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Il guaio di Alitalia è anche l’Italia

Non resta che Lotito per coprire la farsa di un carrozzone investitor-repellente

12 Giugno 2019 alle 20:47

Il guaio di Alitalia è anche l’Italia

Claudio Lotito e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Il canovaccio dei travagli di Alitalia si ripete identico prima di ogni scadenza di relativa o di vitale importanza. Questa volta non si tratta di rabbonire i sindacati prima di un vertice governativo, ma della scadenza per la presentazione delle offerte per trovare degli azionisti interessati a salvare la compagnia dopo oltre due anni di amministrazione straordinaria. Questa volta, appunto, la trovata – al momento mediatica – è la formalizzazione della manifestazione di interesse di Claudio Lotito, patron della Lazio, prima della scadenza prevista il 15 giugno. Ora il Mise dovrà valutare se Lotito è abbastanza solido per entrare, insieme a Ferrovie dello stato e Delta Airlines. Si vedrà. Invero potrebbe essere interessato a un solo business, che non è l’aviazione ma il catering (con Bona Dea gestisce servizi mensa). Dopodiché di compagnie ne sono passate parecchie, tra quanto riportato dai media e quante avevano effettivamente approcciato il ministro Luigi Di Maio. Spuntò Air China (bufala), passò Ryanair (provocazione), s’affacciò Easyjet (ritirata), si sfilò Lufthansa (l’unica con un piano di ristrutturazione credibile e testato, sulla rinata Swiss Air). Il governo ha lasciato intendere (senza mai un contatto diretto) di voler coinvolgere Atlantia facendo leva un po’ sulle cessioni autostradali da rinnovare e un po’ sulla convenienza che avrebbe Atlantia (che controlla l’Adr, Aeroporti di Roma) a lasciare in vita la compagnia di bandiera. Prima delle europee fece capolino Carlo Toto, altro concessionario autostradale, con Air One (ritirato). Pure l’opzione Lotito servirà a guadagnare tempo, non si sa per fare cosa (a perdere un altro milione e più al giorno?). Certo a spostare la scadenza per la prossima presentazione delle manifestazioni di interesse a metà luglio. Ora il cerino in mano non ce l’ha solo più Di Maio ma anche Salvini, il quale ha lasciato che i suoi uomini al ministero dei Trasporti, Armando Siri ed Edoardo Rixi, fossero costretti a lasciare a causa di guai giudiziari. Salvini spaventa gli investitori parlando di minibot e prelievi fiscali sui risparmi. Se nel mondo non ci sono investitori disponibili non è solo perché Alitalia è un carrozzone, il guaio è che anche il paese lo sta diventando.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    12 Giugno 2019 - 22:10

    La redazione è più ficcante di una firma autorevole. Ha centrato il problema. Brava redazione. Salvini non salva Salvini. Salvini ha vinto le elezioni e non può più giocare a mosca cieca. Vedere il piatto anche se questo piange è un punto obbligato. Alitalia è frutto di uno sfascio epocale ed i bari sono ovunque, Berlusconi in primis. Pensare di risolvere alla Di Maio è da illusi come pure alla Salvini fuori mi chiamo. Salvini vi è dentro con tutte le scarpe e di Di Maio è un parvenue che conta come il due di coppe se regna denari. Urge un partito tedesco se l’Europa muore. Lufthansa ha detto, e mai profezia fu più azzeccata. Atlantia ha una logica ma fuori lo stato. Grillo incita alle barricate, Di Maio non esiste e Salvini pure. Alitalia è alla farsa e Lotito ne è il giullare. Aiuto.

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