L'interno di una chiesa colpita a Colombo

La strage dei cristiani in Sri Lanka nel giorno di Pasqua

Matteo Matzuzzi

Il Papa al termine della Benedizione "Urbi et Orbi" esprime "vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza". Almeno 290 morti negli attacchi a chiese e hotel

[Articolo aggiornato alle ore 11 del 22 aprile 2019] 


 

Roma. Vicino e medio oriente, Egitto, Pakistan. Stavolta è il turno dello Sri Lanka, chiamato a fare i conti con la sua Pasqua insanguinata. Alle 8.45 locali sei esplosioni simultanee (quattro nella capitale Colombo, una  Batticaloa e una Negombo) in chiese e hotel frequentati da stranieri hanno causato almeno 290 morti e più di 500 feriti. Due ulteriori esplosioni si sono registrate a Dehiwela, qualche ora dopo le prime. Gli edifici di culto – colpita anche la chiesa di San Antonio nella capitale – erano affollati per la celebrazione delle messe pasquali. Secondo quanto riferito da Reuters, che cita fonti investigative, gli attacchi sarebbero opera di attentatori suicidi. Oltre trenta gli stranieri uccisi, in prevalenza britannici olandesi e statunitensi. Sono in corso le verifiche dell'Unità di crisi della Farnesina per accertare il coinvolgimento di italiani.

 

Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza e il ministro per le Riforme economiche, Harsha de Silva, ha invitato su Twitter la popolazione e i turisti a non uscire di casa. “Scene orribili, ho visto arti amputati sparsi ovunque”, ha aggiunto. Le prime immagini diffuse dai media internazionali mostrano la devastazione delle chiese e degli hotel Shangri-La, Kingsbury e Cinnamon Grand a Colombo. Un’escalation che in qualche modo era attesa, se è vero che il capo della polizia all’inizio di aprile aveva avvertito sui rischi di “attentati” contro “chiese importanti”. Manca ancora una rivendicazione, benché i sospetti siano puntati sul gruppo radicale islamico National Thowheeth Jama’ath (Ntj).

 

Secondo quanto dal portavoce del governo, Rajitha Senaratne, l'esecutivo era stato avvertito lo scorso 9 aprile quando il capo dell'intelligence aveva inviato una lettera contenente molti dei nomi dei membri dell'organizzazione terroristica che avrebbe organizzato gli attacchi. Ma il primo ministro Ranil Wickremesinghe non sarebbe stato informato. Nel frattempo la polizia ha arrestato 24 sospetti.

 

Anche il Papa, al termine della solenne Benedizione “Urbi et Orbi” ha voluto parlare della strage nel paese asiatico: “Ho appreso con tristezza e dolore la notizia dei gravi attentati che, proprio oggi, giorno di Pasqua, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese e altri luoghi di ritrovo dello Sri Lanka. Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento”. A questo punto il Pontefice si è fermato per qualche istante in preghiera.

 

“La Pasqua  – ha aggiunto poi Francesco – ci porta a tenere lo sguardo sul Medio oriente, lacerato da continue divisioni e tensioni. I cristiani nella regione non manchino di testimoniare con paziente perseveranza il Signore risorto e la vittoria della vita sulla morte”, ha detto il Papa nel Messaggio pasquale che ha preceduto la benedizione "Urbi et Orbi". Bergoglio ha ricordato lo Yemen, “israeliani e palestinesi”, la Libia “dove persone inermi hanno ripreso a morire in queste ultime settimane e molte famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. Esorto le parti interessate a scegliere il dialogo piuttosto che la sopraffazione, e vitando che si riaprano le ferite di un decennio di conflitti e instabilità politica”.

 

Ancora, una preghiera per “Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun”, dove “tensioni sociali, conflitti e talvolta violenti estremismi” hanno lasciato sul terreno migliaia di morti. “Il mio pensiero va pure al Sudan, che sta attraversando un momento di incertezza politica e dove auspico che tutte le istanze possano trovare voce e ciascuno adoperarsi per consentire al paese di trovare la libertà, lo sviluppo e il benessere a cui da lungo tempo aspira”.

 

Non poteva mancare un accenno alla “popolazione delle regioni orientali dell’Ucraina, che continua a soffrire per il conflitto ancora in corso” e a chi “nel continente americano subisce le conseguenze di difficili situazioni politiche ed economiche. Penso – ha detto il Pontefice – in particolare al popolo venezuelano: a tanta gente priva delle condizioni minime per condurre una vita degna e sicura, a causa di una crisi che perdura e si approfondisce. Il Signore doni a quanti hanno responsabilità politiche di adoperarsi per porre fine alle ingiustizie sociali, agli abusi e alle violenze e di compiere passi concreti che consentano di sanare le divisioni e offrire alla popolazione gli aiuti di cui necessita”. Appoggio agli sforzi “che si stanno compiendo in Nicaragua per trovare al più presto una soluzione pacifica e negoziata a beneficio di tutti i nicaraguensi”.
 
 

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.