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La strage jihadista in Sri Lanka è solo l'ultimo capitolo della persecuzione dei cristiani

Secondo gli ultimi dati della World Watch List sono 4.136 i cristiani uccisi per la loro fede nel 2018

22 Aprile 2019 alle 11:45

Erano sette gli attentatori kamikaze che ieri hanno compiuto una strage in Sri Lanka, riferiscono fonti investigative a Reuters. La polizia singalese ha detto che 24 persone sono state arrestate. Per le autorità gli attentatori sarebbero parte di un “gruppo estremista islamico”, il National Thowheed Jamath. Lo ha comunicato il governo, ammettendo anche grosse falle nella sua attività di intelligence. Le autorità erano state avvertite due settimane prima degli attacchi di Pasqua e avevano i nomi dei sospettati, ha detto il portavoce del governo Rajitha Senaratne. “Il 4 aprile, 14 giorni prima dell'attacco, eravamo stati informati – ha detto Senaratne – e il 9 aprile, il capo dell'intelligence nazionale ha scritto una lettera nella quale erano stati trascritti molti dei nomi dei membri dell'organizzazione terroristica. Il primo ministro (Ranil Wickremesinghe, ndr) non era stato informato di queste lettere e rivelazioni”.

 

Quella di Pasqua è una delle stragi di cristiani più sanguinose degli ultimi anni: il bilancio degli attentati contro chiese e hotel è salito ad almeno 290 morti e oltre 500 feriti. Peggiore anche dell'attacco avvenuto alla vigilia del Venerdì santo del 2015 in una scuola salesiana del Kenya quando un commando armato fece irruzione all'alba nel campus uccidendo, in 16 ore di sparatorie ed esplosioni, 147 persone, in gran parte studenti, molti ancora addormentati nei dormitori. Poi c'è stata le strage di Lahore, in Pakistan, 72 morti il 28 marzo 2016, preceduta da quella di Kaduna, in Nigeria, 50 morti l'8 aprile del 2012 per mano dei terroristi di Boko Haram, e seguita da quella di Tanta e Alessandria in Egitto, 45 morti nella Domenica delle Palme del 2017, il 5 aprile.

     

4.136 cristiani uccisi per la loro fede nel 2018

Secondo gli ultimi dati della World Watch List – il rapporto sulla persecuzione anti-cristiana nel mondo pubblicato dalla ong Porte Aperte, l'ultima volta a gennaio 2019 – sono molte migliaia i cristiani uccisi per ragioni legate alla loro fede ogni anno: 4.136 nel 2018, in crescita rispetto ai 3.066 del 2017, il maggior numero in Nigeria. In media, 11 cristiani vengono uccisi ogni giorno per la loro fede. Quelli detenuti senza processo, arrestati, condannati e imprigionati sono 2.625.

        

(Clicca sull'immagine per ingrandire - Fonte: opendoorsusa.org)

    

Nel 2018, si legge nel rapporto, sono saliti a 245 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. Sui 150 paesi monitorati, 73 hanno mostrato un livello di persecuzione alta, molto alta o estrema, mentre l'anno scorso erano 58. Tra i paesi che rivelano una persecuzione definibile estrema, lo Sri Lanka è alla 46ma posizione. Al primo posto c'è la Corea del Nord, dove si stimano tra 50 e 70 mila cristiani detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla loro fede. Anche Afghanistan (secondo posto), Somalia (terzo), Libia (quarto) si confermano tra le nazioni dove la vita per i cristiani è più difficile. In Asia, incluso il medio oriente, un cristiano su tre è perseguitato. Un processo accelerato – indica il Rapporto – della situazione in Cina, dove nuove leggi religiose cercano di controllare tutte le espressioni di fede, molte chiese sono state costrette a chiudere, le croci sono state rimosse da diversi edifici e alcuni credenti sono stati inviati in "campi di rieducazione". Per la prima volta da quando esiste la World Watch List, l'India è entrata nei primi 10 e la Cina è salita di 16 posizioni, da 43ma a 27ma. Tendenze preoccupanti se si pensa che ognuno di questi i paesi ospita più di un miliardo di persone. 

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    22 Aprile 2019 - 14:02

    In realtà potrebbero non essere stati i musulmani jahidisti ma invece i buddisti. La situazione in Sri Lanha è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Ci sono infatti gruppi buddisti radicali che non sopportano la presenza di altre religioni. Tempo fa questi radicali buddisti hanno attaccato dei villaggi abitati da mussulmani e ne hanno fatto strage. Insomma potrebbero essere stati i radicali islamici ma forse no. Vedremo...

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  • Giovanni Attinà

    22 Aprile 2019 - 12:12

    Il fanatismo islamico dovrebbe essere combattuto a tutti i livelli. Non mi pare che i cristiani si comportino con intolleranza verso le altre religioni. Per l'Islam si pone il problema educativo si vari Imam. Il terrorismo islamico sta diventando una costante, mentre i governanti stanno a guardare.

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