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In Francia la sinistra benpensante fa mea culpa sul caso Battisti

Il direttore di Libération critica la posizione indulgente dei circoli intellettuali in difesa del terrorista: “L'Italia si è dimostrata una democrazia forte e giusta”

26 Marzo 2019 alle 18:59

In Francia la sinistra benpensante fa mea culpa sul caso Battisti

Cesare Battisti (foto LaPresse)

Dalle colonne del quotidiano di sinistra Libération, il direttore Laurent Joffrin ha scritto un editoriale molto duro sull’atteggiamento assolutorio avuto dai circoli intellettuali della sinistra europea nei confronti di Cesare Battisti. Joffrin ripercorre gli Anni di piombo in Italia, gli attentati terroristici, le accuse a carico di Battisti e la sua fuga in Francia. Il tutto avvenuto tra i toni “indignati o sarcastici rivolti alle autorità italiane che però, alla fine, hanno dimostrato di avere un dossier molto solido contro Battisti, che ha anche confessato i suoi crimini”.

 

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L’attenzione del direttore di Libé si concentra sull’atteggiamento della sinistra: “Come non ammettere, per quello che riguarda la Francia, che questa mobilitazione, dopo avere occupato buona parte dello spazio mediatico, aveva qualcosa di frivolo se non di pericolosamente ingenuo?”. Joffrin fa anche autocritica e ammette le responsabilità del giornale che oggi dirige: “Qualcuno ha difeso Battisti – Libération soprattutto – in nome del rispetto della Francia”. Il direttore mette sotto accusa l’ex presidente francese Jacques Chirac, colpevole di avere abusato della “dottrina Mitterrand”. “La posizione francese aveva una certa logica – scrive Joffrin – François Mitterrand aveva sottratto alla giustizia italiana un certo numero di militanti coinvolti negli Anni di piombo, ma solo quelli che non erano mai stati recidivi e che si erano integrati nella società francese. Ma d’altro canto, sembra ora che la ‘dottrina Mitterrand’ non si potesse applicare a Battisti, che aveva ‘le mani sporche di sangue’”. L’intero mondo del giornalismo francese vicino alla sinistra aveva preso le difese del terrorista italiano, spesso mettendo anche in discussione la serietà con cui i giudici avevano condotto i processi. La maggior parte delle volte, secondo Joffrin, erano stati i giornalisti francesi ad avere scarsa conoscenza dei dossier a carico del terrorista, oltre che del funzionamento della giustizia italiana.

 

“Questo porta a una riflessione politica – aggiunge il direttore – sullo strano rapporto tra la democrazia e una certa sinistra. La democrazia italiana ha superato la prova degli Anni di piombo senza rinunciare ai princìpi dello stato di diritto. Certe azioni giudiziarie o poliziesche erano brutali, arbitrarie. Ma nell’insieme, i governi italiani hanno tenuto in vita i princìpi che le legittimavano. I membri dei gruppi terroristici sono stati combattuti con energia, ma la gran parte di loro è stata condannata dopo processi giusti. Questo era il caso di Battisti”. “C’era una certa forma di arroganza benpensante nel giudizio francese nei confronti dello stato italiano che restava, malgrado tutte le vicissitudini, una democrazia. C’era soprattutto un errore politico enorme: è falso e pericoloso presentare le democrazie in generale, e quella italiana in particolare, come dei regimi artificiali e manipolati da forze economiche e politiche straniere e oscure. Significa abbassarle al livello delle dittature, stabilendo con queste una specie di similitudine di fatto e giustificando, allo stesso modo, il ricorso ad azioni illegali e violente nelle società libere”. “I discorsi dei terroristi sulle libertà civili – conclude Joffrin – sono radicalmente falsi. Bisognerebbe, per lo meno, verificarli. Quello che i difensori di Battisti hanno dimenticato di fare, accreditando una versione demonizzata della storia italiana”.

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