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Se la Ceu è stata espulsa da Budapest è anche colpa dell’inerzia dell’Ue

La lettera di ventotto docenti per ricordare a Juncker, Tajani e Tusk che se l’Europa perde i suoi valori, perderà tutto

13 Dicembre 2018 alle 10:40

Se la Ceu è stata espulsa da Budapest è anche colpa dell’inerzia dell’Ue

George Soros (foto LaPresse)

Traduciamo integralmente la lettera che ventotto docenti insigniti della cattedra Jean Monnet hanno inviato a Jean-Claude Juncker, Antonio Tajani e Donald Tusk, rispettivamente presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo, per denunciare il silenzio delle istituzioni comunitarie nei confronti dell’espulsione della Central european university da parte del governo ungherese. La Ceu, fondata e finanziata da George Soros, da gennaio 2019 sarà costretta a interrompere le lezioni a Budapest e si trasferirà a Vienna, in seguito a una legge voluta dal primo ministro Viktor Orbán.

 


 

Cari presidenti Juncker, Tajani e Tusk, noi firmatari abbiamo, o abbiamo avuto, una cattedra Jean Monnet, un titolo onorifico conferito dall’Unione europea ai docenti universitari come riconoscimento di eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca nel campo dell’integrazione europea. Veniamo da contesti molto diversi, viviamo in paesi dell’Unione e del mondo, abbiamo delle opinioni politiche e affiliazioni partitiche di ampio spettro. Tra tutte le nostre differenze, la cosa che abbiamo in comune è la fiducia nel fatto che l’Ue debba difendere il suo cuore fatto di valori democratici così come è scritto nell’articolo 2 del Trattato dell’Unione europea che dichiara: “L’Ue si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

 

Dal momento che noi abbiamo preso un impegno con un’Unione europea basata sui valori democratici, vi scriviamo per esprimervi la nostra profonda delusione e indignazione riguardo al fallimento dell’Ue nel rispondere con fermezza ai recenti sviluppi in Ungheria. Il primo dicembre del 2018, in seguito al lancio di una lunga campagna di vergognosa persecuzione, il governo ungherese ha costretto la Central european university a lasciare l’Ungheria. Il fatto che un’università indipendente possa essere espulsa da un paese membro dell’Ue è un attacco insopportabile contrario ai valori democratici dell’Unione. Purtroppo siamo abituati a vedere simili attacchi contro la libertà accademica in regimi autoritari quali la Russia o la Turchia, ma il fatto che questo possa accadere all’interno dell’Ue segna davvero un momento vergognoso nella storia dell’integrazione europea. Ovviamente, la responsabilità ricade prima di tutto sul governo ungherese, che ha pianificato questo attacco come parte del suo più vasto assalto alla democrazia pluralista, un assalto ben documentato nel rapporto Sargentini del Parlamento europeo.

 

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In ogni modo, è stata anche la vostra inerzia e quella degli altri leader europei di fronte agli attacchi del governo ungherese contro la Ceu a fare in modo che ciò accadesse. L’Ue non solo ha fallito nell’applicare delle sanzioni significative al governo di Orbán per queste azioni, il suo partito Fidesz ha anche il beneplacito come membro in piena regola del Partito popolare europeo, un gruppo al quale tutti e tre siete affiliati. Mentre il recente voto al Parlamento per attivare l’articolo 7 contro l’Ungheria marca un passo importante, più in generale le istituzioni europee hanno miseramente fallito nell’opporsi agli attacchi ripetuti e prolungati del governo di Orbán contro i valori della democrazia in questi anni. E questo non è accaduto perché non avessimo ricevuto avvertimenti su cosa stava per accadere. Nel 2013, il rapporto Tavares aveva chiesto un’azione decisiva e tuttavia non è stato fatto nulla di significativo. Lo sfratto della Ceu riflette il fatto che il governo ungherese ha capito che può violare le norme europee impunemente, superando qualsiasi presunta “linea rossa” senza doverne affrontare le conseguenze.

 

E’ stato oltrepassato il limite. Vi chiediamo di difendere i valori democratici sui quali si basa l’Ue. Chiediamo a tutti voi e alle istituzioni che guidate di condannare con forza l’espulsione della Ceu da parte del governo ungherese prima delle prossime elezioni europee. Inoltre vi invitiamo, in quanto figure di spicco del Partito popolare europeo, a chiedere che i suoi leader intraprendano un’azione immediata per sostenere i princìpi fondamentali sui quali si basano sia il Ppe sia la stessa Ue e per chiarire che all’interno del Ppe non c’è spazio per partiti come Fidesz, che violano questi principi. In gioco non c’è soltanto la libertà accademica, ma l’opportunità di ogni residente dell’Unione di pensare, di muoversi e di agire in questo spazio che non ha precedenti in fatto di libertà, stato di diritto e democrazia che l’Ue rappresenta.

 

Lo sfratto della Central european university riflette il fatto che il governo ungherese ha capito che è possibile violare le norme europee impunemente, superando qualsiasi supposta “linea rossa” senza doverne poi affrontare le conseguenze. E’ stato oltrepassato il limite. Vi chiediamo di difendere i valori democratici sui quali si basa l’Ue. Chiediamo a tutti voi e alle istituzioni che guidate di condannare con forza l’espulsione della Ceu da parte del governo ungherese prima delle prossime elezioni europee. Inoltre vi invitiamo, in quanto figure di spicco del Partito popolare europeo, a chiedere che i suoi leader intraprendano un’azione immediata per sostenere i princìpi fondamentali sui quali si basano sia il Ppe sia la stessa Ue e per chiarire che all’interno del Ppe non c’è spazio per partiti come Fidesz, che violano questi principi. In gioco non c’è soltanto la libertà accademica, ma l’opportunità di ogni residente dell’Unione di pensare, di muoversi e di agire in questo spazio che non ha precedenti in fatto di libertà, stato di diritto e democrazia che l’Ue rappresenta. 

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    14 Dicembre 2018 - 01:01

    Un tempo, da ragazzo, ero un fervido europeista. Poi ho capito che l'UE era uno strumento egemonico al servizio di alcuni Paesi. Il cosiddetto "salvataggio" della Grecia mi ha definitivamente convinto. La UE in quel caso si è comportata in modo non dissimile a Stalin con i kulaki o con gli Ucraini: ha affamato i propri fratelli greci. Che si sia trattato di un vero e proprio atto di guerra ce lo dice il numero dei morti dovuti all'azione UE: 180.000, lo stesso numero dei morti greci nella prima guerra mondiale (non è un iperbole, leggete questo articolo di Forbes e fate i conti: https://bit.ly/2ryC2QC ). Se si pensa che i cosiddetti "aiuti" alla Grecia, pagati da tutti i Paesi europei, sono finiti per due terzi nelle casse delle banche francesi e tedesche, si vede come siamo di fronte ad un saccheggio. La UE ha le mani lorde del sangue greco. Dov'erano questi cosiddetti intellettuali mentre in Grecia si consumava un nuovo holodomor? Io non dimentico.

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