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Non nascondete il Papa in campo per Alfie Evans

Francesco riceve in udienza il padre del piccolo e sfida i giudici inglesi

18 Aprile 2018 alle 20:17

Non nascondete il Papa in campo per Alfie Evans

Papa Francesco con il padre del piccolo Alfie Evans

Venerdì 20 aprile, la Corte Suprema britannica ha rigettato il secondo appello presentato dai genitori del piccolo Alfie Evans. Era l'ultima possibilità per Tom Evans e Kate James di mantenere ancora attive le macchine che tengono in vita il bambino ricoverato all'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool. I giudici hanno infatti negato ai genitori la possibilità di presentare un nuovo ricorso. Secondo la Corte, l'ospedale ha la piena libertà di prendere qualunque decisione "nel migliore interesse di Alfie". Inoltre, i giudici hanno stabilito un piano che prevede l'interruzione dei trattamenti al piccolo. "Non esistono motivi per ulteriori ritardi", hanno detto i togati, che hanno sottolineato anche come la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo "non può o non dovrebbe cambiare la decisione".

 


 

Per la terza volta in due settimane e nel pressoché totale silenzio dei mezzi di comunicazione di solito assai svelti nell’annunciarne presunte aperture rivoluzionarie e radicali stravolgimenti dottrinari, il Papa è intervenuto sulla vicenda di Alfie Evans, il bambino di ventitré mesi affetto da una malattia neurodegenerativa la cui diagnosi è un mistero perfino per i tanti medici che l’hanno visitato. E lo ha fatto prima incontrando a Santa Marta il padre del piccolo, Thomas, quindi dicendo al termine dell’udienza generale e davanti a 17 mila fedeli che “l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita. Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di Vincent Lambert e Alfie Evans”. I giudici britannici hanno stabilito che l’interesse del piccolo deve prevalere su quello dei genitori e l’interesse di Alfie – a loro dire – è di morire. Al termine dei venti minuti di colloquio con Thomas Evans, il Pontefice ha dato mandato al vescovo di Carpi, Francesco Cavina (che ha favorito l’incontro tra i due) di attivarsi affinché Alfie possa essere trasferito all’ospedale Bambino Gesù di Roma, prima dell’ultima sentenza della Corte suprema inglese. Qualche settimana fa, il giudice Anthony Hayden aveva giustificato la scelta di porre fine alla “vita inutile” (cit.) del piccolo stravolgendo un intervento di Francesco sull’accanimento terapeutico pronunciato lo scorso autunno. Il Papa ha voluto far sapere al magistrato – e forse anche a qualche ecclesiastico della diocesi di Liverpool capace di firmare documenti in cui si afferma che la chiesa non interviene perché la famiglia Evans “non è cattolica” (il padre è cattolico, come noto) – che lui è in campo e non lascerà nulla di intentato perché “sia rispettata la vita”.

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Commenti all'articolo

  • robyv73

    18 Aprile 2018 - 20:08

    L'occidente sta diventando la culla della cultura che disprezza la vita se non è "perfetta", si legifera e si decreta a favore della morte, in alcune nazioni anche a favore del suicidio assistito dei minori se lo richiedono oppure ce ne sono altre dove non nascono bambini down da decenni e non perché sono riusciti a correggere l'anomalia cromosomica, semplicemente li uccidono appena si sa che sono down. Purtroppo lo stesso impegno sembra che non ci sia per garantire la vita e per garantire tutte le cure necessarie a vivere dignitosamente anche nella malattia.

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