Così è cominciata una sgradevole revisione dell'economia

Marco Fortis

Dal pil alla pressione fiscale, retrospettiva alla moviola degli indicatori che sono migliorati nell’ultimo quadriennio, e si stanno deteriorando

Le revisioni della dinamica annuale del pil rilasciate la scorsa settimana dall’Istat confermano che la crescita dell’economia italiana degli ultimi anni ha avuto una dinamica molto migliore rispetto a quanto si pensasse, come già Il Foglio ha sinteticamente sottolineato il giorno dopo la pubblicazione delle stime. Ma i dati, ad una più approfondita e dettagliata analisi, evidenziano progressi nel medio termine di portata molto più ampia, considerando che quasi tutte le revisioni dell’ultimo quadriennio, e non solo quelle del 2017, sono state man mano significativamente modificate al rialzo dall’Istat rispetto alle stime iniziali. Elencheremo nel seguito alcuni dei principali fatti sostanziali emersi.

 

Pil Secondo le ultime stime, la crescita del pil dell’Italia, dopo aver invertito la tendenza nel 2014 tornando in segno positivo, è stata sempre in progressivo aumento: più 0,9 per cento nel 2015, più 1,1 nel 2016 e più 1,6 nel 2017. Rispetto alle ultime stime precedenti non vi è stato dunque nessun rallentamento nel 2016 mentre il 2017 è aumentato di un decimale in più di quanto inizialmente stimato;

 

Pil pro capite – In termini pro capite, considerando il nostro crollo demografico degli ultimi anni, il pil italiano è cresciuto più di quello medio del G7 (stimato dall’Ocse) sia nel 2016 (1,3 per cento l’Italia contro 0,9 per cento la media del G7) sia nel 2017 (1,7 per cento contro 1,6 per cento).

 

Crescita cumulata nel quadriennio 2014-’17 – Secondo le ultime stime, la crescita reale cumulata del pil italiano nel quadriennio 2014-17 è stata del 3,8 per cento, un aumento inferiore a quello medio dell’Unione europea, ma principalmente perché la domanda interna è stata frenata dalla impossibilità dell’Italia di aumentare i consumi pubblici, che, anzi, sono diminuiti dell’1,1 per cento (mentre in quasi tutti gli altri paesi Ue essi sono cresciuti molto e hanno dato un impulso rilevante alla domanda interna).

 

Consumi privati e investimenti Escludendo il settore pubblico, nel quadriennio 2014-’17 i consumi privati italiani sono aumentati del 5,1 per cento (1,3 punti percentuali più del pil) e gli investimenti fissi lordi del 7,7 (quasi 4 punti percentuali più del pil). Dunque, gli 80 euro, l’eliminazione della tassa sulla prima casa, l’aumento dell’occupazione, il super ammortamento e il Piano Industria 4.0, per citare solo le più rilevanti azioni di politica economica adottate, hanno significativamente stimolato la domanda privata nazionale.

 

Pressione fiscale – La pressione fiscale in Italia è scesa in quattro anni (2014-2017) di ben 1,4 punti percentuali di pil: meno 1,2 punti durante il governo Renzi (diminuzione record di un singolo esecutivo da quando esistono serie storiche comparabili della pressione fiscale, cioè dal 1995) e meno 0,2 punti durante il Governo Gentiloni. La pressione fiscale è passata dal 43,6 per cento del 2013 al 42,2 del 2017, diminuendo ogni anno: di 0,3 punti nel 2014, di 0,2 punti nel 2015, di 0,7 punti nel 2016 e di 0,2 punti nel 2017 (un simile calo consecutivo della pressione fiscale non si era mai verificato in nessuna legislatura dal 1995 in poi secondo le serie statistiche vigenti).

 

Rapporto debito pubblico/pilIl debito/pil dell’Italia, contrariamente a quanto si era pensato finora, in realtà è diminuito consecutivamente tutti gli anni dal 2015 al 2017, scendendo dal 131,8 del 2014 al 131,2 del 2017. Ciò dimostra che il “sentiero stretto” (basato su un equilibrio tra rigore e crescita) ha dato risultati concreti e mai raggiunti dall’inizio della crisi del 2008, con un calo contemporaneo negli ultimi quattro anni sia della pressione fiscale sia del debito pubblico in percentuale del pil (fare una sola delle due cose è piuttosto facile, anche se non scontato, tutte e due insieme invece è molto più difficile).

 

Investimenti in macchinari e mezzi di trasporto Rispetto alle stime precedenti, gli investimenti fissi lordi complessivi (inclusivi dell’edilizia) sono aumentati di 0,3 punti percentuali in più nel 2016 e di 0,5 punti in più nel 2017. Ciò grazie soprattutto al super ammortamento e al Piano Industria 4.0 e al loro impatto sugli investimenti delle imprese. Nel quadriennio 2014-’17, in particolare, gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono cresciuti complessivamente del 23,5 per cento in termini reali.

 

Settore manifatturiero – Rispetto alle stime precedenti l’attività manifatturiera è cresciuta in termini reali di ben 1,4 punti percentuali in più nel 2016 e di 1,7 punti in più nel 2017. Nel complesso è aumentata cumulativamente del 10 per cento nel quadriennio 2014-’17. Da quattro anni a questa parte l’Istat ha sempre rivisto al rialzo le stime del valore aggiunto manifatturiero. Tra le prime e le ultime stime effettuate per ciascun anno, la crescita della manifattura è stata ritoccata all’insù di 1 punto percentuale per quanto riguarda il 2014; la crescita del 2015 è stata via via migliorata di 1,3 punti complessivi; quella del 2016 di 1,5 punti; e quella del 2017 di 1,8 punti. In pratica, già nel 2016 il valore aggiunto della manifattura italiana era tornato sopra il livello del 2011 (anno precedente l’inizio dell’austerità) mentre nel 2017 esso ha raggiunto un livello più alto del 4,4 per cento, sempre rispetto al 2011.

 

In conclusione, per capire le ragioni della differenza tra la realtà effettiva e quella percepita sarebbe utile tenere conto anche di quella “rivisitata”, che purtroppo però è tardiva, è conosciuta solo da pochi addetti ai lavori e perciò non fa opinione.

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