cerca

L'ultima battaglia per salvare la vita di Alfie Evans. L'Italia gli concede la cittadinanza

La condanna a morte sospesa e rinviata di due ore. A Liverpool anche il presidente dell'ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc con un anestesista. Il padre Thomas: “Stiamo chiedendo un visto diplomatico all'Italia”

23 Aprile 2018 alle 16:27

L'ultima battaglia per salvare la vita di Alfie Evans

La polizia schierata davanti all'ospedale di Liverpool dove è ricoverato il piccolo Alfie Evans (foto LaPresse)

[Notizie aggiornate alle 16.57]

 

L'ora dell'esecuzione era fissata per le 13 italiane, quindi rinviata alle 14.30, ma Alfie Evans per ora è ancora vivo. La procedura per staccare le macchine che tengono in vita il bambino ricoverato presso l'ospedale di Liverpool è stata sospesa per due ore per “approfondimenti giuridici”. Non si sa bene cosa potrebbe succedere a questo punto. Il padre Thomas, scrive la Nuova Bussola Quotidiana sulla propria pagina Facebook, aveva invitato tutti a pregare e aveva chiesto, a chi poteva, di raggiungere l'Alder Hey Children's Hospital “per una manifestazione pacifica. La vita di Alfie si deciderà nelle prossime dure ore! Io sto già provvedendo ad agire legalmente contro l'ospedale e stiamo chiedendo un visto diplomatico all'Italia”. Poche ore dopo è arrivata la risposta del governo italiano, con i ministri Angelino Alfano e Marco Minniti che hanno annunciato di avere concesso al bambino la cittadinanza italiana. Non è chiaro se questa mossa sarà risolutiva per salvare la vita al piccolo Alfie, ma il governo italiano auspica "che l'essere cittadino italiano permetta, al bambino, l'immediato trasferimento in Italia".

 

 

Questa mattina, infatti, a Liverpool è arrivata Mariella Enoc, presidente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. Nei giorni scorsi, dopo aver ricevuto il padre di Alfie, Thomas Evans, Papa Francesco aveva chiesto a Enoc di fare “tutto il possibile per salvare la vita del piccolo”. Così all'alba, accompagnata da un medico specialista in anestesia e rianimazione e in diretto contatto con la Segreteria di Stato vaticana, è partita per la cittadina britannica.  

 

“Ho parlato con i genitori, ho portato loro la vicinanza di Papa Francesco, ma anche dei tanti genitori che si trovano nella loro situazione - ha spiegato all’Ansa -. È un Paese diverso dal nostro, non si poteva fare altro. Spero che da oggi si apra un dibattito serio, non solo quando c’è un fatto eclatante. Bisogna parlarne prima nella comunità scientifica e nella comunità civile, anche sentendo i genitori che attraversano questo tipo di esperienze. Se si vuole il bene delle persone non ci può essere imposizione né contrapposizione ideologica né battaglie singole”. Enoc non è riuscita a vedere direttamente il bambino né i vertici dell'ospedale. L'incontro non è stato possibile sia perché in mattinata l'ospedale britannico aveva avviato il protocollo di estubazione ma anche perché, nelle stesse ore, i giudici della Corte europea per i diritti dell'uomo avevano respinto il ricorso dei genitori e si erano rifiutati di affrontare il caso del piccolo Alfie.

 

Guarda le foto della manifestazione 

 

Nel frattempo alcuni manifestanti radunati davanti all'ospedale (foto sopra) hanno cercato di forzare il blocco e di entrare nella camera dove si trova il bambino, ma sono stati respinti dalla polizia. Fuori dall'Alder Hey Children's Hospital anche un sacerdote italiano, padre Gabriele, che ha parlato con lo staff di medici e infermieri sottolineando la possibilità di fare obiezione di coscienza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    23 Aprile 2018 - 18:06

    Sai Alfie, il migliore interesse per la tua inutile vita di bimbo irrimediabilmente malato - ma vivo, accidenti a te - è che tu muoia al più presto, a dispetto dei tuoi genitori che, balordi, inspiegabilmente non vogliono che in ospedale si smetta di nutrirti. E che credono? Che “il miglior interesse” per la tua inutile vita di bimbo irrimediabilmente malato si possa, semplicemente, porre nella scelta del miglior protocollo di sostenimento? E che credono, di avere gli stessi diritti dei genitori di bimbi sani o malati-ma-non-irrimediabilmente-malati? E che credono, di poterti portare al Bambin Gesù semplicemente per lucrare un po’ di tempo in più da trascorrere con te? E questo, sol perché ti amano? Un essere inutile? Come se “il miglior interesse” di chiunque fosse quello di “essere amato”? Follia pura, no?

    Report

    Rispondi

Servizi