Meno pil più disoccupazione. Ecco l'Italia del cambiamento, in peggio

Redazione

L'Ocse rivede al ribasso le stime per il 2018. A pesare è soprattutto l'incertezza per le scelte del governo 

Il cambiamento c'è e si vede. In peggio. Prima le stime dell'Ocse, poi le richieste di disoccupazione. In una sola giornata il governo incassa altre due bocciature. Prima c'erano stati gli ordinativi industriali, le esportazioni, la produzione industriale, i consumi. Tutti rigorosamente in calo.

 

La bocciatura più dura arriva dall'Ocse. L'organizzazione ha rivisto al ribasso la stima del pil italiano per il 2018: 1,2 per cento rispetto all'1,4 per cento previsto a maggio. E sul 2019, pur mantenendo invariata la stima all'1,1 per cento, ha sottolineato che molto dipenderà dalle decisioni che il governo prenderà.

 

“Abbiamo rivisto il 2018 - spiega Mauro Pisu, l'economista che guida il desk Italia all'Ocse - perché la crescita nel secondo trimestre è stata sotto le attese, con un effetto di trascinamento fino a fine anno e nel 2019. Ora prevediamo l'1,2%, assumendo che la crescita si riprenda nel terzo e quarto trimestre, ma i dati di luglio della produzione industriale non sono buoni, sono in forte calo. E se il rallentamento dovesse continuare, anche l'1,2% diventa ottimistico”.

 

“A incepparsi in maniera notevole - spiega Pisu - sono stati i consumi privati in un contesto che vede da un lato i salari del settore privato fermi e l'inflazione che riparte, dall'altro una maggiore propensione ai 'risparmi precauzionali'. Il fatto che ci sia incertezza, che non si sappia bene quali saranno le politiche del governo per l'anno prossimo, aggiunto al fatto che ancora una volta la maggior parte dei nuovi posti di lavoro sono a tempo determinato, fa sì che le famiglie aumentino i risparmi precauzionali. È un'incertezza personale, economica e politica”.

 

Anche per questo, attraverso la nuova capo-economista, Laurence Boone, l'Ocse rivolge un appello al nostro paese: “Il nostro messaggio all'Italia è semplice: sono state fatte molte riforme dal precedente governo, come il piano Industria 4.0 che ha rilanciato gli investimenti. È vitale che le riforme continuino perché la crescita deve rafforzarsi. È molto importante preservare la fiducia, quindi la politica fiscale deve restare entro il framework della Ue e la spesa va indirizzata a investimenti produttivi”.

 

 

Ma quello dell'Ocse non è l'unico dato negativo della giornata. L'Inps ha infatti comunicato che, nel mese di luglio, sono state presentate 276.002 domande di Naspi, 3.325 di DisColl, 509 domande di Aspi, mini Aspi, disoccupazione e mobilità, per un totale di 279.836 domande. Le domande di disoccupazione sono aumentate del 9,4 per cento rispetto al 2017. 

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