Anche Salvini è responsabile dei No del governo. Parla Mondini

Renzo Rosati

Per il capo di Confindustria Genova lo stop alla Gronda di Toninelli è una speculazione politica alla quale la Lega non si sottrae

Roma. “Più preoccupato o più arrabbiato? Più arrabbiato, non se ne può più di un governo e di ministri che prendono per i fondelli gli elettori e la parte sana a produttiva di questo paese. E quando parlo di governo non mi riferisco solo ai 5 stelle e Danilo Toninelli, perché il governo è unico, dunque pure la Lega e Matteo Salvini non possono continuare con lo scaricabarile. Ma gli abbiamo preso le misure…”.

 

A novembre 2018 Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova, raccontava al Foglio perché la rivolta del nord contro l’esecutivo gialloverde passava anche dal capoluogo ligure, oltre che dalla piazza Sì Tav di Torino e dalle assemblee degli imprenditori lombardi. Ora che il ministro grillino delle Infrastrutture ha annunciato la “sospensione dell’iter amministrativo” della Gronda di Genova, la variante che alleggerirà il traffico pesante cittadino, ponte Morandi-bis compreso, Mondini si iscrive al partito di chi considerano la fase politica attuale un incidente, “un bluff che non reggerà alla realtà dei fatti, che è poi la visione delle imprese e dei lavoratori, oltre che del buon senso”. Però non vede neppure imminenti ribaltoni. “Personalmente non credo alla versione di Matteo Salvini impedito a fare le cose dai 5 stelle – Salvini dice che 'a colpi di No l’Italia non può andare avanti' ma secondo Mondini è corresponsabile – la responsabilità è unica, e anche se il capo della Lega cita Toninelli tra i ministri da sostituire non può ignorare che lui di questo governo è anche vicepremier. Così secondo me, sulla crisi, fanno finta”.

  


Il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini (Foto LaPresse)


  

Detto questo, per Mondini la “sospensione” del ministro delle Infrastrutture “è pura fantasia, o peggio”. Infatti, dice, non c’è nessun iter in corso, è tutto già concluso con l’approvazione, da parte dello stesso ministero dei Trasporti, del progetto definitivo, che ha già ricevuto tutti i possibili nulla osta, compreso quello d’impatto ambientale, finanziamenti, bandi assegnati per 490 milioni e addirittura il 92 per cento di terreni e manufatti espropriati. “Toninelli deve solo prendere la penna e firmare, un atto dovuto in un paese nel quale, come nel mondo civile, si rispetta la continuità amministrativa. Tra l’altro la Gronda è tra le poche opere ad avere indetto una consultazione pubblica alla francese. Ecco una riforma istituzionale da fare. Perché è ovvio che realizzare un’infrastruttura dura più di un governo, per non parlare di una stagione politica. Di questa, poi…”. E dunque? “Il governo, e nello specifico Luigi Di Maio come ministro dello Sviluppo, ha appena dovuto chiamare Atlantia al capezzale di Alitalia, non c’erano altri capitali in fila, ma i 5 stelle devono fingere di mantenere il pugno duro e la mascella serrata contro Aspi, la concessionaria dei Benetton che realizza la gronda. Ancora più visto che il 14 agosto di commemora il crollo del Morandi, e grillini e leghisti vorranno tornare a Genova a fare un po’ di passerella. Si farà come con la Tav: un cavillo, far passare un paio di mesi e poi, ad autunno, mettere quella firma. Magari inventandosi qualche altro delitto perfetto stile Ilva”.

 

Quello di Mondini, però, non è cinismo, “piuttosto realismo di chi, come tutti gli imprenditori di questo paese, non può che cercare di convivere con un governo anti impresa, ripeto in tutte le sue parti”. Genova ha però per sindaco un leghista non ideologico come Marco Bucci, mentre il presidente della regione Giovanni Toti è il politico di Forza Italia più vicino a Salvini. Fantasia e pazienza sono messe a dura prova. Se salta il governo gialloverde è interesse dell’impresa avere una maggioranza alternativa a quella populista? “A Genova, come sulla Tav, il Pd ha sempre difeso lo sviluppo e le infrastrutture, come la Lega nelle sue regioni. E mai come ora abbiamo finanziamenti per la città, tra la Gronda, il Morandi, il terzo valico. Certo ci vogliono le forze che sblocchino queste risorse. Ma per ora credo a quello che vedo, e scommetto che Di Maio e Salvini restano dove sono”.

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