delle americhe)perchè i migranti erano più avvantaggiati dalla conoscenza rispetto ai nativi). Non mi sembra che oggi ci siano le stesse condizioni passate in Australia/America/Europa.Fra 500anni,chissà.

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  • Giovanni

    25 Novembre 2019 - 15:21

    Boh... forse mi sbaglio ma io tutto questo allarme per il calo delle nascite non lo capisco. Le nazioni più ricche in Europa sono quelle con popolazione molto ridotte. Guardate la Svezia che ha un territorio quasi il doppio di quello italiano ed una popolazione che è un sesto della nostra. Quello che conta non è il numero di abitanti ma la loro qualità, le loro capacità. A cosa serve fare più figli se poi molti di questi figli una volta maturi sono costretti ad andare a lavorare all'estero? Io francamente preferirei una Italia con 40 milioni di abitanti invece dei più di 60 attuali ma più istruiti, più soddisfatti delle loro possibilità lavorative. Guardiamo la Cina che pur essendo ormai un gigante economico ha tuttavia ancora quasi metà della sua popolazione in stato di relativa povertà. Questi allarmi sulla diminui<ioene delle nascite assomigliamo molto a quelli sui cambiamenti climatici e pseudo gretismi.

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    • AlessandroT

      25 Novembre 2019 - 16:07

      Sig. Giovanni, sono d'accordo con lei che qualche milione (o miliardo?) di persone in meno sul pianeta sarebbero per certi versi una buona notizia. Pero', le pensioni, poi, come le paghiamo? Il problema e' che ci sono sempre meno lavoratori a supportare le pensioni e il sistema sanitario di una popolazione che e' sempre piu' vecchia e vive (per fortuna) sempre piu' a lungo. Mi permetto anche di farle notare che non e' vero che in Cina la meta' della popolazione e' composta di poveri (in India, forse, ma in Cina non piu').

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      • Giovanni

        25 Novembre 2019 - 18:03

        Non sono un esperto di demografia ma allo stato attuale bisogna considerare che una parte notevole della popolazione italiana non versa contributi pensionistici o versa contributi alquanto bassi per i motivi che ben conosciamo: lavoro in nero o lavoretti poco gratificanti. Sopratutto al centro-sud. Motivo per cui ritengo che una popolazione più contenuta ma con maggiori possibilità economiche potrebbe sopperire alla questione pensionistica. Per quanto riguarda la Cina un amico che spesso vi si reca per motivi di lavoro mi dice che ancora ci sono ampie zone le cui popolazioni anche se non sono alla fame soffrono comunque per notevoli carenze assistenziali. Cordiali saluti.

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      • Mario 1

        25 Novembre 2019 - 17:05

        Quindi la giustificazione di importare l'Africa in Europa e così diventeremo tutti pensionati ricchi ? per adesso sono tutti da mantenere a carico dei " pochi " che lavorano ,e giù tasse.Sappiamo anche che a carico dell'INPS nei soldi versati di chi lavora c'è di tutto, con quei soldi ci paghiamo tutti gli aiutini a fini politici, tanto il calderone è grande.

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