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Battisti era un omicida: ma i processi contro di lui avevano qualche pecca

Gli intellettuali che, sbagliando, firmarono gli appelli in sostegno del terrorista dicevano che non c'erano abbastanza prove per condannarlo. E forse non avevano tutti i torti

27 Marzo 2019 alle 06:14

Non è vero che i vecchi processi contro Battisti fossero modelli di accuratezza

Cesare Battisti (foto LaPresse)

Sul pluriomicida Cesare Battisti alcuni quotidiani hanno titolato in apertura o hanno parlato diffusamente nelle pagine immediatamente successive alla prima. Unico fra i giornali più diffusi il Corriere della Sera, che in prima pubblicava due commenti di Bianconi e Battista, oltre ad altri articoli che aiutavano il lettore a capire le novità intervenute a giustificare tutta quella attenzione. Articoli ben fatti che spiegavano come il soggetto avesse buttato a mare la rivendicazione di innocenza per confessare alla fine gli omicidi per cui era stato condannato. Nessuna tattica processuale lo obbligava a tanto, la condanna era comunque definitiva. Semmai, come spiegava bene Giuseppe Guastella a pagina 2, si potrebbe parlare di tattica carceraria che spiegherebbe la pur tardiva confessione con la speranza di un trattamento migliore se non nella pena, nel modo di scontarla.

 

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Inevitabile anche parlare degli appelli sottoscritti da intellettuali italiani e stranieri in suo favore, e che ora perdono inevitabilmente di autorevolezza. Il compito di Pierluigi Battista è stato il più difficile e va dato atto che è riuscito a evitare la frase “Ora chiedano scusa” che campeggiava su altri giornali. Eventualmente lo faranno se vogliono. Però qualche sbavatura in quell’articolo c’è. Si può dissentire da quei testi, avere evitato di firmarli, ma perché scrivere che i firmatari avevano falsamente sostenuto che le prove addotte erano scarse? Era probabilmente vero, i processi dell’epoca, in materia, non erano dei modelli di accuratezza, i diritti dei difensori non erano tenuti in gran conto, questo è un fatto. Spiegabile, comprensibile perfino. Ma è un fatto.

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Commenti all'articolo

  • maropadila

    27 Marzo 2019 - 22:10

    Ma perchè non arrendersi alla realtà dei fatti e riconoscere la malafede di chi, a suo tempo, difese acriticamente i "compagni che sbagliano"? Possibile che l'ideologia dell'odio e della violenza continui a trovare ancora tanti sostenitori?

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    27 Marzo 2019 - 15:03

    E' vero "non avevano tutti i torti" solo qualcuno, adesso anche le poche ragioni di allora sono scomparse: guardi che solo i boccaloni francesi recependo in toto gli italici intellò di allora hanno attuato la "dottrina" Mitterand: ne vorremmo ancora di altri "Battisti" dalla Francia.

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  • luigi.desa

    27 Marzo 2019 - 12:12

    Ottimo articolo che omette di raccontare la storia dei compagni che sbagliavano. Non ricordo chi lo predicò. Poverini. Ops disse il riccio scendendo dalla spazzola.

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  • emiliosisi

    27 Marzo 2019 - 08:08

    Ottimo articolo. Mi piacerebbe che in un prossimo venisse approfondito quanto detto in chiusura, sulla scarsità delle prove ecc.

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    • mauro

      28 Marzo 2019 - 12:12

      L'articolo sarà anche piiù che ottimo, anzi si sentiva un impellente bisogno di una difesa di tutte quelle brave persone che avevano tifato per il Battisti, per carità. Alle quali sembra Lei appartenga. Però, scusi, adesso che il beneamato assassino ha confessato, che ce ne facciamo dell'"approfondimento sulla scarsità delle prove" ? Una giustificazione per i nostri impulsi progressisti? Ma non è forse vero che noi progressisti non dobbiamo giustificarci con nessuno? Non almeno fino a quando il vento che spira da una certa parte è ancora così forte. Ammesso che giri davvero, dateci tempo.

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