Forze di polizia disperdono dei manifestanti a Hong Kong (foto LaPresse)

Il virus autoritario di Pechino

A Hong Kong ricominciano le manifestazioni. E le manganellate della polizia

Il successo del contenimento della pandemia a Hong Kong non è stato un successo del governo locale. A Hong Kong, dopo le proteste del 2019, nessuno si fida più della chief Carrie Lam e del suo esecutivo, della trasparenza delle autorità e della loro capacità di proteggere la popolazione. E’ quindi la paura che ha reso la popolazione più responsabile, la paura che si ripetesse un disastro come quello dell’epidemia di Sars del 2003. E poi è ancora vivo il ricordo delle manganellate e dei gas lacrimogeni della polizia dell’anno scorso. A gennaio le proteste di chi chiede più autonomia per l’amministrazione speciale di Hong Kong si sono attenuate, almeno dal punto di vista pubblico: da una parte c’era il tentativo di riorganizzarsi dopo gli arresti e l’aggressività dimostrata dal governo locale, sostenuto da Pechino, nel sedare le proteste. Poi è arrivata l’epidemia, e quindi la necessità di ridurre le interazioni sociali. Ma da qualche giorno, con la “fase 2” di Hong Kong che ha avuto poco più di mille infettati e i nuovi contagi ormai si contano sulle dita di una mano, le manifestazioni sono tornate. E con loro il pugno di ferro dell’amministrazione Lam.

 

 

Sebbene gli assembramenti di più di otto persone siano vietati, i pacifici ragazzi di Hong Kong si sono incontrati, a distanza, nei centri commerciali, per ribadire la loro posizione: non abbiamo dimenticato che vogliamo più autonomia e più indipendenza da Pechino. La rappresentanza del governo centrale cinese ha parlato di “virus politico” che infetta la società di Hong Kong. Domenica scorsa la polizia ha di nuovo usato le maniere forti – spray al peperoncino, insulti, minacce, anche contro i giornalisti, e soprattutto 230 arresti – contro chi manifesta, compresi i parlamentari pro-democrazia. Finora non è stato fatto niente per negoziare, mediare, parlare con l’opposizione. Il metodo di Pechino si è impossessato dell’ex colonia inglese mentre il resto del mondo è distratto, cercando di gestire una pandemia che ha avuto origine proprio in Cina. E’ l’autoritarismo il vero virus, e la democrazia il suo vaccino.

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