Cina e occidente faccia a faccia

Siamo in una posizione di debolezza economica e ideologica nel confronto con Pechino. Un’ascesa ormai fuori controllo, scrive Edward Lucas sul Times

Ogni lunedì, segnalazioni dalla stampa estera con punti di vista che nessun altro vi farà leggere a cura di Giulio Meotti


 

Chiunque abbia assistito alla visita di stato di Xi Jinping a Londra nel 2015 avrà pensato che il leader cinese è stato accolto come un conquistatore”, scrive lo studioso Edward Lucas sul Times: “Gli ufficiali in divisa blu ordinavano alle folle di emigrati cinesi di sventolare le bandiere per il presidente. Ma è stata la polizia britannica ad allontanare dalle strade ogni mormorio di dissenso. Shao Jiang, uno dei sopravvissuti al massacro di Tienanmen, è stato allontanato dalle forze dell’ordine per avere esposto due fogli A4 con gli slogan ‘Democrazia ora’ e ‘Finiamo l’autocrazia’. E’ stato poi denunciato per una presunta cospirazione assieme a due esuli tibetani. Questo ha consentito alla polizia di perquisire l’appartamento di Jiang in virtù delle leggi sull’antiterrorismo, e di sequestrare i suoi computer. Google lo ha anche informato che ‘un ente governativo’ aveva tentato di accedere al suo computer. Questo avrebbe dovuto provocare uno scandalo. Le manifestazioni pacifiche sono un diritto fondamentale in un paese libero. Un’inchiesta indipendente ha evidenziato le pressioni esercitate dalle autorità cinesi sulla polizia britannica alla vigilia della visita. La delegazione cinese ha minacciato di abbandonare gli incontri a Londra nel caso in cui Jiang non fosse stato detenuto. La denuncia è stata archiviata per mancanza di prove ma l’episodio rivela un fatto importante sulla Cina contemporanea. Il regime di Pechino non si accontenta di controllare il suo grande paese, ma vuole anche controllare il modo in cui si comportano i cinesi all’estero. Alcuni libri recenti hanno sottolineato le pressioni cinesi in Canada (‘Claws of the Panda’ di John Manthorpe) e in Australia (‘Silent Invasion ’ di Clive Hamilton). Hamilton ha scritto un altro libro in uscita,  ‘Hidden Hand’, in cui spiega come la Cina esercita il suo potere in Gran Bretagna e in Europa. I luoghi cambiano ma le tattiche usate dal regime sono sempre le stesse. La Cina sfrutta il suo potere economico per ricompensare i governi sottomessi e punire quelli ostili. Pechino offre grandi ricompense agli osservatori filo-cinesi ed esclude chiunque fa delle domande scomode. Anne-Marie Brady, una grande esperta della propaganda cinese, è tra i pochi accademici disposti a denunciare il regime. Le indagini della polizia riguardo alla misteriosa perquisizione del suo appartamento non hanno portato da nessuna parte e la sua testimonianza a una commissione parlamentare è stata cancellata a causa di oscure ragioni procedurali.

 

Molti credono che la Cina sia capace, determinata ma inarrestabile. Questa è la tesi del libro  ‘Has China Won?’  scritto da Kishore Mahbubani, un diplomatico e analista di  Singapore. Sostiene che da molti punti di vista la Cina è un passo avanti rispetto agli Stati Uniti, che però ancora devono rendersene conto. I cinesi hanno un maggiore potere di acquisto globale rispetto agli americani. Pechino ha un sistema di governo più efficiente, una maggiore popolarità globale e un’economia più forte. Da un lato c’è una plutocrazia che si illude della sua forza e popolarità ed è indebolita dalla sua avidità, e dall’altro lato c’è una meritocrazia dinamica governata da patrioti intelligenti e lungimiranti. L’autore fornisce vari esempi eloquenti. La Cina ha costruito una nuova linea ferroviaria ad alta velocità che collega Pechino alla capitale commerciale di Guangzhou in solo otto ore. Negli Stati Uniti si impiegano trenta ore per percorrere una distanza simile (circa 1.200 miglia) da Key West in Florida a New York. Questo era nel 2012. Nel frattempo il divario tra America e Cina nel campo delle infrastrutture è aumentato ancora di più. La Cina ha acquisito un grande vantaggio sugli Stati Uniti anche per quanto riguarda l’intelligenza artificiale. 

