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A quando il prossimo “whatever it takes”?

Draghi delude gli investitori e i governi non hanno più una stampella sicura

7 Giugno 2019 alle 06:00

A quando il prossimo “whatever it takes”?

Il governatore della Bce, Mario Draghi (Foto LaPresse)

Le misure annunciate dalla Banca centrale europea sono state deludenti per i mercati: una situazione che dovrà spingere i politici europei a contrastare la debolezza economica continentale dal momento che l’Eurotower non può fare da unico argine. Il presidente Mario Draghi ha dato una visione negativa della condizione economica, con le previsioni di crescita del pil riviste al ribasso per i prossimi due anni. E per questo, dal momento che la condizione non è tornata alla normalità, l’Eurotower non procederà alla normalizzazione della politica monetaria. Tutti i segnali indicano che sarà favorita l’ipotesi di un nuovo round di acquisti di titoli pubblici, il Quantitative easing, probabilmente già dall’anno prossimo, un altro “whatever it takes”. D’altronde anche la Fed ha fatto retromarcia in pochi mesi, passando dall’ipotesi di un graduale aumento dei tassi di interesse a una possibile riduzione. Le misure politiche annunciate da Draghi sono diverse dalle aspettative: gli investitori valutavano un piccolo taglio dei tassi nei prossimi mesi, mentre la linea della Bce è quella di mantenerli invariati almeno per la prima metà del 2020; il terzo round di prestiti agevolati alle banche (Tltro) sarà invece meno generoso del precedente, che era servito da contenimento dei lunghi strascichi della crisi dei debiti sovrani.

 

Per i governi europei il fatto che la Bce, al momento, non possa utilizzare gli attrezzi usati in passato, come il Qe, e che quelli che ha a disposizione non siano risolutivi, dovrebbe indurre a maggiore responsabilità nelle politiche economiche da dispiegare per gli anni a venire. Un problema soprattutto italiano. La procedura d’infrazione per debito eccessivo e la discussione sui minibot – inutili o illegali secondo Draghi e anticamera dell’Italexit – sono, come scrive l’agenzia Moody’s, segnali anticipatori di un taglio del merito di credito nazionale, ora poco sopra al livello spazzatura. “Non credo che all’Italia sarà chiesta una riduzione rapida del debito, per far scendere il debito occorre tempo – ha detto Draghi – ma il piano deve essere credibile e la credibilità si misura su come si struttura il piano e sulle azioni che si mettono in campo per attuarlo”. La credibilità non è gratis.

Redazione

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