Le accuse complottiste di Orbán contro il Parlamento europeo

Micol Flammini

Il premier ungherese in un video dice che gli europarlamentari sono succubi di Soros e chiama a "difendere l'Ungheria"

La campagna mediatica si chiama “Difendere l’Ungheria” ed è stata lanciata dal primo ministro Viktor Orbán subito dopo il voto del Parlamento europeo che, la scorsa settimana, ha deciso di avviare la procedura dell’Articolo 7 contro Budapest. Il governo di Orban è accusato di aver violato lo stato di diritto e i princìpi democratici con le sue riforme.

 


Il video

Video, foto, uso puntuale e continuo dei social. “Difendere l’Ungheria” ha l’obiettivo di convincere gli elettori che Budapest è nel giusto. Il primo video è stato pubblicato su Facebook, sulla pagina del governo, e Orbán esordisce dicendo che “la campagna pro immigrazione del Parlamento europeo vuole farci tacere soltanto perché difendiamo la nostra patria”. Nella clip il primo ministro chiede agli ungheresi di “difendere l’Ungheria” e nel farlo mostra un’immagine con Soros alle spalle di Judith Sargentini, eurodeputata olandese, e Guy Verhofstadt, capogruppo dell’Alde a Strasburgo.


La legge Stop Soros

Colpevole di tutto, secondo Viktor Orbán è George Soros. Contro il miliardario americano di origini ungheresi, il governo ha anche varato una legge, la Stop Soros. Il provvedimento colpisce le ong, colpevoli, secondo il governo, di favorire l’invasione dell’Ungheria da parte dei migranti musulmani. E Soros ha una ong, la Open Society.  La Stop Soros sottopone le organizzazioni non governative a pressioni dei servizi di sicurezza e all’obbligo di pagare una tassa pari al 25 per cento sui finanziamenti esteri. George Soros viene accusato di voler islamizzare e scristianizzare l’Europa agevolando, grazie alla sua ong, l’invasione dei migranti. Contro di lui Orbán ha basato gran parte della sua campagna elettorale, cartelloni con il volto del magnate progressista con la scritta: “Non lasciare a Soros l’ultima risata”. Un linciaggio mediatico venato di antisemitismo.

 
L’università e la stretta sui media

Soros finanzia anche un’università, la Central european university. Un professore della facoltà di Scienze politiche, Carsten Schneider, ha raccontato al Foglio che l’ateneo subisce costanti pressioni, ogni anno ne viene minacciata la chiusura, il governo vuole cacciare i docenti non ungheresi. La stretta del governo è arrivata anche sui media. Orbán sta facendo chiudere tutti i quotidiani non allineati e a capo delle testate più importanti sta mettendo delle personalità fedeli al suo partito Fidesz.