Se si ferma la Lombardia si ferma l'Italia

Redazione

Export ma non solo. Il governo dimentica la produzione di reddito. Nuovi dati

Il governo ha coltivato una specie di ossessione per la produzione di deficit al punto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa di ieri mattina – un aggiornamento sull’esito della discussione con la Commissione europea sulla legge di Bilancio 2019 – ha detto che “per certi versi” la minore crescita avrà un impatto positivo sui saldi di bilancio. In altri termini se il pil cresce meno potremo fare più deficit. Se Conte anela alla recessione, forse la recessione avrà. E’ d’altronde questa la prospettiva grama attesa dalle imprese del nord.

 

I sondaggi dicono che gli imprenditori in tutta l’area euro hanno meno fiducia di prima nel clima economico, ma con diverse gradazioni. Per esempio gli indicatori tedeschi e francesi sono coerenti con una crescita molto lenta, quelli spagnoli lasciano speranza. Gli indici italiani invece parlano chiaramente di recessione. L’indice Pmi composito, rivelatore dell’andamento della manifattura nazionale, è sotto i livelli normali di altri paesi e fa presagire un quarto trimestre a crescita negativa (meno 0,2) dopo che il terzo è stato meno 0,1. Due trimestri consecutivi di crescita zero o negativa autorizzano a parlare di recessione tecnica.

 

Il centro studi di Assolombarda ha elaborato il suo rapporto sull’economia della Lombardia nel confronto con l’Europa del mese di dicembre, di cui il Foglio può anticipare alcuni dati e relative riflessioni interne alla territoriale più importante di Confindustria. L’economia lombarda rallenta anche nel terzo trimestre 2018 e la produzione manifatturiera registra un calo dello 0,4 per cento rispetto alla primavera. Intanto l’export rallenta perché segna un più 4,1 per cento rispetto ai tassi trimestrali dell’anno scorso che si attestavano tra il 7 e il 9 per cento. Questo indebolimento dell’economia sta pesando sulla fiducia delle imprese manifatturiere di Milano, Lodi, Monza e Brianza che scende ancora a ottobre, ben sotto lo zero e tocca i minimi dal 2012. Peggio va nel terziario innovativo (settori tecnologici anche complementari a quelli tradizionali) dove la fiducia è crollata su valori negativi nel terzo trimestre, proseguendo la forte discesa in corso da inizio anno.

 

Il rapporto di Assolombarda conferma che “crollano gli ordini (soprattutto esteri), le scorte di prodotti finiti si accumulano su livelli molto superiori a quelli considerati normali, le previsioni di produzione a breve termine risalgono ma restano fortemente ridotte rispetto alla prima metà dell’anno. E le attese sulla domanda sia estera sia interna per i prossimi 3-4 mesi si contraggono”. E’ noto che i prestiti bancari alle imprese lombarde stanno segnando un rallentamento della crescita nel secondo trimestre (più 1,1 per cento dopo un più 2,6 nel primo trimestre rispetto agli stessi periodi dell’anno prima). Tuttavia, come segnalato a livello nazionale nel rapporto di dicembre dell’Abi, aumentano i tassi sui mutui e nuovi prestiti alle imprese a novembre come ci si poteva in conseguenza dell’aumento dello spread e degli oneri di finanziamento delle banche.

 

“In questo scenario di debolezza dell’economia globale, diventano sempre più importanti e urgenti le misure orientate alla crescita dell’occupazione e al relativo sviluppo del sistema economico e produttivo”, dice il vicepresidente di Assolombarda Fabrizio Di Amato, notando come tra i primi effetti del decreto dignità, diventato legge a settembre, ci sia un calo del numero di contratti.

 

Tra agosto e settembre, inoltre, è scesa la trasformazione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, che era proprio l’obiettivo del decreto dignità: la media mensile è scesa rispetto ai primi sette mesi dell’anno, e se in Italia diminuisce dalle quasi 40 mila registrate tra gennaio e luglio a 37.377, in Lombardia si abbassa sotto la soglia delle 9 mila (a 8.907, da 9.230). Il tasso di disoccupazione nella regione più produttiva è comunque sceso al 5,4 per cento nel terzo trimestre 2018, quasi la metà del dato nazionale (10,6 a ottobre). E’ notevole che le richieste di lavoro in somministrazione sono peggiorate molto (meno 37 per cento) rispetto a un anno prima dopo un aumento costante dal 2016. Nota Assolombarda che “la riduzione è comune a tutte le figure professionali, con i tecnici che registrano la maggiore variazione negativa (meno 63 per cento)”. In entrambi i territori la media mensile recente è inferiore a quella registrata nello stesso periodo del 2017. In parallelo il clima di fiducia dei consumatori nel nord-ovest è sceso novembre sui minimi da un anno a conferma di un blues generale. Le stime confindustriali per il 2018 indicano comunque una conclusione d’anno con segno positivo per l’attività produttiva benché in rallentamento rispetto all’anno prima (più 2,8 contro il 3,7 nel 2017). Non sembra che l’anno nuovo cominci allo stesso modo.

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