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Un voto europeo sui valori, ohibò

Strasburgo vota contro Orbán e non cade nella trappola populista

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

12 Settembre 2018 alle 19:12

Un voto europeo sui valori, ohibò

Viktor Orbán (foto LaPresse)

Milano. Il Parlamento europeo mercoledì ha votato a favore dell’applicazione dell’articolo 7 del Trattato europeo – 448 voti a favore, 197 contrari, 48 astensioni – che apre una procedura disciplinare sulla tenuta dello stato di diritto in Ungheria. La prossima mossa spetta al Consiglio europeo, ma non sarà definitiva: ci sono ancora molti passaggi, tra Strasburgo e Bruxelles, prima di arrivare al comma 3 dell’articolo, che prevede un meccanismo di sanzioni che include anche la sospensione dei diritti di voto. Di effettivo a oggi non c’è nulla, ma la politica lenta dell’Europa si muove anche per simboli e per prese di posizione, e nonostante i tormenti soprattutto all’interno dei mondo conservatore – il premier ungherese, Viktor Orbán, e il suo partito Fidesz fanno parte del Partito popolare europeo – il segnale è arrivato chiarissimo. Dal 2010 a oggi, Orbán ha deteriorato il sistema istituzionale e il pluralismo ungheresi, un passo alla volta, prima in termini quasi cosmetici poi sempre più decisi e sfrontati. Ora Budapest dice che il voto di Strasburgo è una “vendetta” per l’ostruzionismo alla politica solidale dell’immigrazione, ma non è questo il significato di questa azione europarlamentare. 

 

Per una volta, il consesso europeo ha voluto concentrare l’attenzione sui valori che tengono insieme l’Unione, su quelle regole di base, liberali e democratiche, che hanno sempre fatto da collante in Europa. Di più: non si tratta soltanto di tenersi in qualche modo insieme, ma anche di aver voglia di far parte del progetto. Questi valori sono stati per decenni una forza d’attrazione: aderire all’Ue è stato il sogno di nazioni e popoli per molto tempo, e questo l’Ungheria, che è stata ammessa nel 2004, non può non saperlo. Se questi valori vengono meno o sono volutamente ridimensionati e sviliti per sostituire alla democrazia liberale la sua versione illiberale, l’Europa si trova di fronte a un problema grande. Assecondando la propria natura, Bruxelles ha cercato di gestire questo scivolamento con qualche richiamo, qualche imposizione, qualche buffetto, sperando di riportare Budapest sulla strada comune, e anche se la risposta è stata sempre più intransigente, e i toni sono diventati tetri, ha continuato a tentare. Ci stava provando anche questa volta: le divisioni all’interno del Ppe sono lo specchio di questo tentativo goffo di mantenere lo status quo, in nome di un tatticismo elettorale in vista delle europee e di una più banale indolenza ideologica. Poi qualcuno ha deciso di alzare la testa, di non cadere nella trappola tesa da Orbán, che di fronte alla platea europea ha parlato soltanto di immigrazione, nervo scoperto del continente, mi processate perché non accolgo i migranti. Da tempo ci caschiamo tutti, in questa trappola: della Svezia al voto abbiamo visto quasi soltanto l’ascesa populista e la criminalità, quando l’80 per cento degli svedesi ha votato per partiti europeisti. Appena Steve Bannon dice due parole – ormai ne dice mille, da inaccessibile che era è diventato un prezzemolino – ci si drizzano i capelli in testa, aiuto, sbarca l’armata trumpiana in Europa, moriremo tutti. Poi se parli con i suoi sostenitori senti parecchia freddezza, l’abbraccio dell’americano è utile e viene bene in foto, ma il Movement ha bisogno d’altro per fare da traino, forse semplicemente di un gruzzoletto da distribuire: la grande rivoluzione culturale di Bannon corre il rischio di essere una campagna personale di un comunicatore, il Jim Messina dei truci.

