cerca

Cara Gabanelli, la tassa sul contante no

Effetti distorsivi di una riforma punitiva (ma possibile) che farebbe molti danni

19 Settembre 2019 alle 06:00

Cara Gabanelli, la tassa sul contante no

La giornalista Milena Gabanelli (foto LaPresse)

La proposta più concreta del nuovo esecutivo, peraltro ideata dalla Confindustria, è la cosiddetta “tassa sui prelievi”. La nuova imposta, che punta a colpire l’uso del contante, è di notevole rilevanza perché – a quanto pare – dovrebbe essere una delle principali fonti di finanziamento della prossima manovra attraverso l’emersione dell’evasione fiscale e quindi l’aumento delle entrate pubbliche. L’idea è ancora in una fase embrionale e già sconta diversi problemi di attuazione tecnica (come si fanno a controllare tutti i conti correnti degli individui? Come comunicano le banche tra di loro? Quale istituto farebbe da sostituto di imposta?), ma anche di efficacia. Ad esempio, la proposta prevede oltre al disincentivo all’uso del contante (tassazione dei prelievi superiori una certa soglia mensile) un incentivo all’uso della moneta elettronica (un credito di imposta del 2 per cento per chi effettua i pagamenti con carte). Il problema è che un incentivo del genere verrebbe utilizzato da chi adesso usa il contante per transazioni dove non c’è evasione (spesa al supermercato, pagamento di bollette, acquisti nei grandi centri) e quindi il risultato complessivo potrebbe essere quello di incentivare l’uso della moneta elettronica, ma al costo di una perdita di gettito. Ma sul tema le idee bizzarre non finiscono qui. Perché ad esempio Milena Gabanelli, che da anni è una teorica della tassazione del contante, è andata oltre. “Avevo proposto questa modalità nel 2012 – ha detto a ‘Dimartedì’ – però non bisogna tassare solo il contante che prelevi, ma anche quello che depositi, altrimenti l’operazione è monca”. Capiamo l’amore per le tasse, ma la logica suggerisce che una doppia tassazione genererebbe incentivi perversi: da un lato tasserebbe chi deposita molti contanti senza evadere (si pensi solo alla grande distribuzione) e dall’altro sarebbe un doppio disincentivo al deposito in banca (se i contanti vengono tassati sia al deposito sia al prelievo, allora conviene tenerli sotto il materasso). Tassare fa male, ma tassare male fa malissimo.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    19 Settembre 2019 - 11:11

    Ma questi ci sono o ci fanno? Come se chi incassa in nero depositasse sul conto soldi dei quali non è possibile dimostrare la regolare provenienza. Chiedano a Grillo e a Di Maio dove si tengono i contanti percepiti in nero.

    Report

    Rispondi

  • Chichibio

    19 Settembre 2019 - 09:09

    Tutto ciò che questa signora dice è preso per oro colato. E certe trovate sembrano di pura marca grillina.

    Report

    Rispondi

Servizi