L'unico pericolo pubblico è Salvini rimasto in discoteca

Maurizio Crippa

Deve essere strano per l'ex ministro dell'Interno vedere il contagio salire nelle sue amate sale da ballo, mentre sul fronte migrazioni c'è quiete

Il primo Ferragosto di quiete, verrebbe da dire parafrasando un vecchio film con Alain Delon, se non fosse che siamo pur sempre alle prese con il virus e la sua seconda ondata, e non c’è da fare troppo i pirla se no il professor Bucci ci bastona. Ma primo Ferragosto di quiete, o quasi, sul fronte dei barconi e degli sbarchi e di quella umanità maltrattata che all’ex ministro di polizia del Papeete piaceva maltrattare. Non ci sono navi ostaggio tenute al largo. Gli sbarchi ci sono ancora ma pochi, gli infetti che sbarcano ancora meno. Si vede a occhio nudo, lo dicono i numeri: secondo una ricerca dell’Ispi, si prevede che nell’intero 2020 in Italia potrebbero sbarcare irregolarmente circa 20 mila persone, ovvero un numero inferiore del 90 per cento rispetto al 2016. L’unico a non accorgersi, della quiete, è ovviamente lui, Matteo Salvini. L’unico a insistere, con ributtante xenofobia, con la balla di migliaia di untori neri che ci starebbero invadendo e infettando. Ed è riuscito a dire: “L’unico problema legato al virus non sono i ragazzi che ballano ma quelli che sbarcano”. Per lui, “non è un nemico pubblico il ragazzo che va in spiaggia, in discoteca o al ristorante ma le migliaia di migranti che sbarcano sulle nostre coste”. Che non è soltanto propaganda, è proprio una cosa contraria all’evidenza della scienza e anche degli occhi. Ma a Salvini piacciono le discoteche e i mojito in spiaggia. Forse è ancora sbronzo dall’anno scorso.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"