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Nel paese della cristianofobia

Nei primi due mesi dell'anno in Francia sono già 65 i casi di statue decapitate, crocifissi spezzati e ostie profanate. L’ultima è la necropoli dei re a Saint-Denis

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

7 Marzo 2019 alle 18:04

Per festeggiare il primo anniversario della presa delle Tuileries, il 31 luglio 1793 un membro della convenzione, Barère, propose la distruzione dei mausolei e delle tombe dei re di Francia, in modo da trarne piombo per le palle da moschetto utili alla causa rivoluzionaria. Dal primo di agosto iniziò lo scempio delle tombe, con i corpi gettati in due fosse comuni a nord della basilica. Più di duecento anni dopo, le profanazioni nelle chiese di Francia continuano. La notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 marzo, qualcuno si è introdotto nella basilica di Saint-Denis, nella cintura di Parigi, dove si trova la necropoli reale. L'organo dell'edificio è stato danneggiato e alcune finestre sono state rotte. Sempre il 7 marzo nella chiesa di Saint-Pierre-es-Liens (diocesi di Tours) il sacerdote della parrocchia ha scoperto che le ostie e il ciborio erano scomparsi dal tabernacolo. E due giorni prima una statua della Vergine è stata vandalizzata a Hotellerie-de-Flée, nella regione della Loira. Il 6 marzo c'è stato un incendio doloso nella cattedrale di Saint-Alain a Lavaur, in Occitania.

   

  

I cristiani sono perseguitati in tutto il mondo e la Francia è al passo con questa crescita generale della cristianofobia. Daniel Hamiche, redattore capo dell'Observatoire de la Christianophobie, osserva la stessa tendenza, divenuta particolarmente febbrile nel febbraio 2019. “Dal gennaio 2015, in cui abbiamo cominciato a fare sintesi statistiche mensili sugli di atti di cristianofobia in Francia, non avevamo mai registrato un mese così nero come il febbraio 2019”, ha spiegato Hamiche. “Abbiamo registrato e documentato 47 atti gravi commessi in 18 diversi dipartimenti: 15 casi di vandalismo, 15 furti, 10 profanazioni e un incendio doloso contro i luoghi di culto. Nei primi due mesi del 2019, abbiamo già assistito a 65 gravi attacchi (il 25 per cento in più rispetto al primo bimestre 2018). Questa è una realtà che può essere descritta solo come preoccupante”.

  

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