 

Recuperando “i valori non negoziabili”, come li ha definiti il capogruppo del Ppe a Strasburgo Manfred Weber, che tutto avrebbe voluto tranne creare una spaccatura dentro al suo mondo, la trappola orbaniana è stata evitata. Non senza danni, naturalmente. I popolari spagnoli e i Républicains francesi si sono astenuti al voto di mercoledì, la Csu bavarese ha votato per metà con Orbán (Weber è della Csu, ha votato per aprire la procedura), la Cdu di Angela Merkel contro, ma con qualche ribellione. Dell’Italia sappiamo, Lega e FI si sono ritrovate nella difesa dell’autocrate illiberale (mentre i voti del M5s si sono rivelati utilissimi per la causa opposta). Come sia possibile rimettere insieme i cocci ancora non si sa, Parigi punta a sfruttare le divisioni per rifondare gli schieramenti, liberali di qui e illiberali di là. Così le europee sarebbero una riedizione in salsa continentale del referendum sulla Brexit: il paragone non è rassicurante, ma l’esperienza del negoziato sulla Brexit, assieme a tutti i colpi antidemocratici che arrivano da est, qualcosa ci starà pure insegnando.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    13 Settembre 2018 - 19:07

    Grande regalo a Orban fatto da un europarlamento quasi in scadenza che non rappresenta più gli equilibri politici attuali. E perlopiù senza conseguenze pratiche visto che per attuare sanzioni ci vorrà l'unanimità dagli stati

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  • giuseppezavaroni

    13 Settembre 2018 - 11:11

    "Le società agonizzanti lottano contro la storia a forza di leggi, come i naufraghi contro le onde a forza di grida. Brevi mulinelli." Nicolas Gòmez Dàvila

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  • mrkermit

    13 Settembre 2018 - 11:11

    Liberali vs Illiberali???? io ci vedo solo un grande errore e un voto adottato più per paura! brava la deputata olandese, verde,ecologista, vegana, pacifista e attivista LGBT ( mi sono dimenticato qualcosa della descrizione del perfetto personaggio di estrema sinistra?), che è riuscita a far votare una tale risoluzione...... adesso vediamo se è stata una vera vittoria o una vittoria di Pirro

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  • joepelikan

    12 Settembre 2018 - 23:11

    L'unica metafora che mi viene in mente pensando al voto europeo contro il nobile popolo ungherese è quella di un film di zombie. Gli zombie si credono i veri umani e cercano di far di tutto per zombificare il mondo. Gli umani sono pochi, raccogliticci e destinati alla sconfitta, ma consci fino all'ultimo della loro umanità. Allo stesso modo delle persone prive di storia, di anima e di virtù, dalle cui parole trasuda un tanfo di morte, vestite di bronzee procedure che dicono liberali ma che sono la morte della vera libertà, codesti eurozombie si considerano i veri europei, ma ne sono solo il cadavere animato. Come nei film di zombie, gli eurozombie accerchiano e assediano gli ultimi veri europei rimasti, gli unici che hanno vera vita e anima europea, come Orbàn e il nobile popolo ungherese, tentando, col loro morso mortifero, di renderli degli eurozombie come loro.

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    • Cardileo

      13 Settembre 2018 - 08:08

      Persone prive di storia i greci e gli italiani? Mai sentito parlare di Rinascimento o di Grand Tour? Con tutto il rispetto per la Pannonia, si capisce...

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      • joepelikan

        13 Settembre 2018 - 09:09

        Caro Cardileo, è evidente che non ci siamo capiti. Grecia, Italia e... Pannonia hanno storia, anima, vita. Così l'Europa stessa. Ma l'Europa non è l'Unione Europea. Questa è solo una transeunte struttura politico-amministrativa che opera in Europa. Così come, del resto, la Repubblica Italiana non è l'Italia. L'Europa a mio avviso è fatta di zombie perchè nega radicalmente la vita, la storia e l'anima europea. Anzi, si può dire che questa negazione ne sia il progetto principale. E quali sono i valori europei? La democrazia? Ma la democrazia non è un valore, è solo un metodo. La pace? Ma essa è un bene, non un valore. La grande e menzognera triade Liberté Égalité Fraternité?, che si traducono in libertinaggio sancito dalle leggi, omologazione forzosa e immigrazionismo? Sì, l'Europa ha dei valori. Ma l'Unione Europea, questa effimera sovrastruttura, è lì apposta per negarli quasi tutti.

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      • gesmat@tiscali.it

        gesmat

        13 Settembre 2018 - 09:09

        Tu credi che la visione del mondo comunista o, peggio, stalinista abbia qualcosa da spartire con la cultura greco-latina?

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