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Se flirtare non basta: Tinder si dà (anche) alle serie tv

Per migliorare l'algoritmo il social del rimorchio lancia una serie interattiva per smartphone. Il paradosso dell'app che ormai si trova tra Uber e Netflix

19 Settembre 2019 alle 17:56

Se flirtare non basta: Tinder si dà (anche) alle serie tv

Foto LaPresse

Variety, la fonte probabilmente più autorevole e affidabile di notizie sul business dell'intrattenimento, ha rivelato che Tinder ha ufficialmente concluso le riprese della sua prima serie tv. La celeberrima app di incontri di proprietà di Match Group si è data alla macchina da presa e, lo scorso agosto, ha girato sei episodi (ancora top secret) a Città del Messico. Per il momento la miniserie – dovrebbe durare circa due ore – si chiama Project Xcome fosse l'ingenuo piano di conquista di un cattivo da B-movie. Tra le poche cose che si sanno è che è stata girata per essere visualizzata verticalmente su uno smartphone; che il costo dell’operazione dovrebbe aggirarsi intorno ai cinque milioni di dollari e che sarà uno show "Choose Your Own Adventure": uno spettacolo interattivo a bivi, nel quale è lo spettatore a decidere dove portare la storia. La serie verrà diffusa nelle prossime settimane. E, come se il dating online non fosse già abbastanza orrorifico, la trama si sviluppa in uno scenario apocalittico partendo dalla domanda: “Con chi vorresti passare la tua ultima notte?”.

 

I sei episodi saranno caricati su Tinder e saranno gli utenti della app a decidere come far proseguire la narrazione, facendo scorrere il dito sullo schermo a destra o a sinistra, lo “swipe” con cui si scarta o si mette “mi piace” al profilo di un altro utente sulla piattaforma.

 

La produzione di contenuti originali è un modo per Tinder di raccogliere più dati sugli utenti, ha detto una fonte dell'azienda a IndieWire. Le scelte degli utenti all'interno della miniserie verranno utilizzate per creare algoritmi in grado di prevedere meglio la compatibilità tra le persone, per abbinarle ad altre che prendono decisioni narrative simili mentre guardano lo spettacolo.

 

Non è la prima volta che app non d’intrattenimento provano a piazzare un loro avamposto nel mondo delle serie tv: esattamente un anno fa, Lyft, rivale di Uber, ha finanziato il programma comico Billy on the Street, con episodi web distribuiti attraverso varie piattaforme digitali. Nel marzo 2019 la app di incontri gay Scruff ha lanciato un quiz chiamato Hosting, un gioco dal vivo in streaming. Per contro, già da tempo, alcuni passeggeri di Uber e Lyft hanno iniziato a usare il car pooling come modo per conoscere qualcuno. O, detto più schiettamente, per provarci con qualcuno, approfittando di uno strappo in auto. Uber non ne è rimasta proprio entusiasta e ha aggiornato le linee guida consigliando agli utenti di non flirtare o toccare i passeggeri. “Va bene chattare”, spiegano ora le linee guida, “ma per favore non commentare l'aspetto di qualcuno o chiedere se è single”. Addio all'unico spettacolo interattivo ancora davvero divertente.

   

Intanto qui da noi ci si arrovella sui pagamenti elettronici, e c'è chi sostiene che siamo un paese troppo anziano e troppo analogico perché un disincentivo al contante possa funzionare. Se già usare il contactless è troppo tecnologico, forse non è solo questione di vecchiaia. In effetti, almeno a spulciare i commenti sui social network, non pare che l'Italia sia entusiasta all'idea di dover “swippare” sullo smartphone, alla ricerca del finale meno noioso di una serie tv. Da adolescenti negli anni Novanta era divertente giocare (e barare) tra le pagine di Lupo solitario o di uno degli altri librigame che fecero la fortuna delle Edizioni EL. Oggi abbiamo già provato tutti i futuri possibili nella famosa puntata di Black MirrorBandersnatch”. E, forse, ci è venuta nel frattempo a noia.

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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