I conti che non tornano con la manovra

Redazione

Strizza l’occhio ai pensionati senza investire sulla crescita. Un disastro annunciato

Ora che anche il governo taglia, buon ultimo, le stime del pil 2019 all’1-0,9 per cento rispetto all’1,5 difeso fino a pochi giorni fa, è giusto chiedere alcune cose. La prima: la manovra centrata su quota 100 e reddito di cittadinanza viene definita “espansiva”, l’unica per rilanciare la crescita. Visto che anche il 2018 sta per chiudersi all’1-0,9 fissato per l’anno prossimo, in che cosa consiste l’espansione? E se il gap di un punto con l’Eurozona è destinato a rimanere tale tra 12 mesi perché le misure gialloverdi dovrebbero costituire, by Salvini, “un esempio per tutti gli altri governi e popoli europei”? Nelle cifre diffuse ieri il centro studi indipendente Capital economics colloca l’Italia nella posizione peggiore da qui ai prossimi mesi, rispetto a Spagna, Germania e Francia: combinando il calo del pil del terzo e quarto trimestre di quest’anno con l’indice Pmi delle previsioni delle imprese, a inizio 2019 “di fatto l’Italia andrà tecnicamente in recessione”.

 

Sempre ieri BlackRock, la più grande società mondiale di investimenti, ha scritto: “Il problema principale dell’Italia è la crescita debole rispetto agli altri paesi, principalmente per la scarsa produttività, e la manovra non lo affronta. Lo scenario di medio-lungo periodo rimane complicato, la questione vera non è la legge di Bilancio 2019 ma quelle del 2020 e 2021: non abbiamo mai visto contenuti effettivi”. Così, mandare in pensione 3-400 mila persone con cinque anni di anticipo, assegni decurtati e divieto di cumulare redditi, in che modo darà una spinta all’economia? Qualcuno crede davvero che provocherà un boom di assunzioni quando l’Istat, di nuovo ieri, certifica un’occupazione stabile tra gli ultracinquantenni mentre si riduce tra gli under 30?

 

Il decreto dignità, complicando le assunzioni a termine, ha già prodotto la perdita di 40-50 mila posti di lavoro: le aziende preferiscono personale esperto che assumere con contratti fissi ragazzi da formare. Che cosa lascia immaginare che “per ogni pensionato si assumeranno due giovani”? Quanto ai 5-700 euro del reddito di cittadinanza, come si tradurranno in consumi e ricchezza anziché in pura assistenza? Per l’Istat si riducono di 332 mila le persone in cerca di lavoro e di 79 mila gli inattivi; non è l’attesa del sussidio di stato? C’è poi l’altro aspetto, i conti pubblici. Il due per cento di deficit misurato sull’1,5 di pil crescerà in proporzione con il pil ridotto all’uno: cioè al 3 per cento, in sfondamento dei parametri di Maastricht. Altro che paragoni con la Francia: Emmanuel Macron sarà insopportabile ai populisti di ogni dove, ma il suo extra-deficit – con un debito inferiore di un terzo all’Italia – finanzia 6 miliardi di sgravi fiscali, aumenti dei salari e detassazione degli straordinari di chi lavora; quanto agli investimenti basterebbe l’esempio della Tav. Macron tenta una manovra espansiva, come avrebbero dovuto fare Di Maio e Salvini. Ma qui agli investimenti va solo un decimo delle risorse; quanto a giovani, ricerca e produttività, si preferisce strizzare l’occhio ai pensionati.