Il cda Rai come prosecuzione delle parlamentarie con altri mezzi

Viaggio tra le candidature per il nuovo consiglio di amministrazione di Viale Mazzini

6 Giugno 2018 alle 10:40

Il cda Rai come prosecuzione delle parlamentarie con altri mezzi

Il cavallo della sede Rai di Viale Mazzini (foto LaPresse)

Roma. In mezzo alla selva di candidature spontanee pervenute alla Camera e al Senato – cercatori d’oro del quarto d’ora di celebrità insieme a seri esperti, compreso qualche ottimo professore universitario come Leonardo Bianchi, che insegna diritto dell’informazione e della comunicazione all’Università di Firenze – ci sarà pure chi effettivamente farà parte del cda della Rai.

 

Il Parlamento dovrà scegliere quattro persone che siederanno nel prossimo consiglio d’amministrazione della tv di Stato del cambiamento del governo del cambiamento. A chi toccherà? Di questi tempi è tutto davvero possibile. Chi si sarebbe immaginato di trovare Alfonso Bonafede come ministro della Giustizia? O Barbara Lezzi ministro per il Sud? O Luigi Di Maio vicepresidente del Consiglio nonché superministro del Lavoro e dello Sviluppo economico? Che volete che sia, oggi è l’epoca dell’impossibile. Quindi può capitare che tale Salvatore Acanfora, ex capotreno della linea Roma-Lido e per “quattordici anni nel libro Il Guinness dei Primati, per aver inoltrato oltre 4.000 petizioni al Parlamento repubblicano italiano”, nonché “scrittore autodidatta”, “accademico internazionale”, già candidato alla Camera, al consiglio regionale del Lazio (“per tre volte”), al Consiglio comunale di Roma (“per tre volte”), insomma si diceva può capitare che tale Acanfora si candidi e si segga su uno scranno di Viale Mazzini.

 

Idem per Cosimo Carmelo Caridi (LEGGI LA REPLICA DI COSIMO CARIDI ndr), dirigente di ruolo della Regione Calabria del dipartimento “fitosanitario, vivaismo, micologia, patrimonio ittico e faunistico”, già organizzatore della mostra nazionale itinerante “agricoltreno 1995” nonché relatore alla “biennale internazionale di Apicoltura” organizzata da Apimondia. Direte voi: e che c’azzecca il vivaismo con la Rai? Niente, ma che importa: queste candidature sono un supplemento delle parlamentarie del M5s di qualche mese fa, dove con qualche clic vincevi “win for life” e questo è il paese delle opportunità. Sicché accanto a gente che di tv capisce eccome, come Michele Santoro, Giovanni Minoli o Fabrizio Del Noce, c’è anche chi prova a reinventarsi, come Nunzia De Girolamo, già deputata della Repubblica, rimasta fregata da Francesca Pascale. Oppure c’è chi s’è candidato con i Cinque stelle e non ce l’ha fatta a essere eletto, è il caso dell’ex Iena Dino Giarrusso, che da qualche settimana ha trovato una sua collocazione come collaboratore della comunicazione del M5s in Regione Lazio.

 

Ci sono anche gli ex membri del cda appena scaduto, tutti tranne Guelfo Guelfi che si gode la pensione. Ma a parte questi si torna prepotentemente fra quelli che di tv nulla sanno, come Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che ha mandato un curriculum scritto in comic sans. Oppure Matteo Minà, specializzato in giornalismo di moda, che dice di essere scrittore ma ha pubblicato un solo libro. C’è pure il professor benecomunista Ugo Mattei, che però non pareva aver così tanta voglia di redigere un curriculum come si deve, visto che l’ha scritto in terza persona come se fosse la bio sulla retrocopertina di un libro. “Ugo Mattei è nato a Torino nel 1961. Laureatosi in giurisprudenza…”.

 

Oppure c’è Alessia Fulgeri, commercialista di Napoli, lungo curriculum da professionista della revisione dei conti: “Presidente del Collegio Sindacale del Cargest Srl, centro Agrolimentare di Roma (Guidonia) Organismo di vigilanza monocratico in Iter Gestioni e Appalti Spa”. Spunta pure Andrea Mascetti, avvocato leghista e fondatore dell’associazione “Terra Insubre”. La Rai del cambiamento, quella del governo gialloverde, sta arrivando. Magari con Massimo Franco, notista del Corriere della Sera, come direttore generale. Con Milena Gabanelli presidente e Marco Travaglio al Tg1, come suggerisce Santoro nell’intervista a Salvatore Merlo. Affari d’oro per Netflix, par di capire.

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