Contro mastro ciliegia

Viva il sen. di Scandicci e abbattete lo stadio di Firenze

Maurizio Crippa

Travaglio contro l'emendamento Renzi per rimuovere i vincoli paesaggistici dal Franchi. L’Italia è piena di cose belle ma non è che si possono musealizzare tutte, no?

E’ notorio che qualunque parola dica o atto compia Matteo Renzi configura un abuso, o lo predetermina, almeno secondo il codice del Fatto travagliano. Nella presente vicenda altro che abuso, il “senatore di Scandicci” vuole nientemeno che abbattere il Franchi. Lo stadio di Firenze. E ancorché l’unico abuso calcistico degno di nota sia al momento la scelta di Conte (l’altro) di abbattere la statua di Mr. Zang, tocca occuparsene. Da anni il progetto di fare un nuovo stadio a Firenze è infattibile più di un banco a rotelle di Azzolina. L’idea di mettere mano a quello vecchio, impossibilitata da ogni parte. A partire dalla Soprintendenza, ché l’opera è firmata (1929) da Pier Luigi Nervi. E tocca conservarla, a rischio che crolli da sola come un ponte qualsiasi del suo amico (di Nervi) Morandi. Così Renzi ha presentato un emendamento in Senato per “liberare” – se l’ente territoriale di riferimento è d’accordo – l’opera dai vincoli della Soprintendenza. Non abbatterla per forza, ma almeno rifarla sì. Che non è poi una idea così abusiva: se negli stadi ci si vuole giocare a calcio, e non farne dei musei, è chi ne fa uso che deve poter decidere. Per dire: su San Siro, che non ha padri altrettanto nobili ma è di gran lunga più universalmente iconico del Franchi, alla fine la Soprintendenza ha detto che, volendo, si può anche abbattere. Perché l’Italia è piena di cose belle ma non è che si possono musealizzare tutte, no? A meno che lo stesso concetto lo esprima Renzi, e allora è subito abuso.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"