Il murales dedicato a Gavrilo Princip, l'assassino dell'Arciduca Francesco Ferdinando (Foto Wikipedia)

Le quattro pistole di Gavrilo Princip e le verità storiche che l'Europa deve difendere dai sovranismi

Micol Flammini

Per quanto sia bella la pluralità, l'Ue deve difendere la storia dagli attacchi dei populisti. L'arma che ha ucciso l’Arciduca Francesco Ferdinando deve essere una sola

Roma. La Casa della storia europea doveva essere una clinica odontoiatrica. Nel parco Leopoldo di Bruxelles, è un edificio bello, spazioso, in stile Art déco fuori e modernissimo dentro. Alla fine, l’edificio che porta il nome dell’inventore delle macchine fotografiche Kodak, George Eastman – così è l’Europa, ovunque ti volti, trovi una storia – fu trasformato dal Parlamento europeo nel museo del passato che unisce tutti noi, cittadini dei 28, a breve 27, stati membri. Molte esposizioni sono temporanee e quando la professoressa Andrea Petöő, docente di Scienze sociali della Hungarian Academy of Sciences, è andata a visitare una mostra sulla Prima guerra mondiale è rimasta subito colpita dalla presenza, al centro esatto della stanza, di una pistola dentro una teca.

 

Era la pistola con cui Gavrilo Princip uccise l’Arciduca Francesco Ferdinando in quel 28 giugno del 1914 che tutti i libri di storia descrivono come un giorno afosissimo, a Sarajevo. Da quell’arma, ha pensato la professoressa, è partito il colpo che poi ha portato a ridisegnare tutto il mondo, da quel colpo è iniziata la scomparsa degli imperi centrali. Andrea Petöő è poi rimasta stupita quando la guida ha detto ai visitatori che gli oggetti della mostra cambiano continuamente posto, vanno e vengono, perché dopo un acceso dibattito tra i paesi membri è stato stabilito di dare la possibilità a tutte le nazioni di esporre le loro reliquie più preziose.

 

Ma la pistola rimarrà lì, non è certo sostituibile, ha obiettato la professoressa. Ma no, ha risposto la guida, sono quattro i paesi europei che affermano di avere la “vera pistola di Gavrilo Princip”. Dopo la visita, dopo la disillusione e dopo aver passato ore e giorni a domandarsi se quella fosse o no l’arma del rivoluzionario, la professoressa è tornata a Budapest e ha scritto un articolo per Project Syndicate in cui si domanda dove finirà l’Europa se ogni governo continuerà a riscrivere i fatti sulla base della propria agenda politica.

 

Per quanto sia bella la pluralità, il vociare diverso e continuo delle varie tradizioni nazionali – “uniti nella diversità” dice il motto dell’Ue – l’Europa è un caleidoscopio di identità, ma su un punto, sostiene Andrea Petöő, non può permettersi variazioni o sfumature: non possono essere quattro le pistole di Gavrilo Princip. Devono essere gli esperti a dare le risposte che riguardano la storia, l’istruzione, la scienza e l’Ue deve occuparsi anche di questo. Deve curare e combattere la tendenza di certi governi a prendere decisioni su questioni scientifiche.

 

In Ungheria ad esempio il governo ha espulso la Ceu, la Central european university, che preparava gratuitamente, o quasi, i migliori studenti ungheresi e stranieri in un campus modernissimo, soltanto perché fondata e finanziata da George Soros, il miliardario che il premier Viktor Orbán ha preso a odiare da alcuni anni. In Polonia il governo invece sta eliminando autori o libri dai programmi scolastici, in Bulgaria sono stati bloccati i finanziamenti a progetti di ricerca, in Italia è stato eliminato il tema di storia dalla maturità e lo studio della disciplina nel biennio degli istituti professionali è stato ridotto a un’ora alla settimana.

 

C’è la volontà, da parte di alcuni governi, di istituire un sistema educativo in base al quale siano gli esecutivi a stabilire cosa è importante e cosa no, cosa è necessario e cosa no sulla base delle esigenze politiche e senza che siano gli esperti a intervenire. L’Unione europea ha anche questo compito, custodire certo la pluralità, ma sorvegliare su quel sostrato comune a tutti che deve essere invariabile perché studiato, ricercato, approfondito e lontano dalle agende politiche. La pistola di Gavrilo Princip che ha sparato contro l’Arciduca Francesco Ferdinando deve essere una sola, non possono essere state quattro.

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