Una delle chiese colpite dagli attentati in Sri Lanka (foto LaPresse)

Combattere l'ideologia

Redazione

“Ricchi e laureati” titolano i giornali sugli attentatori in Sri Lanka. Vi stupite?

Mentre il governo dello Sri Lanka rivede al ribasso le stime dei morti provocati dagli attacchi islamisti di Pasqua – dovrebbero essere “più di cento in meno”, fa sapere il ministero della Salute di Colombo, circa 253 – l’attenzione della stampa internazionale si è spostata sul profilo degli attentatori. Succede ogni volta che un attentato terroristico di stampo islamista riesce nel suo obiettivo: fare più morti possibili, terrorizzarci (ieri anche la Gran Bretagna si è unita ad altri paesi e ha emesso un avviso di viaggio per chi volesse recarsi in Sri Lanka, perché si temono nuovi attacchi).

 

Le autorità srilankesi hanno annunciato di aver identificato otto dei nove attentatori che facevano parte della cellula locale che avrebbe giurato fedeltà allo Stato islamico, da questo ispirata e appoggiata nell’ideazione e nel compimento della missione suicida. Secondo il New York Times, tre degli attentatori sarebbero i due figli e la nuora di Mohammad Yusuf Ibrahim, il “tycoon delle spezie”, un imprenditore ricco e molto in vista nel business asiatico che ora si trova in stato di arresto ed è da giorni sotto interrogatorio. Con lui, legati in qualche modo all’indagine, ci sono altre settanta persone, tutti cittadini srilankesi tranne un cittadino siriano. Un altro dei sospetti attentatori, Abdul Latif Jameel Mohammed, ha studiato ingegneria aerospaziale alla Kingston University di Londra e poi in Australia, ha confermato il primo ministro australiano. Scrive il Wall Street Journal che il National Thowheed Jamath, gruppo estremista fino a poco tempo fa semisconosciuto, negli ultimi tempi era riuscito a reclutare soprattutto nella classe medio-alta dei musulmani dello Sri Lanka. Gli attentatori di domenica erano giovani, ricchi, istruiti, e ogni volta questa apparente stabilità, normalità, ci sembra una notizia. Non lo è. Perché non c’entra niente la povertà, nemmeno la salute mentale. L’ideologia islamista è più forte, ed è trasversale. Ed è proprio quella che dobbiamo continuare a combattere.

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