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La flessibilità non è un pasto gratis. Parla Daveri (Bocconi)

“Il governo farà crescere il deficit. L'importante è spenderlo bene”. Promuovere la crescita economica e quella dimensionale delle pmi. Il rebus delle coperture

10 Settembre 2019 alle 06:00

La flessibilità non è un pasto gratis. Parla Daveri (Bocconi)

Bergamo, inaugurazione del nuovo centro logistico di Italtrans a Calcio (foto LaPresse)

Milano. “Dal discorso del premier Conte si capisce che questo è un governo destinato a far crescere il deficit. Il che è abbastanza normale in periodi di rallentamento economico ma quel che conta è spendere bene questo deficit aggiuntivo sapendo giocare la carta della flessibilità con Bruxelles. Finora l’esecutivo giallorosso ha guadagnato 50-60 punti di spread (in meno) ma il differenziale con il Bund si è fermato a 150 punti base. Non è un caso: scenderà ulteriormente solo di fronte a misure che siano in grado di invertire la tendenza alla bassa crescita dell’Italia”.

  

L’economista Francesco Daveri dell’Università Bocconi ha appena finito di leggere i resoconti del discorso con cui il capo del governo ha chiesto la fiducia al Parlamento e nota un elemento di discontinuità con il precedente esecutivo gialloverde che pure era presieduto da Giuseppe Conte. “Una delle idee espresse da Conte è quella di valorizzare il sistema delle piccole imprese, caratteristica peculiare dell’Italia ma anche un limite perché a livello globale si compete con le grandi aziende non con le piccole. Ecco, mi pare che il governo Cinque Stelle-Pd, rispetto al precedente, ammetta che occorra superare la retorica del 'piccolo è bello' creando le condizioni per una crescita dimensionale del sistema produttivo”. In effetti, Conte ha detto che occorre introdurre misure che incentivino le pmi a rafforzare la propria compagine sociale e a “dimensionarsi in modo sempre più strutturato e consistente”. Insomma, per il governo piccolo è bello ma se è messo in condizioni di crescere e diventare internazionale “è ancora più bello”.

 

“Mi pare che in questo passaggio ci sia un cambio di vedute rispetto all’idea di stampo leghista di fare crescere il popolo delle partite Iva incoraggiando il mantenimento di una dimensione ridotta in cambio di una fiscalità agevolata – prosegue Daveri – Detto questo, non sarà facile promuovere la crescita dimensionale delle aziende italiane né intervenire per legge sugli assetti societari come citato dal premier”. Nessuno ha fatto finora il conto di quanto occorrerebbe rilanciare una politica industriale per andare oltre Industria 4.0, introdotta sotto il governo Gentiloni e poi prima smontata e poi rimontata da Lega-Cinque Stelle quando si sono resi conto che è l’unica misura a favore del sistema produttivo che funziona. “Si potrebbe anche ripristinare qualcosa di simile all’Ace – l’aiuto fiscale alla crescita economica – che è stata abolito dalla legge di Bilancio del 2019 e che va proprio nella direzione auspicata dal nuovo governo – propone Daveri – Ma per tutte queste cose bisognerà trovare le risorse nella legge di Bilancio per il 2020. Il rischio è che la coperta risulti corta nonostante la disponibilità di Bruxelles a concedere maggiore elasticità nella spesa pubblica”. In effetti, prima bisogna trovare le risorse per disinnescare i 23,2 miliardi delle clausole di salvaguardia impedendo l’aumento dell’Iva, pare senza toccare (a sentire il sottosegretario grillino Riccardo Fraccaro) reddito di cittadinanza e quota 100. Già un bel rebus di per sé. In ogni caso solo dopo aver messo a posto queste voci si aprirà la possibilità di aiutare la crescita.

 

Certo non un problema solo dell’Italia. Come riportato dall’agenzia Reuters, la Germania sta prendendo in considerazione la creazione di un ‘bilancio ombra’ che consentirebbe a Berlino di incrementare gli investimenti pubblici oltre le restrizioni sul debito previste dalla costituzione. “E' una strada percorribile ma bisogna stare molto attenti – prosegue Daveri – Si potrà fare crescere il deficit fin quando i mercati lo consentiranno, cioè fino a quando lo spread non ricomincerà crescere e lo stato dovrà offrire un rendimento più elevato per incentivare l’acquisto dei titoli del debito pubblico. Il credito conquistato finora sui mercati dal governo rossogiallo deve essere mantenuto nel tempo, solo così il risparmio derivante dai minori costi per interesse potrà essere messo a disposizione della crescita. Ma se il differenziale torna ad aumentare si ricomincia tutto daccapo”.

Mariarosaria Marchesano

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