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Ho visto il mio nemico. Ma era Charlize Theron

Né odio (lo abbiamo visto dopo la strage di cristiani a Ceylon) né baci, e nemmeno bacini innocenti. Trionfa la falsa coscienza, l’ideologia, la correttezza normativa

28 Aprile 2019 alle 06:00

Ho visto il mio nemico. Ma era Charlize Theron

Charlize Theron (foto LaPresse)

Ho visto il mio nemico. In un video, nel monitor. Un volto stupendo di bellezza che attrae e umilia. Uno sguardo assassino perfettamente dissimulato nella gentilezza. Una battuta protettiva, una finzione cavalleresca sapiente, perfino corretta da un sospetto di ironia. Ma alla radice una lezione di vita e di condotta morale. Era Charlize Theron.

 

Siamo in un plateau della tv francese, una qualunque trasmissione popolare (“Touche pas à mon poste”). La camera inquadra lei, poi la sua interprete, una donna modesta dalla bellezza nascosta. Il conduttore, un ometto brutto e vivace, sta animando la seratina. Fa il simpatico, questione di mestiere. Lo fa con tatto, in forme cortesi, senza strafare, e la sua faccina promette bene, ha niente di minaccioso. A un certo punto si avvicina con dolce buona maniera alla gotina dell’interprete, e le schiocca un bacino, il più innocente dei bacini, accoppiato con un complimento asessuato, cioè non sessista, un buffetto sentimentale come tra compagni di scuola. E l’interprete li accetta, bacino e coccola verbale, le sembra normale, autorizzato, delicato. Ma Charlize Theron, senza fare scenate, scatena la violenza brutale del suo sguardo d’oro e fulmina il maschio “intraprendente”: “La prossima volta chiedile il permesso”.

 

 

  

Siamo sospesi tra due miti che si parlano. Uno è il mito dell’altro, della relazione che supera l’identità, roba forte, lo abbiamo visto a Ceylon: alla fine nel nome della relazione all’altro con la maiuscola, all’Altro, dopo la strage dei cristiani le autorità preposte hanno piegato la testa e abolito la messa per ragioni di ordine pubblico, la prossima volta chiederanno il permesso per l’eucarestia, non sia mai che si alimenti la catena dell’odio religioso contro i musulmani. Ama il tuo nemico, sii il tuo nemico. L’altro mito è il safe space, il perimetro di un soggetto inattaccabile, intrattabile, intoccabile. Può essere il group thinking, il pensiero di gruppo di un pubblico universitario del New England che non ammette la contraddizione, sempre scorretta. Può essere la gotina e il timido rossore di un’interprete che carpisce un piccolo gesto d’affetto con naturalezza, con spontaneità, e invece è una schiava se non le si chieda il permesso (e lui, l’ometto, un energumeno). Lo dice la Donna, lo dice Charlize.

 

L’intimazione divistica, blasonata dal sorriso perfetto, richiesta ricca, potente, di safe space, ha creato imbarazzo. Il sublime e misterioso verso di Rimbaud, “Je est un autre”, che fu scritto come esemplarità estetica per “arrivare all’ignoto attraverso la sregolatezza di tutti i sensi”, diventa regola, norma, politesse rovesciata in censura della galanteria. Può un gesto di delicatezza figurare come una violazione scorretta dell’identità? Può una strage di Easter worshippers, o come volete chiamarli nel dizionario dell’ideologia, convertirsi in un divieto della messa per ragioni di ordine pubblico, a salvaguardia dell’identità dell’aggressore?

 

I due miti della relazione costitutiva e dello spazio del Sé liberato si intrecciano. Io è un altro, ma l’altro stia al suo posto. Ama e ri-conosci il tuo nemico, ma considera un potenziale nemico chi ti riconosca come destinatario d’affetto. Questo intreccio sembra niente, ma è tutto. E’ la norma al posto della vita ordinaria. Bisognerebbe essere realisti, riconoscere un mondo come quello di guerra e pace, fatto di feste, risatine, bacini, piantarelli, amorazzi, matrimoni, funerali e trame mondane; eppoi fatto di mitragliate, fucilieri, sciabole sguainate, assalti alla baionetta, fatto di palle di cannone che sibilano nell’aria, di avanzate e ritirate tra le misteriose curve della paura e della gioia di essere. Invece trionfa la falsa coscienza, l’ideologia, la correttezza normativa. No odio, no baci. Nemmeno bacini. Ho visto il mio nemico, ma era Charlize Theron.

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Commenti all'articolo

  • Sergius

    02 Maggio 2019 - 11:11

    sottoscrivo "E’ la norma al posto della vita ordinaria", grazie per le sue riflessioni

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  • filotea62

    29 Aprile 2019 - 12:12

    Mi chiedo: ma nei suoi film, i suoi partner romantici chiedono il permesso prima di darle un bacio? Che film tristi sarebbero!

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    • stearm

      29 Aprile 2019 - 17:05

      Sì, c'è una sceneggiatura.

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  • stearm

    29 Aprile 2019 - 11:11

    Anche le parole contano, Hanno un significato. Il male sarebbe quindi la correttezza normativa. Ok, quindi sarebbe malvagio seguire le norme? Oppure essere corretti? Sulla base, mi chiedo, di quale visione del mondo? Cristiana? Non credo, a meno che 'al di là del bene o del male' non sia un messaggio paolino dopo tutto (con buona pace del buon Nietsche). O sulla base di quale teoria sociale? Una società umana si basa sul rispetto delle norme, delle convenzioni e quindi, a prescindere, sul rispetto del prossimo. E una domanda, perchè voglio capire, non ho verità: siamo sicuri che far ricapitolare il concetto di correttezza normativa in quello, alquanto sospetto, di marxismo culturale non sia solo fuorviante, ma anche pericoloso per l'incolumità di essere umani in carne ed ossa. Ammesso che poi degli esseri umani in carne ed ossa importi a qualcuno oggigiorno. Tra la critica all'universalismo e l'odio verso la correttezza normativa c'è un abisso.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    28 Aprile 2019 - 23:11

    Caro Ferrara, applaudo. Il diavolo veste Charlize. Il Monsignore, rettore del collegio Santa Caterina, ci dava questo messaggio: “Il Diavolo, in fondo, intrinsecamente, è un povero frustrato, vittima della sua arrogante, delirante, superbia. Anelava, bramava essere come Dio, il Sommo. Avvertiva riduttivo essere solo un bellissimo Angelo. Assunse allora il ruolo contrario, ferocemente opposto a quello che avrebbe voluto essere.” La frustrazione divenne così il motore delle sue “morali” diaboliche azioni. Quando un comune essere mortale se ne esce, nel contesto descritto con: “Doveva chiedere il permesso”, il livello di frustrazione raggiunge l’apice. Tanti la seguono: grandissimo e variopinto è infatti il popolo dei frustrati.

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