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Alitalia a bagnomaria

Passano le europee, mica i guai. Il governo non avvicina né Toto né Benetton

25 Maggio 2019 alle 06:00

Alitalia a bagnomaria

Foto LaPresse

Nessuna situazione di crisi industriale è stata risolta prima delle europee. La strategia del “bagnomaria” ha funzionato ancora una volta, almeno per i media. Il gruppo Toto ha smentito di essere interessato a mettere un quattrino in Alitalia. Il gruppo Atlantia nemmeno ha prodotto offerte formali. C’era l’impressione che dal ministero dello Sviluppo guidato da Luigi Di Maio e dal ministero dei Trasporti di Danilo Toninelli arrivassero aperture concrete ai due gruppi che sono anche concessionari autostradali. Il gruppo Toto aveva annunciato la chiusura del traforo del Gran Sasso dal 20 maggio e in risposta dal ministero di Toninelli si è minacciata la “revoca immediata della concessione” per interruzione di pubblico servizio. Per quanto riguarda Atlantia, la risposta alla possibilità di un ingresso nella compagnia aerea è stata che ci sono “troppi fronti aperti” prima di aprire il dossier Alitalia come le autorizzazioni per costruire la Gronda a Genova e il Passante di Bologna o il ritiro definitivo della minaccia di revocare le concessioni autostradali al gruppo della famiglia Benetton, minaccia in essere da quando è crollato il ponte Morandi a Genova nell’agosto scorso per cui è in corso un contenzioso. “Se i Benetton sono interessati si faranno avanti, io non ho preclusioni”, ha detto ieri il sottosegretario agli Affari regionali, Stefano Buffagni, del M5s. “Soprattutto va detto che non c’è nessun concambio sul tavolo”, ha aggiunto. Insomma nessun avvicinamento tra governo e concessionari da coinvolgere insieme a Ferrovie dello stato e l’americana Delta Airlines per risolvere l’impasse Alitalia che dura da due anni. L’unico risultato ottenuto da una trattativa improvvisata condotta ai ministeri di Di Maio e Toninelli, non priva di finti colpi di scena, è stato uno sciopero del settore del trasporto aereo con la cancellazione di trecento voli martedì scorso. Le europee passano ma Alitalia resta sul groppone del contribuente collettivo che sta finanziando una società a “bagnomaria” con un prestito da 900 milioni di euro che forse non rivedrà mai.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    25 Maggio 2019 - 12:12

    Leggendo queste buffonaggini sempre si torna a Grillo il fondatore dei 5S. Si torna a quello che diceva dai palchi circa la sua rivoluzione tolemaica più che copernicana. Ecco, in Alitalia si è alla rivoluzione tolemaica. Copernico non è nel loro dna. Ascoltare Di Maio che parla di ferrovie, poste e stato è da brividi imprenditoriali, e non si capisce Delta cosa centri in questo intreccio casereccio di “trasporto aereo napulitano”. I politici per Alitalia furono, sono una iattura, una maledizione. La bramosia del controllo dei voti ha portato e porta a questo. Grillo ne continua la maledizione perché ne ha sposato la linea politica e da buon democristiano persevera nella sciagura. Arrendetevi gridava dai palchi ma in fin dei conti ha solo cambiato i commensali alle mangiatoie politiche. Non si capisce come si possano coniugare i profitti tra una compagnia novecentesca ed un mercato da numeri primi. Questo Grillo-Di Maio devono spiegare agli italiani, non ai dipendenti che votarono no.

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