Debunking Rsa

Fabio Massa

Non solo il Trivulzio. Che cosa è successo davvero. Storia di una delibera regionale. Molte ombre

C’è un proverbio tedesco, lingua che Luca Enrico Maria Degani dice di conoscere, che recita più o meno così: “La notte non è amica di nessuno”. Un detto quantomai appropriato per una pandemia come il coronavirus, giocata nell’oscurità dell’emergenza prima, dell’incompetenza poi, e in ultimo dello scaricabarile e delle incombenti inchieste. Luca Enrico Maria Degani, classe 1968, milanese, è un avvocato con grande esperienza nella legislazione dei servizi sociali.

 

Dal 1990 è all’interno di Uneba, L’Unione nazionale enti di assistenza e beneficenza, di cui adesso è presidente. L’Uneba è anche l’organo che per primo e con più forza ha lanciato il sasso contro Regione Lombardia per la questione dei contagi nelle Rsa, veri e propri focolai che hanno prodotto centinaia di morti tra i più anziani e i più fragili. Lo ha fatto con una intervista al Quotidiano del Sud, diretto da Roberto Napoletano, l’ex direttore del Sole 24 Ore poi dimessosi dopo lo scandalo delle copie gonfiate, che in tempi non sospetti, a luglio dell’anno scorso, appellava Fontana come “l’ultimo arrivato”, lo “statista” di Varese”. Piccinerie giornalistiche, mentre la questione delle Rsa è molto seria. E dunque che cosa dice Degani? “Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del Covid-19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio: quella delibera della Giunta regionale l’abbiamo riletta due volte, non volevamo credere che dalla Regione Lombardia potesse arrivarci una richiesta così folle”. E ancora: “Ci chiedevano di prendere pazienti a bassa intensità Covid e altri ai quali non era stato fatto alcun tampone. Il virus si stava già diffondendo. Stavamo per barricarci nelle nostre strutture, le visite dei parenti erano già state vietate”.

 

Dunque, Degani imputa alla Regione la responsabilità. E quella delibera è, secondo le informazioni in possesso del Foglio, il primo punto su cui i magistrati milanesi stanno indagando anche per quanto riguarda il Pio Albergo Trivulzio. Ma che cosa c’è scritto nella delibera regionale del 9 marzo? In effetti, molte cose. Vengono individuati gli ospedali hub e altre misure. In nessuna parte si dice che le Rsa devono, ovvero sono obbligate, a prendere i pazienti Covid positivi, seppur a bassa intensità. C’è scritto, ed è evidentemente un errore politico che la Regione pagherà a caro prezzo, che le Rsa possono – ovvero, su base volontaria – prendere pazienti positivi, solo laddove però abbiano padiglioni separati con personale sanitario che non va in contatto con la struttura principale. L’idea di mettere insieme ultraottantenni pluripatologici con ammalati di Covid non è geniale. E infatti non è questo l’intento della Regione. Ma finisce proprio così. Anche perché si è creato un meccanismo per il quale alle case di riposo è vietato prendere nuovi ospiti, e dunque per i naturali decessi vedono calare i propri introiti.

 

In più, la centrale operativa regionale insiste perché i Pronto soccorso stanno esplodendo e da qualche parte i malati vanno pur messi. Ma le Rsa non sono innocenti: scelgono volontariamente di prendere i pazienti Covid. L’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha cercato di spiegare, poco ascoltato, che solo 15 residenze hanno preso 145 pazienti su un totale di 60 mila posti letto accreditati nelle Rsa. Ma allora, dove nasce la strage? Evidentemente, il contagio è arrivato dall’esterno, probabilmente dagli operatori sanitari. E qui c’è la seconda accusa, sulla quale va fatta luce: non sono state fornite mascherine e presìdi medici (da qui parte anche la storia del Trivulzio). Chi avrebbe dovuto fornirli? La Regione o la Protezione civile? E’ un rebus che, quando verrà sciolto, determinerà la ragione o il torto nei processi che stanno per arrivare. Secondo alcuni la Regione avrebbe dovuto avere mascherine, in base a un antico piano del 2010, già stoccate e disponibili. Secondo altri il coronavirus era imprevedibile e dunque emergenziale, e dunque in carico alla Protezione Civile. Come il primo intervento nei terremoti.

  

Nel mirino, al momento, c’è il Pio Albergo Trivulzio. Qui è stata nominata una commissione d’inchiesta mista tra Regione e Comune). Il sindaco Sala ha spiegato che la responsabilità sanitaria era in capo alla Regione. In effetti, sono le Ats che devono vigilare sulle Rsa, ma la responsabilità gestionale sanitaria è chiaramente interna. E sul fuoco ci sono finiti i vertici. Che sono nominati congiuntamente da Regione e Comune (anche il Consiglio di indirizzo è composto da 3 membri di nomina comunale e 2 di nomina regionale). Bilancini politici. Il presidente Maurizio Carrara è stato tesoriere (gratis) di Giorgio Gori durante la sua campagna elettorale, il direttore generale Giuseppe Calicchio inclina al centrodestra fin dai tempi del compianto Gian Carlo Abelli. Ma, politica a parte, al Trivulzio non è “andato tutto bene”. Come non è andato tutto bene alla Rsa di Mediglia (64 anziani deceduti), una delle oltre 700 Rsa accreditate in regione, o per i 600 morti su 6.000 ricoveri in bergamasca. E’ probabile che, come già avvenuto per il Trivulzio e per la Fondazione Don Gnocchi, si metteranno in moto contenziosi tra sindacati e proprietà delle strutture private che potrebbero generare in qualche caso conseguenze giudiziarie. Sempre notte, per ora.

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