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Battisti, l’ammissione e la storia chiusa

La colpa, la latitanza, le cattive coscienze e una vicenda da passare alla storia

25 Marzo 2019 alle 20:28

Battisti, l’ammissione e la storia chiusa

Foto LaPresse

Interrogato nei giorni scorsi dai magistrati di Milano, l’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti, in carcere in Italia dal gennaio scorso dopo 40 anni di latitanza, ha ammesso per la prima volta di essere colpevole di “quattro omicidi, i tre ferimenti e una marea di rapine e furti per autofinanziamento”: i reati per i quali era stato condannato in via definitiva. In precedenza si era sempre dichiarato innocente, alimentando nella falsa coscienza di molti sostenitori – tra cui molti intellettuali francesi e italiani – il mito di una inesistente persecuzione politica e giudiziaria, che è stato una giustificazione non secondaria per gli aiuti ricevuti, in vari paesi, durante la sua latitanza. Ora le scarne parole di Battisti – che è altamente improbabile possano ottenergli dei vantaggi rispetto alla detenzione che ha appena iniziato a scontare – fanno piazza pulita di falsità e posizioni irresponsabili, o quantomeno di cantonate dovute a ideologia o cattiva informazione, che hanno accompagnato questa lunga, dolorosa e brutta vicenda. E’ l’aspetto più importante e non c’è alcun bisogno, per comprenderlo, della pletora stucchevole dei commenti su Twitter di politici, e giornalisti, che chiedono a gran voce l’autodafé dei nemici. Retorica inutile e di nessun vantaggio.

     

Battisti ha anche dichiarato “mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai famigliari delle vittime”, il minimo sindacale, e abbastanza inutile dacché ha aggiunto di avere agito nell’ambito di una “guerra giusta”. Ma questo fa parte dei problemi della sua coscienza incoercibile. Così come l’altra affermazione fatta davanti ai pm: “Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno”. Anche questo, nonostante qualche commento fuori luogo prontamente giunto, fa parte dei suoi diritti. Se cambierà idea in futuro, sarà un contributo a ricostruire ancora meglio una verità ormai accertata. Ciò che più conta è che l’ammissione della propria responsabilità personale (il pentimento è altra faccenda) dovrebbe aiutare a chiudere definitivamente una orribile storia, in cui lo stato ha finalmente fatto giustizia, e in cui chi ha sbagliato, anche solo a parole, può ora finalmente tacere.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    26 Marzo 2019 - 15:03

    Ignobile sceneggiata. Per aver assassinato qualcuno caso mai si chiede perdono. Si chiede scusa per aver pestato un piede.

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  • carlo.trinchi

    25 Marzo 2019 - 21:09

    Facciamola tutti finita. Questa è una farsa. Battisti confessa con il solo scopo di ridursi la pena e penose sono le sue scuse ai famigliari dopo quarant’anni di cazzi suoi. Questo è un paese marcio rendiamocene conto. La sinistra se non cambia è finita altro che risorta con Casarini che sale sul cassero. Se Salvini stravince è colpa di una mentalità che assolve i Battisti, vedrete se vero, e si meraviglia che la Basilicata vota la lega. Sveglia e facciamo i fatti altro che pippe mentali su questo delinquente che prende per il culo tutti.

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