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Lo Sri Lanka chiude i social. Rocca: “Ma non basta per risolvere il problema”

Il giornalista, autore del saggio Chiudete Internet: “Questa decisione dimostra quanto siano pericolose le piattaforme digitali, progettate per rendere virali il rancore e la disinformazione. Ora la politica deve intervenire”

22 Aprile 2019 alle 18:49

Lo Sri Lanka chiude i social. Rocca: “Ma non basta per risolvere il problema”

Alcuni cingalesi leggono il giornale dopo gli attacchi terroristici di domenica (Foto LaPresse)

Il governo dello Sri Lanka ha bloccato Facebook, Instagram e WhatsApp dopo gli attacchi terroristici contro chiese e hotel che hanno provocato almeno 300 vittime. L'obiettivo è quello di fermare la diffusione di fake news o di immagini degli attentati, come era già successo nell'attacco di Cristchurch in Nuova Zelanda lo scorso 15 marzo. Sembra essersi avverata la provocazione di Christian Rocca, saggista e collaboratore della Stampa, che nel suo libro Chiudete Internet accusa le aziende del Big Tech per avere alimentato alcuni fenomeni (il complottismo, il dilettantismo) che oggi minacciano le democrazie occidentali. “Non so se sia stato giusto o sbagliato bloccare l’accesso ai social media dopo la strage islamista dello Sri Lanka – spiega Rocca – Questa decisione dimostra quanto sia pericolosa l’architettura ingegneristica delle piattaforme digitali, progettata per creare dipendenza e rendere virali il rancore e la disinformazione. Va chiuso l’attuale modello di business dei social, non solo durante un attacco terroristico ma per sempre”.

 

Non è la prima volta che lo Sri Lanka chiude le piattaforme social: era già successo nel 2017 dopo l'attacco nel tempio buddista in Abathanna. L'India, invece, aveva bloccato l'uso di WhatsApp dopo una serie omicidi innescati da una fake news diffusa attraverso l'app di messaggistica. Il blocco di ieri è l'ennesimo segnale che i governi riconoscono i pericoli delle piattaforme digitali. “Certo, però credo che lo Sri Lanka non abbia la forza di fare chiudere i social. Dovrà essere l’America a imporre alla Silicon Valley di cambiare modello. Comincia a essere tutto più chiaro, ma siamo ancora lontani”.

 

C'è chi sostiene che il blocco imposto dopo l'attentato abbia poco a che fare con le minacce dei social alla nostra democrazia. La scelta del governo dello Sri Lanka nasce da un'esigenza pratica: tutelare i propri cittadini in un momento di emergenza. Una volta terminate le indagini i social verranno riaperti, ha detto un portavoce del governo. “Li hanno chiusi perché temono che odio e disinformazione possano generare ulteriore violenza – risponde Rocca –. È esattamente il tema della nostra epoca: i social sono uno strumento straordinario creato a fini commerciali e progettato per generare una dipendenza che si crea facendo circolare disinformazione e messaggi di odio. Ovvio che domani, o quando sarà, li riapriranno: e, infatti, il problema resterà”.

 

Alcuni utenti in Sri Lanka sarebbero comunque riusciti ad accedere alle piattaforme, e diffondere le notizie sugli attentati usando degli escamotage. Questo significa che ormai non possiamo più fare a meno di Internet? “I danni alla società aperta sono evidenti e irreversibili – spiega Rocca –. In particolare l’abbattimento dei corpi intermedi che per secoli hanno fatto da filtro tra il popolo e il potere. L’ingerenza esterna ha funzionato, come dimostrano Trump e la Brexit e chissà che cos’altro”. Naturalmente l'idea di chiudere i social è solo una provocazione. Però cosa bisogna fare per evitare la diffusione di fake news? “Ora va trovato il modo di regolamentare Internet, come abbiamo fatto in passato con altre grandi innovazioni tecnologiche, come la bomba atomica, le ferrovie, l’energia e le telecomunicazioni, rompendo i monopoli e liberando la concorrenza”.

 
È possibile regolamentare le piattaforme digitali per rimuoverne solo gli aspetti negativi? “È possibile, ci sono molte proposte – risponde Rocca – Ad esempio, quelle di Lanier, quelle della senatrice Warren, gli interventi legislativi dell’Unione europea, le stesse proposte di autoregolamentazione di Facebook. I dati non sono delle aziende, ma degli utenti. Forse bisognerà semplicemente arrivare a pagare i servizi dei social, come facciamo già adesso con Sky o Netflix. Zuckerberg, credibile o no, ha detto che è pronto a cambiare il modello di business attuale di Facebook. Non si può lasciare alle aziende la possibilità di autoregolamentarsi. Deve intervenire la politica, dopo Trump magari sarà possibile”.

Gregorio Sorgi

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