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Una Repubblica fondata sul sussidio di stato

Perché il miracolismo pentastellato flirta con il sud disoccupato. I dati Istat

14 Marzo 2018 alle 06:00

Una Repubblica fondata sul sussidio di stato

Foto LaPresse

Nel 2017 il tasso di disoccupazione si è ridotto dall’11,7 all’11,2 per cento, con andamento in ulteriore discesa (10,8) a dicembre. Migliore risultato dal 2013, quando però il trend era al ribasso, con circa un milione di posti di lavoro quasi interamente recuperati: il Jobs Act ha fatto la sua parte, anche se ovviamente non basta. Sono i dati diffusi ieri dall’Istat, che analizzano le differenze fra nord, centro e sud: con il settentrione a livelli quasi tedeschi (disoccupazione al 6,9 per cento), le regioni centrali pari alla Francia e poco sotto la media europea (10 per cento) e il meridione che con il 19,4 si posiziona tra la Spagna e la Grecia. Questa geografia rispecchia non casualmente il risultato elettorale: i 5 stelle hanno spopolato al sud, il centrodestra al nord, il Pd ha malamente retto al centro. E i primi hanno come è noto in testa al programma il reddito di cittadinanza, che è anche il maggior motivo della vittoria come singolo partito. Anche i dati di ieri smentiscono ulteriormente la validità della ricetta, così come contraddicono l’intera filosofia declinista simboleggiata per esempio dal promesso ministro dello Sviluppo economico Lorenzo Fioramonti, teorico della “decrescita felice”. La decrescita non c’è vistosamente al nord, che al contrario cresce più della media europea e dell’intera Francia tranne Parigi, e neppure in aree del centro come il Lazio il cui export è in ripresa del 17 per cento. Al contrario la Puglia, ex “Lombardia del sud”, ha il 20 per cento di disoccupati: che c’entrino le battaglie No Tap, No Triv, No Ilva e il filogrillismo del governatore Michele Emiliano? Il reddito di cittadinanza illustrato sul Corriere della Sera come “piano 5 stelle per il lavoro” (ripreso tal quale dal blog dell’aspirante ministro del Lavoro Pasquale Tridico – tema discusso nel nostro “girotondo” nell’inserto II di questo numero) prevede un assegno pubblico di 780 euro netti a persona – 1.560 con moglie e figlio a carico – in cambio della partecipazione a ricerche “attive” di un impiego. L’attività prevede che si possano rifiutare fino a due proposte, non la terza “purché equa vicino al luogo di residenza”. Stabilisce inoltre la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per aumentare l’occupazione e incentivare la produttività delle imprese”. Il tutto “si ripagherebbe da solo”. Il Corriere scrive anche che questi sussidi esistono in tutta Europa tranne Italia e Grecia: peccato che dopo il primo “no” a un nuovo impiego si perdano, in Francia e Germania con il rischio di rimborsare quanto ottenuto. Il meraviglioso progetto non tiene conto del lavoro nero: che sempre secondo l’Istat (indagine dell’ottobre 2017) riguarda 3,7 milioni di persone, per la metà al sud, soprattutto nelle costruzioni, agricoltura e servizi. Davvero qualcuno pensa che la disoccupazione retribuita, e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, non siano un incentivo a un primo o secondo impiego nel sommerso? E che non abbia un vago sentore di voto di scambio?

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    15 Marzo 2018 - 09:09

    Scusate, ma sono il solo ad avere pensato che gli 80 euro et similia di Renzi avessero essi pure un più che vago sentore di voto di scambio? Per di più fallito, a quanto pare.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    14 Marzo 2018 - 08:08

    Alt, refuso: "...con il sud fan-nul-lo-ne". io sono settentrionale ma ho vissuto al sud e mi chiamavano più meridionale dei meridionalisti, ma le bufale mi fanno imbufalire. Finiamola di fare gl'italioti, che piangono perché per i giovani poverini non c'è lavoro ma poi importano manodopera perché i lavori ci sono ma non chi è disposto a lavorare. Il meridione è stato rovinato dal Risorgimento fasullo che l'ha umiliato okkupato sottomesso e annesso al Piemonte, iniziandone la compravendita col denarodotto c.d. "piano del mezzogiorno", alimentandone solo la corruzione, così come si fa ancora coi paesi excolonie del terzomondo. L'Italia deve tornare a governarsi secondo la mentalità propria delle due diverse Italie, come ora si sono così naturalmente e visibilmente polarizzate. Senza drammi né melodrammi: Regioni autonome amministrativamente, come d'altronde si stanno spontaneamente identificando entro tutti gli ex Stati artificiali ottocenteschi. Globalizzazione si, ma di "identità".

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    • parodip

      14 Marzo 2018 - 19:07

      Perfetto! E ora, quand'è che la smettiamo di "umiliare" il sud col "denarodotto" Se, poi, oltre a smettere di essere mantenuti, i meridionali vogliono ricuperare la loro dignità separandosi da questa Italia matrigna, tutto di guadagnato. Stiano tranquilli che, nel caso, non manderemmo certo i Carabinieri ad arrestare i leader secessionisti come a Barcellona, ma le bande di Paese per festeggiare con loro.

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      • iksamagreb@gmail.com

        iksamagreb

        15 Marzo 2018 - 08:08

        Ma, a parte gli scherzi, vogliamo considerare l'incredibile dovizia di risorse che ha l'Italia peninsulare e le isole? Tre mari fantastici con spiagge o scogli a piacere, un clima ideale, terme ovunque, una cucina che più ricca variegata e migliore non esiste al mondo, arte architettura musica e cultura retaggio delle più fertili civiltà che a ondate successive vi si insediarono lasciando ammirevoli segni della loro presenza, ma... come si spiega che, prima l'Italia e poi l'Europa, debbano considerare "area economicamente depressa" quella che fu giustamente cantata come "il Giardino d'Europa", se non colpevolizzando l'incapacità degli abitanti ad organizzarsi, un'incorreggibile mentalità non dirò incivile perché anzi, ma a-civica senz'altro cioè ognun per sé punto e basta? Come si spiega che dopo tanti "piani per il Mezzogiorno" e favoritismi di Regioni Speciali un oncologo di Napoli che si ammala di cancro dichiari che adesso deve pensare a sé stesso perciò va a curarsi a Milano?

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