 

Un tempo l’occidente veniva ammirato in tutto il mondo per la libertà, la prosperità e la giustizia di cui godevano i suoi cittadini. Ma secondo Mahbubani oggi il mondo libero ha perso una parte del suo soft power. La mobilità sociale – ovvero il cuore pulsante del sogno americano – è messa peggio negli Stati Uniti che in Cina. I cinesi poveri diventano più ricchi ogni anno. In America gli stipendi dei meno abbienti sono rimasti fermi negli ultimi trent’anni. Per la Cina gli ultimi tre decenni sono stati tra i più prosperi e stabili dal 221 a. C. Le coalizioni a trazione americana che un tempo tenevano unito l’occidente oggi sono in crisi, mentre la Cina costruisce lentamente una tela di alleanze economiche e politiche. Mahbubani riconosce che il conflitto economico e culturale tra Stati Uniti e Cina potrebbe non degenerare. Anche se dovesse esserci uno scontro, gli Stati Uniti potrebbero vincere. Ma la Cina ha conquistato il primo round senza che molti osservatori occidentali si rendessero conto della guerra in atto per la conquista della supremazia globale. Un tempo il motto della diplomazia cinese era ‘nascondi e attendi’. I diplomatici di Pechino si sbilanciavano su alcune questioni come Taiwan, Tibet, i diritti umani o le dispute territoriali nel mare cinese meridionale ma il loro obiettivo di fondo era dare l’impressione che la Cina fosse un partner affidabile e mansueto. Quell’epoca è finita per sempre. Il nuovo mantra di Pechino è la ‘diplomazia del lupo guerriero’; il nome è tratto da un film d’azione cinese con un protagonista avventuriero che ricorda Rambo. La nuova priorità della Cina è quella di tutelare l’interesse nazionale in modo univoco.

 

L’intimidazione da parte di Pechino ha creato dei malumori in occidente. I rapporti con l’America si sono deteriorati nonostante la guerra commerciale si sia conclusa con una tregua.  In America sia i democratici che i repubblicani sono furiosi con la Cina per avere fatto circolare delle teorie complottiste sul coronavirus e per non avere contrastato la pandemia in primo luogo. Le lobby e le aziende americane ferite da decenni di furti della proprietà intellettuale da parte della Cina sono diventate più ostili. Anche l’Unione europea, che era stata morbida nelle sue politiche verso la Cina, sta diventando più rigida, Questo doveva essere ‘l’anno dell’Europa’ nel calendario diplomatico cinese: uno sforzo per convincere i paesi europei che la cooperazione avrebbe portato dei vantaggi in ogni campo, dal commercio al cambiamento climatico. Le cose sono andate diversamente, dato che gli incontri previsti tra la Cina e l’Ue sono stati cancellati per il coronavirus e molte capitali europee sono rimaste infuriate dalla reazione di Pechino all’epidemia. Il virus ha evidenziato il nesso tra l’aggressività della politica estera cinese e l’atteggiamento repressivo che viene adottato in patria. Oltre ad avere mascherato le origini del virus, le autorità cinesi hanno tolto la parola ai dottori che per primi hanno evidenziato la sua pericolosità. Per anni il mondo ha ignorato gli abusi dei diritti umani in Cina, come la persecuzione delle minoranze musulmane, la repressione a Hong Kong e il trattamento brutale dei dissidenti. Questi episodi erano deprecabili, ma il quadro generale veniva giudicato positivo o quantomeno tollerabile. Obama ha consentito le violazioni cinesi del diritto internazionale, come la presenza aggressiva nel mare cinese meridionale. Libri come ‘ Has China Won?’ sopravalutano il ruolo del Partito comunista nel miracolo economico cinese. Inoltre, i successi di Pechino nel Ventunesimo secolo sono stati sminuiti da una serie di fallimenti avvenuti durante la presidenza di Xi Jinping. Andreas Fulda dell’Università di Nottingham sostiene che ‘Xi ha perso il controllo di Hong Kong, ha distrutto i rapporti con gli Stati Uniti, ed è responsabile del Covid-19’. Anche sul fronte domestico ci sono molte questioni irrisolte. 

 

L’occidente ha iniziato a riconoscere i costi di una globalizzazione incentrata attorno alla Cina. Stranamente questa critica proviene più dalla destra che dalla sinistra, dove vige ancora un antiamericanismo fervente. Il vero problema non è l’invincibilità della Cina ma piuttosto le divisioni in occidente. Dieci anni fa era possibile credere che l’ascesa della Cina potesse essere tenuta sotto controllo da un’alleanza formata dalle democrazie industrializzate. Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) avrebbe rafforzato i rapporti tra Stati Uniti ed Europa mentre il Trans-Pacific Partnership (Tpp) avrebbe fatto lo stesso tra l’America e i suoi alleati nell’est dell’Asia. In questo scenario, la Cina avrebbe fatto i conti con un blocco occidentale da 1,3 miliardi di abitanti e un pil molto superiore. Ma Ttip e Tpp sono entrambi falliti a causa dell’antiamericanismo degli europei, gli errori di Washington e lo scetticismo dell’opinione pubblica verso la globalizzazione. Oggi dobbiamo creare un nuovo ordine economico e politico per contenere le interferenze della Cina. Questo contribuirà a stimolare la cooperazione con Pechino piuttosto che il conflitto. Il compito è urgente. Il regime cinese non ha ancora vinto. Ma potrebbe riuscirci se non comprendiamo il pericolo che abbiamo di fronte.

 

(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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